Vi presento Toni Erdmann

Vi presento Toni Erdmann

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Odio, amore, sadomasochismo, travestimenti e solitudini abissali. Con Vi presento Toni Erdmann, in concorso a Cannes 2016, la cineasta tedesca Maren Ade, a partire dal confronto tra un padre e una figlia, scoperchia con lucidità e ferocia il vaso di Pandora delle relazioni familiari.

Viviamo in un mondo orribile. Siamo in cerca di un’esistenza.

Inès lavora in una grande società tedesca basata a Bucarest. La sua vita perfettamente regolata non soffre del minimo contrattempo finché non arriva suo padre, Winfried, che è il re degli imprevisti, delle sorprese e di scherzi stupidi e reiterati. I litigi tra i due arrivano al punto che Inès caccia suo padre di casa. Ma questi ha una soluzione pronta… [sinossi]

Una delle maggiori sfide che da sempre si trova davanti un cineasta, uno sceneggiatore e/o uno scrittore è quella di saper rendere convincente il cambiamento dei propri personaggi. Al cinema in particolare – si intende nell’ambito del cinema narrativo – che è movimento (e dunque cambiamento) si deve lavorare su questo punto, sulla svolta, sul cambio di ritmo, sulla folgorazione sulla via di Damasco, capace di mettere in discussione tutto ciò che il nostro protagonista si era abituato ad esperire fino a quel momento.
Vi presento Toni Erdmann, terzo lungometraggio della cineasta tedesca Maren Ade che – dopo l’Orso d’Argento a Berlino nel 2009 con Alle Anderen – approda in concorso a Cannes 2016, sembra lavorare proprio su questo: come fa una donna giovane, impiegata in una grande società di base a Bucarest e completamente dimentica di ogni tipo di affetto, a ritrovare il gusto di fare qualcosa che non sia semplicemente e ossessivamente il suo lavoro? Può riuscire suo padre, che ha la passione dei travestimenti e di piccoli giochi (che verrebbe quasi da definire ‘scherzi da prete’), a ridonarle un briciolo di umanità?

Il confronto tra questi due personaggi, che incarnano l’uno la fantasia, l’altra la regolarità ossessiva e asettica, si snoda lungo tutto il percorso di Vi presento Toni Erdmann, per una durata impegnativa – 162 minuti – ma necessaria, proprio perché è necessario lavorare sulla stanchezza e sull’esasperazione, sulla caduta delle difese di una personalità ormai tetragona agli impulsi esterni e sulla definitiva liberazione dei freni inibitori. Winfried, questo il nome del padre, decide di portare avanti la sua lotta fino alle estreme conseguenze, usando ogni tipo di scorrettezza, mettendo continuamente in imbarazzo sua figlia (persino arrivando a incarnare un personaggio immaginario, il Toni Erdmann del titolo) e conquistandosi così ben presto la simpatia dello spettatore. Ma, Inès, la figlia, non molla; resiste, lo allontana, lo insulta, lo umilia davanti a tutti.
Tra il patetico e il sadomaso, si sviluppa perciò una sorta di rito iniziatico – e di gioco sulle attese dello spettatore – che dovrebbe portare prima o poi a far cedere la nostra Inès; un rito per farla ridiventare umana.

Vien proprio da pensare a un rito pagano, perché solo quando si è in maschera si è sinceri, si è liberi, si è imprevedibili. In Vi presento Toni Erdmann Maren Ade gioca con i codici della commedia, risalendo fino alle sue radici e arrivando addirittura, con il personaggio paterno, ad alludere ai mascheramenti plautini e alla prospettiva carnevalesca, l’unica che possa permettere di poter guardare con sguardo rovesciato il mondo e dove finalmente l’autorità, il potere e la finanza appaiono nudi e meschini, inutili e grotteschi. In tal senso assume un ruolo fondamentale il mascheramento finale del padre, una divinità pelosa e gigantesca che non proferisce verbo e sconcerta e ribalta il senso dell’esistere con la sua sola presenza. Ci appare così il monolito dell’assurdo. Inès a quel punto, proprio nel momento in cui suo padre si è più allontanato dalla sua apparenza, finalmente lo riconosce e lo accetta. Ma il cambiamento è sempre fugace, precario e mai definitivo. Perciò, Maren Ade continua a spiazzarci e, partendo dalla domanda su cosa si possa fare per evitare di pensare al suicidio, arriva ad aprirci- da un’altra prospettiva ancora – l’abisso del senso, l’abisso dell’esistere. Forse, ci viene il sospetto, ha ragione Inès…
Infine, di fronte all’eleganza di location e di riprese del suo precedente film, stavolta in Vi presento Toni Erdmann Maren Ade asciuga così tanto la sua messa in scena da farla sembrare squallida, dimessa, quasi fastidiosa nella sua noncuranza. E ciò serve probabilmente a dar ancora ragione a Inès: checché ne dica suo padre, la magia del mondo dov’è? E allora ci viene persino il forte sospetto che Vi presento Toni Erdmann sia anche un film capace di parlare all’Europa contemporanea, alla difesa patetica e gelosa dei suoi piccoli privilegi, all’incapacità di aprirsi verso l’Altro. Un film per la Merkel?

Info
La scheda di Vi presento Toni Erdmann sul sito del Festival di Cannes.
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    alle-anderen-2009-maren-adeAlle Anderen

    di Amaro apologo sulla fine delle illusioni giovanili, Alle Anderen (Everyone Else) di Maren Ade, riesce a strutturare, in un letale crescendo, la parabola di un imborghesimento coatto, necessario e crudele. In concorso alla Berlinale 2009.

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