Signore & signori

Signore & signori

di

A cinquant’anni dalla vittoria al Festival di Cannes, ex-aequo con Un uomo, una donna di Claude Lelouch, viene riproposto alla Croisette in versione restaurata Signore & signori di Pietro Germi, probabilmente l’apice della sua filmografia, disamina crudele dell’ipocrisia italiota.

L’orrore, l’orrore…

In una imprecisata cittadina veneta, che è apertamente Treviso, si svolgono tre vicende tra loro collegate: un medico prima si burla di un suo amico che gli ha confessato di essere impotente, poi capisce di essere stato ingannato; un impiegato di banca, sottomesso alla moglie, si innamora di una avvenente cassiera e tenta una impossibile convivenza con quest’ultima; un gruppo di cittadini viene messo sotto processo per aver usufruito delle grazie di una minorenne e per averla indotta alla prostituzione. Tutti i personaggi sono tra loro collegati e si ritrovano quotidianamente nella principale piazza cittadina. [sinossi]

Dopo i magnifici risultati ottenuti con Divorzio all’italiana e con Sedotta e abbandonata, Pietro Germi nel 1965 si allontanava dal set siculo dei suoi due precedenti film per approdare con Signore & signori nel Veneto cattolico e ipocrita, ricco e pienamente gratificato dal boom economico ma allo stesso tempo chiuso in una dinamica tribale da branco. E con Signore & signori Germi raggiungeva l’apice della carriera, anche per via del premio come miglior film ottenuto a Cannes nel ’66, ex-aequo con Un uomo, una donna di Claude Lelouch. Sono passati cinquant’anni da allora e il festival ha per l’occasione messo in programma entrambi i film, nella sezione Cannes Classics. E la versione restaurata, ovviamente in digitale, del film di Petri – dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e con la Dear Cinematografica – è apparsa molto buona, a parte un paio di strani salti di montaggio, in momenti in cui probabilmente non sono stati ritrovati dei fotogrammi utilizzabili. È pur vero infatti, come ci è stato detto nel corso della presentazione, che il film ha avuto per decenni problemi di diritti, ma comunque sarebbe davvero strano sapere che di Signore & signori siano state ritrovate poche copie in 35mm per poterle mettere a confronto. In ogni caso non possiamo saperlo, perché la presentazione condotta da Gian Luca Farinelli della Cineteca di Bologna si è concentrata esclusivamente su una rapida illustrazione della trama e del contesto storico, trascurando del tutto gli aspetti tecnici del restauro. Certo, non bisogna mai annoiare il pubblico, ma è anche vero che, soprattutto in questi tempi di digitalizzazione selvaggia che ci sta costringendo a rinnovare la percezione retinica del nostro immaginario, sarebbe sempre utile dare qualche strumento in più.

Detto questo, veniamo finalmente a parlare del film: Signore & signori appare un caso davvero brillante di narrazione ad episodi, un genere tipico del nostro cinema degli anni Sessanta, anche se di norma utile a livello commerciale per mettere insieme registi e star differenti. Germi invece, che nella sua carriera non ha mai partecipato a un film a episodi merceologicamente inteso, si inserisce con abilità in questo contesto, lavorando con grande finezza alle relazioni e contiguità tra i singoli spezzoni. Nella costruzione del racconto non vi è infatti alcuno schematismo esplicito (i personaggi non sono, come a volte capita, rigidamente protagonisti di un frammento e secondari in un altro), né delle forzature registiche tese a far incontrare gli attanti (come è stato usuale in anni recenti nel cinema di Iñárritu/Arriaga).
L’idea alla base della sceneggiatura, firmata da Germi insieme a Luciano Vincenzoni e ad Age e Scarpelli, è che tutti conoscono tutti e che ciascuno è a conoscenza dei segreti dell’altro. Dunque questo fa sì che si possa impostare una coralità, in cui tra l’altro ogni personaggio svolge (mascherando più o meno il suo principale intento che è quello del maschio predatorio) una funzione sociale – dal medico al farmacista, passando per il negoziante e per l’impiegato di banca – e dove l’epicentro è rappresentato dalla piazza cittadina, palcoscenico per eccellenza di litigi, tentati suicidi, passerelle. Ma, a fronte del tutto/piazza, si sceglie di concentrarsi su alcuni aspetti, su alcuni ‘rivoli’, vale a dire i tre episodi (e avrebbero potuto essercene anche molti altri). D’altronde questo gioco di partire dal centro – gioco che, anch’esso, non è mai schematico e, anzi, sempre narrativamente giustificato – è esplicitato sin dai titoli di testa che iniziano proprio su una inquadratura della piazza principale, seguita da una serie di brevi riprese che quasi si diramano da essa: riprese dall’alto, nervose e in zoom, ad avvicinarsi a finestre e palazzi, come a significare che si proverà a entrare nel privato dei personaggi, ma anche a suggerire che, allo stesso tempo, da quelle finestre siamo guardati e spiati a nostra volta, per un costante ‘travaso’ di informazioni, di pettegolezzi e di bile.

Il primo episodio è in tal senso lampante. Nel corso di una semplice serata si svolgono inganni reciproci, tradimenti espliciti, oltre che inganni raffinatissimi. Come in una comunità endogamica, l’uno punta sempre ad avere la moglie dell’altro, mentre l’altro si accoppia con la moglie dell’altro ancora, e via dicendo. Ma non si tradisce per amore o per vendetta nei confronti del partner. Ci si tradisce piuttosto per noia, per pura competizione, dove tutti – o quasi – sono consapevoli del gioco a cui stanno giocando: si può compiere anche il peggiore dei tradimenti, l’importante è che non si abbandoni il tetto coniugale. È quello che prova a fare il personaggio di Gastone Moschin nel secondo episodio: commette l’errore di innamorarsi davvero e allora la comunità lo ostacola, sia per invidia che per buona creanza, fino al punto di costringerlo a tornare sui suoi passi. In tal senso la religione svolge il ruolo cruciale – a livello sociale e non certo intimo – di fare da contraltare alla libido. Quest’ultima infatti è accettata solo se ‘costretta’ nell’ambito della ritualità religiosa del peccato da emendare in fretta.
Nel terzo episodio, infine, invece del tentativo di fuga di un membro del gruppo, vi è lo sfruttamento sessuale da parte del branco di un elemento esterno, non a caso una contadinotta minorenne, rappresentante di quel sottoproletariato che in città come Treviso era già completamente sparito in quegli anni, ma che si affollava alle porte della stessa, in cerca – in particolare nelle nuove generazioni – della possibilità di partecipare alla depravazione collettiva. E qui di nuovo la comunità si serra, difesa dall’avvocato Maschio e supportata ancora una volta dal reverendo Schiavon (nomi chiaramente espliciti delle rispettive funzioni simboliche), fino ad arrivare al controbilanciamento sessuale e al ‘sacrificio’ di una donna del branco a favore del padre della ragazza sfruttata.

In tutto questo Germi lavora per addizione, per eccesso – sia visivo che sonoro – tempestandoci con il montaggio rapido, con gli accavallamenti di dialoghi e con l’esagitazione sia della messa in scena che della gestualità attoriale. Emerge così un mondo isterico, fuori controllo, euforico del suo benessere e pronto a darne continua dimostrazione. Meno meta-linguistico del suo precedente dittico, qui Germi è più meta-narrativo e non solo per come lavora sulla relazione tra gli episodi. In tal senso, nella parte con protagonista Gastone Moschin, realizza addirittura uno strabiliante miracolo narratologico, giocando su brevi scene ellittiche e su racconti riferiti messi di volta in volta in bocca a diversi personaggi e dando così il via a una accelerazione di ritmo e di racconto che lascia stupefatti e abbacinati e che appare attualissima, quale esempio notevole di cinema moderno.
Ma l’attualità di Signore & signori, che resta purtroppo sul piano dell’idealità per quel che riguarda un modello di messa in scena difficilmente imitabile oggi (visto che il grottesco è stato praticamente bandito dal nostro cinema), appare invece concreta sul piano dei contenuti: la minorenne indotta alla prostituzione, la stampa supina al confronto dei potenti, la polemica e il litigio che serve solo a ribadire gattopardescamente e ipocritamente la piramide gerarchica. Tutto questo appare ancora oggi, in maniera immutabile, vizio e vezzo dell’italico costume.

Info
La pagina dedicata a Signore & signori e a Un uomo, una donna sul sito del Festival di Cannes.
Un estratto di Signore & signori da Youtube.
  • signore-signori-1965-pietro-germi-001.jpg
  • signore-signori-1965-pietro-germi-002.jpg
  • signore-signori-1965-pietro-germi-003.jpg
  • signore-signori-1965-pietro-germi-004.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Cannes-2016Cannes 2016

    Il Festival di Cannes 2016: la Croisette in bella mostra e la fiumana di pellicole tra concorso, fuori concorso, Un Certain Regard, Quinzaine des Réalisateurs, Semaine de la Critique...
  • Festival

    cannes-2016Cannes 2016 – Minuto per minuto

    Approdiamo sulla Croisette e arriva con noi il tradizionale appuntamento del minuto per minuto. Dalla selezione ufficiale alla Quinzaine des réalisateurs e alla Semaine de la critique, ecco a voi il Festival di Cannes 2016!
  • Cult

    divorzio-all-italiana-recensioneDivorzio all’italiana

    di Grande successo all'epoca della sua uscita, pluripremiato in tutto il mondo, Oscar compreso, Divorzio all'italiana mostra più di tutto una penetrante modernità di linguaggio espressivo.
  • Blu-ray

    Sedotta e abbandonata (1964) di Pietro Germi | Quinlan.itSedotta e abbandonata

    di Per Cristaldi Film e CG Home Video esce per la prima volta in blu-ray uno dei film migliori di Pietro Germi. Commedia grottesca su onore, matrimonio riparatore e angosciose ipocrisie sociali, Sedotta e abbandonata è in realtà una cupissima parabola esistenziale e una lezione di linguaggio.
  • Interviste

    poster-dial-m-for-murder-cov932Intervista a Gian Luca Farinelli

    Tornano al cinema alcuni classici restaurati, a partire dal 23 settembre con Dial M for Murder di Hitchcock che sarà proiettato in 3D. Ne abbiamo parlato con il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, che promuove l'iniziativa...
  • Cannes 2016

    valley-of-peace-1956-france-stiglic-cov932Valley of Peace

    di Cannes Classics ha omaggiato uno dei principali capolavori del cinema sloveno, Valley of Peace di France Štiglic.
  • Festival

    il-cinema-ritrovato-2016Il Cinema Ritrovato 2016

    Otto giorni con quattrocento film suddivisi in una ventina di sezioni, dei quali oltre centocinquanta muti, accompagnati da musicisti e compositori. Dal 25 giugno al 2 luglio, i capolavori della storia del cinema a Bologna...

1 Commento

  1. Trackback: Signore e Signori. Papa, Contadin (Bepi Cristofoletto) e Salvini

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento