Ritratto di famiglia con tempesta

Ritratto di famiglia con tempesta

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Hirokazu Kore-eda prosegue il suo personalissimo discorso su rapporti umani, familiari e comunitari in Ritratto di famiglia con tempesta, presentato in Un certain regard a Cannes 2016. Solo che stavolta gli manca qualcosa per arrivare ai suoi consueti livelli altissimi.

Noi, la fortuna degli ombrellai

Nonostante un debutto di carriera da romanziere molto promettente, Ryota ha col tempo accumulato una serie di delusioni. Divorziato da Kyoko, spreca i pochi soldi che guadagna da detective privato giocando alle corse. Ryota comunque cerca di riavvicinarsi alla ex moglie e al figlio, in particolare per l’occasione del suo incontro mensile con il bambino. Un tifone, il 24esimo dell’anno, costringe poi tutta la famiglia a passare una notte insieme. [sinossi]

Dopo due titoli passati direttamente nel concorso del Festival di Cannes, Father and Son (anche Premio della giuria) e Little Sister, rispettivamente nel 2013 e nel 2015, Hirokazu Kore-eda torna ad essere ‘relegato’ nella sezione di Un certain regard. Il suo nuovo film, After the Storm (in sala con il brutto titolo italiano Ritratto di famiglia con tempesta), ragiona intorno alle tematiche classiche del cineasta giapponese, a partire dal concetto di comunità e dal difficile tentativo di ricomporre un’unità armonica tra i personaggi. Al centro, vi è dunque – come spesso accade nel suo cinema – una famiglia che si è disunita e che, in questo caso, non potrà mai ritrovare equilibrio per i difetti caratteriali di chi dovrebbe guidarla, Ryota (interpretato da Hiroshi Abe), scrittore fallito, detective da strapazzo e scommettitore accanito.

Come accadeva in certi film di Antonioni, dove l’evento culminante della narrazione era avvenuto prima dell’inizio del film (si pensi a Cronaca di un amore), anche in Ritratto di famiglia con tempesta tutto è già successo: Kyota ha vinto un importante premio da giovane ma poi la sua carriera di scrittore è andata scemando, suo padre è morto pochissimo tempo prima dell’inizio del film, la moglie lo ha lasciato. Come recita il titolo internazionale, la ‘tempesta’, insomma, è già passata, come sempre probabilmente nel cinema di Kore-eda, cinema sempre ‘afterlife’ per l’appunto (dal titolo del suo film più celebre).
La differenza rispetto ad altri suoi titoli sta forse allora in un minor grado di ispirazione complessiva e in una empasse narrativo/sentimentale, dove tutto è inutile perché nulla può cambiare. I protagonisti sopravvivono, ‘tirano avanti’, in attesa della prossima tempesta, del prossimo tsunami forse, continuamente in precario equilibrio sul filo di un’esistenza che regala pochissime gioie e molte amarezze. E, nel frattempo, come annunciano gli altoparlanti, ogni tanto qualcuno si perde, scompare nel nulla.

Malinconico e tenero, leggero e un po’ vacuo, divertente e mai veramente drammatico e conflittuale, Ritratto di famiglia con tempesta forse incarna il nucleo espressivo di Kore-eda, un nucleo reso lampante dalla mancanza di diversioni e di ‘trovate’ narrative (come ad esempio lo scambio di bambini in Father and Son, o per l’appunto la morte cosciente in Ritratto di famiglia con tempesta di Kore-eda). E questa mancanza, alla fine, pur mettendo sul piatto in maniera cristallina la poetica dell’autore, finisce inevitabilmente per rappresentare un limite, perché i personaggi si sono in qualche modo ‘eternati’ nella loro precarietà e nelle loro distanze, resteranno sempre uguali, in attesa di qualcosa che non arriverà mai.

Info
La scheda di Ritratto di famiglia con tempesta (After the Storm) sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer italiano di Ritratto di famiglia con tempesta su Youtube.
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