Il tuo ultimo sguardo

Il tuo ultimo sguardo

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A nove anni da Into the Wild, Sean Penn precipita con Il tuo ultimo sguardo in un vortice di umanitarismo da star annoiata: storia d’amore irreale, bambini africani umiliati e offesi, guerriglieri da strapazzo, sospensioni alla Malick e cast internazionale di attori imbambolati. Tra i peggiori film del concorso di Cannes 2016.

L’orrore non si è fermato mai un momento

In Liberia, paese africano falcidiato dalla guerra, il dottore spagnolo Miguel Leon e la dottoressa sudafricana Wren Petersen, direttrice di una ONG, si innamorano l’uno dell’altra. [sinossi]

Doveva succedere prima o poi. L’impegno umanitario di star hollywoodiane doveva un giorno o l’altro incanalarsi in un film. E alla fine è stato Sean Penn a prendersi questo fardello: The Last Face, presentato in concorso a Cannes 2016 (e almeno si poteva avere il buon senso di metterlo fuori competizione), reintitolato in Italia per l’uscita in sala come Il tuo ultimo sguardo, è una lunga ed estenuante pubblicità progresso sui mali dell’Africa, intervallata di tanto in tanto da apparizioni di Charlize Theron e Javier Bardem e ulteriormente appesantita da svisate visive alla Malick (ralenty, controluce e quant’altro).
Il ritorno alla regia dell’attore americano a nove anni da Into the Wild non è nient’altro che un accumulo di scriteriate scelte narrative, estetiche e di messa in scena, da cui discendono anche problemi di natura morale. Non si può infatti negare l’indugiare della macchina da presa su corpi di bambini africani divelti, feriti, umiliati, con l’intento ricattatorio di provocare un grido di protesta nello spettatore.
Sia chiaro, non si mette in discussione la moralità dell’uomo Sean Penn, il cui impegno umanitario è senz’altro apprezzabile e condivisibile, si condanna piuttosto la forma che questo impegno assume nel film e che finisce per dare delle chiavi di lettura che vanno oltre l’ingenuo spirito caritatevole del regista.

Lo stesso dilemma etico che riguarda i due medici protagonisti, la Theron e Bardem per l’appunto, e che poteva essere l’elemento di equilibrio della scrittura – lei ha paura a vedere e toccare con mano l’orrore, lui invece sa che non si può fare altrimenti – viene ridicolizzato da scenette maldestre, come quella in cui la Theron più e più volte abbandona la sala di un ospedale da campo imprecando e inveendo in modo incontrollato. Ma i momenti di ridicolo involontario, a volerli inventariare, sarebbero ben altri: la discussione a proposito del machismo dei Red Hot Chili Peppers (insensato leit motiv musicale del film), la matita che la Theron prende tra le dita dei piedi per passarla a Bardem quando i due sono completamente nudi (e la cosa dovrebbe essere sensuale), le apparizioni di Jean Reno (che ha due battute in tutto il film, una più ridicola dell’altra, e che si chiama nientemeno che Dottor Love!!) e di Adèle Exarchopoulos (che scoppia a piangere perché era innamorata di Bardem e poi, en passant, dice alla Theron di avere l’AIDS), per arrivare ai guerriglieri truccati come se fossero appena usciti da 1997: Fuga da New York e che non sanno bene neanche loro cosa dovrebbero fare una volta entrati in scena.

Va a finire che allora tutte le buone intenzioni cozzano inevitabilmente contro il cinema e le sue regole e ciò accade anche in maniera abbastanza sorprendente, vista la precedente filmografia da regista di Penn. Ma, di fronte, a un tema così delicato, con un immaginario che tra l’altro è stato ‘colonizzato’ e normatizzato da tempo (l’immagine del bambino africano sofferente), non si può fare l’errore di affrontarlo senza provare a ribaltarlo e a metterlo in discussione, non si può proseguire su quella stessa strada, mostrandoci qualche ferita in più, qualche umiliazione in più, qualche corpicino morto di troppo. Così vien fuori un entertainment spicciolo e a buon mercato, che va contro le sue stesse intenzioni.

Info
Il trailer di Il tuo ultimo sguardo su Youtube.
La scheda di The Last Face (Il tuo ultimo sguardo) sul sito del Festival di Cannes.
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