The Transfiguration

The Transfiguration

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L’esordio alla regia di Michael O’Shea, The Transfiguration, è una rilettura non troppo originale del mito del vampiro, ambientato nel Queens, a New York. In Un certain regard.

Sangue chiama sangue

Queens, New York. Milo ha 14 anni. Orfano, il suo unico rifugio è l’appartamento che divide con il fratello maggiore. Solitario, passa il suo tempo a guardare film di vampiri. L’arrivo di una nuova vicina di casa farà nascere in lui sentimenti nuovi… [sinossi]

Si possono trovare infinite attenuanti per istruire la difesa d’ufficio di un film come The Transfiguration, a partire dalla poca esperienza di Michael O’Shea, regista all’opera prima, e dalla sincera passione cinefila che lo anima. Così come si può lodare la scelta di collegare il vampirismo alla malattia sociale dell’isolamento dagli altri.
Inserito da Thierry Frémaux e dal suo staff nel palinsesto di Un certain regard, fino a questo momento oggetto difficile da maneggiare del Festival di Cannes numero sessantanove, The Transfiguration potrebbe rappresentare senza troppe forzature il simbolo di questa edizione della sezione: un cinema piano, privo di una personalità forte, riflesso adorante di immagini già prodotte, bramate e digerite altrove. Se c’è bisogno di venire a Cannes per ricercare il “nuovo” (già di per sé questa condizione potrebbe assumere contorni grotteschi, visto che già con Jacob e ancor più nell’era Lescure il festival sembra in piena restaurazione, regno incontrastato dello status quo), è necessario spostarsi dall’area del Palais e avvicinarsi al Marriott e al Miramar, sedi rispettivamente della Quinzaine des réalisateurs e della Semaine de la critique. Un certain regard assomiglia molto all’Orizzonti veneziano nella versione di Barbera: un grande calderone che accoglie tutto ciò che non riesce a trovare collocazione nel concorso, senza troppe distinzioni qualitative. Così, a fianco di opere magnifiche come La tortue rouge di Michael Dudok de Wit o di grandi autori quali Hirokazu Kore-eda, è possibile imbattersi in titoli ben più anonimi e anodini, destinati a lasciare la mente dello spettatore poche ore dopo la visione.

Rientra in quest’ultima categoria anche The Tranfiguration, che nonostante un incipit di un certo impatto (il giovanissimo Milo che si nutre di sangue dalla gola di un uomo in un laido bagno pubblico) si perde ben presto in un bignami dell’indie duro e puro in stile metropolitano; non è un caso che tra le videocassette di film sui vampiri che Milo colleziona tornino con una notevole frequenza Nadja di Michael Almereyda o Martin di George Romero, perché quello è l’immaginario di riferimento, che contiene al proprio interno anche The Addiction di Abel Ferrara e persino Near Dark di Kathryn Bigelow. Il vampirismo diventa immediatamente metafora di una società allo sbando, in cui non si trova più spazio per relazionarsi con l’altro e ci si rifugia in case/bare, muovendosi poi nella notte come topi.
O’Shea coglie un aspetto non secondario, vale a dire la possibilità di leggere la trasformazione orrorifica – va precisato che The Transfiguration non è un horror in senso stretto, evitando qualsiasi collegamento al soprannaturale puro e semplice – in relazione al romanzo di formazione, crescita naturale dovuta alla pubertà: Milo cambia quando conosce la graziosa Sophie, a sua volta con una vita travagliata alle spalle. Cambia perché il suo corpo inizia finalmente a mutare.
Tutto questo però passa ben presto in secondo piano, con O’Shea che disperde energie per cercare di raccontare la suburbia newyorchese, tra gang dedite allo spaccio di cocaina, uomini laidi e donne abbandonate al loro destino. Tutto già visto, e soprattutto ammantato di una retorica fastidiosa, a tratti quasi insopportabile. Non riuscendo a evitare le secche dell’indie il regista annaspa, finendo per perdere anche il resto della narrazione. Quel che rimane è un involucro vuoto, che gira su se stesso solo per potere della meccanica. In attesa di capire quale sarà il destino registico di O’Shea, restano solo da annotare le comparsate d’eccezione di Lloyd Kaufman e Larry Fessenden; due tipi dai quali O’Shea potrebbe imparare molto…

Info
Un teaser di The Transfiguration.
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