Con il vento

Con il vento

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Claudio Romano torna a Pesaro a un anno di distanza da Ananke con un cortometraggio, Con il vento, che porta avanti la riflessione sulla nostalgia di un passato perduto e impossibile da ritrovare.

E gli orizzonti perduti non ritornano mai

Il cemento cancella le persone, la città è un luogo dal quale fuggire. Dove non soffia il vento tutto si fa plumbeo, muore. Una donna, stesa all’ombra dei tigli, si rifugia lontano, nei luoghi di infanzia. Il primo giorno di scuola, la cartella gialla, il cappottino rosso; un bimbetto tira calci a un giocattolo. È ora di andare con il vento, è ora di scomparire. [sinossi]

Con il vento l’umanità può trovare di nuovo un proprio senso all’essere, allo stare al mondo, ma questo senso porta in ogni caso alla dissoluzione. Sono passati solo dodici mesi da quando Claudio Romano arrivò a Pesaro con Ananke, creatura del mito che tentava di porsi come argine alla dispersione dell’umano, in uno scenario post-apocalittico in cui gli echi della belligeranza e della virulenza erano però solo portati dalla radio (con il vento, anche loro?), e un uomo e una donna cercavano di sopravvivere, in compagnia di una capra, ultimo retaggio di verità, come il materico utilizzo della pellicola in luogo del digitale. Ora, nella Pesaro 2016 che apre le proprie sale al “fuori formato” e al work in progress come testimonianza del fare, grazie alla neonata sezione Satellite, Romano torna alla Mostra con Con il vento, un cortometraggio di nove minuti di durata che ha ricevuto anche l’onore di essere mostrato in piazza del Popolo, subito prima della proiezione di uno dei lungometraggi del concorso, A cidade onde envelheço di Marília Rocha.
Scritto come d’abitudine dal regista insieme a Elisabetta L’Innocente, Con il vento è una piccola opera architettata proprio per Satellite: rielaborando provini girati per Ananke con i protagonisti del film (Marco Casolino e Solidea Ruggiero), Romano cerca di rintracciare una volta di più l’intimo bisogno degli esseri umani a ritrovarsi, in un disperato tentativo di compenetrarsi con la natura – nel senso di ciò che è preesistente all’uomo e alle sue architetture – che si fa ogni giorno più arduo.

Il cortometraggio si apre dunque su inquadrature di tubature arruginite, porte, muri scalfiti dal tempo; la costruzione dell’uomo è imperfetta, destinata al logorio, all’inevitabile frantumazione. Una donna è distesa nell’erba, parrebbe anche morta non fosse per quella mano che cerca di frapporsi al sole, frazionandone i raggi tra le dita. C’è ancora memoria, che arriva con il vento (e con il vento se ne andrà). Quella memoria non è solo personale e intima, ma si fa collettiva perché veicolata attraverso l’immagine; immagini in super-8 girate in casa, ricordi di passati lontani, in cui bambini oramai adulti giocano con un triciclo, prendendolo a calci, oppure corrono, o si mostrano alla macchina da presa con il loro cappottino migliore. Non sono più bambini, quei bambini, e non sono più forse neanche consapevoli di essere stati ripresi, all’epoca. Ma quelle immagini private li rendono eterni, scavalcano l’usura del tempo per proiettarsi più in là, oltre il tempo stesso, in uno spazio che non ha definizione se non quella dei nostri umori.
L’immagine si fa di colpo collettiva. Lì, prima ancora che nelle costruzioni architettoniche, si può davvero trovare l’umano. Non a caso ora accanto alla donna c’è un uomo, l’immagine del passato ha creato una relazione nell’immagine del presente, il vuoto è stato colmato. I due possono allontanarsi verso l’orizzonte, in un campo lungo dal vago sapore chapliniano (il finale di Tempi moderni, ovviamente) che non deve necessariamente apparire conciliante o colmo di speranza. Non è importante il futuro verso cui andranno incontro i due protagonisti, perché grazie alle memorie portate dal vento ora hanno un presente, un presente di movimento e non di stasi, un presente di condivisione e non di eremitaggio. Claudio Romano è un giovane autore, il suo approccio al cinema può apparire ostico solo se non si ha la voglia di lasciarsi sprofondare nelle immagini che crea, di una dolcezza a loro modo stordente.

Info
Con il vento sul sito di Pesaro 2016.
  • con-il-vento-2016-claudio-romano-01.jpg

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