O Ornitólogo

O Ornitólogo

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Presentato in concorso al Festival del Film Locarno, O Ornitólogo è l’ultimo lavoro di João Pedro Rodrigues, dove le ossessioni del regista prendono forma nella deriva surreale di un naturalista che studia specie rare di uccelli.

Down to the River

Fernando – ornitologo in cerca di cicogne nere, una specie in via d’estinzione – viene travolto dalle rapide mentre scende un fiume al nord del Portogallo. Salvato dalle acque da due cinesi in cammino verso Santiago di Compostela, si addentra in una foresta folta e pericolosa cercando di ritrovare il sentiero. [sinossi]

João Pedro Rodrigues si è fatto conoscere per il film O Fantasma (2000), che venne presentato a Venezia ed ebbe anche una distribuzione in sala, discesa agli inferi dell’abiezione di un netturbino di Lisbona. Con quest’ultimo lavoro traccia un percorso analogo, forse di segno opposto, nella figura di un ornitologo, Fernando, in un contesto apparentemente agli antipodi a quello del degrado urbano, e della discarica, del primo film. Fernando naviga con il suo kayak nelle gole di un fiume, in un ambiente incontaminato e apparentemente elegiaco. Osserva con il suo cannocchiale gli esemplari di uccelli più rari, quelli bellissimi dalle livree più colorate. Prende nota delle loro abitudini e annota diligentemente con il suo taccuino da naturalista. Non è isolato dal mondo, Fernando, ma sempre in contatto con altri via cellulare.

In questo primo pezzo del film Rodrigues mette in scena un dialogo tra il naturalista e la natura, tramite gli uccelli, che cinematograficamente si risolve in campi / controcampi fatti di soggettive di Fernando con il contorno del cannocchiale – la classica convenzione cinematografica – e quelle degli uccelli che a loro volte lo guardano, visioni a grandangolo fatte con GoPro nel linguaggio tipico dei moderni documentari naturalistici.
Dopo il naufragio di Fernando vengono introdotti due ulteriori personaggi, le turiste cinesi nel cammino per Santiago. Anche loro sono definite per il loro approccio visivo che è quello delle fotografie digitali tipiche da turista. Il loro percorso, la loro memoria fino a quel momento è tratteggiata dal regista attraverso lo scorrere dei loro scatti, definiti come tali anche cambiando formato cinematografico.

C’é qualcosa di strano nelle fotografie delle due ragazze. Tra la flora locale compaiono dei vistosi fiori rossi di anthurium, piante tropicali più frequenti dai fioristi che in campagna. La visione lirica naturalistica comincia a tingersi di tinte anomale e la parabola di Fernando diventa una discesa nel Lete, il fiume dell’oblio, la sua navigazione in kayak scivolerà verso una versione surreale di Un tranquillo weekend di paura. Le due turiste si riveleranno qualcosa di diverso e misterioso rispetto alle apparenze. Il viaggio iniziatico passerà verso varie tappe fino a incontrare il pastorello muto. Qui nella lascivia dei sensi, del lasciarsi andare a una carnale passione esplode il misticismo del film, come succede alla pasoliniana Emilia di Teorema. E se il pastorello si chiama Gesù, Fernando cambierà il suo nome in Antonio. Il film si rivela così come la versione traslata, gioiosamente blasfema la definisce il regista, della vita di Sant’Antonio, Antonio di Padova o da Lisbona, al secolo Fernando Martins de Bulhões, il santo nato nella capitale portoghese e morto a Padova. Figura religiosa che Rodrigues aveva già palesato come sua personale ossessione nel corto Manhã de Santo António, sulla tradizione portoghese di scambiarsi regali tra innamorati nel giorno in cui si festeggia il santo, anche patrono di Lisbona.

L’ornitologo Fernando rappresenta così la dimensione iniziale francescana del religioso, che poi muterà il suo nome in Antonio. È un percorso onirico quello di Fernando-Antonio, dove tornano e si incrociano elementi, la corda degli ormeggi e quella con cui viene legato, animali veri e di un bestiario fantastico, elementi mitologici e cristologici, come nell’inconscio. Un fiume mentale fatto di anse e insenature, di rivoli che si intrecciano, di flashback in bianco e nero, elementi che ritornano. Un viaggio surreale buñueliano, che si intreccia con il cammino per Santiago delle turiste cinesi, una Via lattea dove Sant’Antonio fronteggia l’eresia dei catari. E che non potrà che concludersi, innamorati, mano nella mano, alle soglie di Padova.

Info
La pagina dedicata a O Ornitologo sul sito del Festival di Locarno.

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