Sarah Winchester, opéra fantôme

Sarah Winchester, opéra fantôme

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Bertrand Bonello mescola vita e morte, balletto e documento, spettri della finzione e della realtà, in un viaggio alla ricerca di Sarah Winchester e dei suoi fantasmi. In Onde al Torino Film Festival.

Winchester Cathedral

La musica si diffonde in Place de la Bastille: proviene dall’Opéra, ma non accompagna nessuno spettacolo, o almeno non direttamente. Eppure qualcosa la lega al balletto che si sta provando altrove, all’Opéra Garnier, sul cui palco le ballerine, tra le quali l’étoile Marie-Agnès Gillot, ondeggiano seguendo quell’ideale fil rouge musicale diretto da José Luis Basso. Un’opera fantasma – dedicata alla figura di Sarah Pardee Winchester, ereditiera americana e vedova del creatore della Winchester Repeating Arms Company – che non esiste ma non per questo è meno avvolgente. [sinossi]

Sarah Winchester, sono delle scritte sullo schermo a informare lo spettatore, nacque Sarah Pardee e acquistò il cognome del marito, il figlio del produttore del celeberrimo fucile, al momento delle nozze nel settembre del 1862. La Guerra Civile imperversava già negli Stati Uniti, e mentre nelle casse dei Winchester entravano milioni di dollari, la maggior parte dei caduti sul campo – ben lontani dalle fortune dei benestanti – moriva tra atroci dolori, dilaniata dai proiettili di uno strumento imperfetto ma dalla lunga gittata. E tra la “perfezione” e la comodità, la guerra (il sistema economico in quanto tale, a dir la verità) sceglierà sempre la seconda opzione.
Sarah Winchester, opéra fantôme ha illuminato gli schermi del Torino Film Festival, dove era stato collocato in Onde, dopo un tragitto festivaliero che l’ha condotto da Marsiglia a New York, da San Sebastián a Lisbona; Bonello, nell’anno che l’ha visto sfidare i malumori di non poche kermesse europee con Nocturama (presentato in Italia nella sezione Alice nella città dell’ultimo Festival/Festa di Roma), dimostra ulteriore coraggio dando vita a un lavoro sulla breve distanza in cui riesce a stratificare il discorso, non solo del suo cinema, ma dell’approccio al significato del termine biografia.

Raccontare la tragica e a suo modo surreale storia di Sarah Winchester, la più ricca ereditiera dei suoi tempi (si calcola che con la sua rendita guadagnasse al giorno l’equivalente attuale di 25.000 dollari) che spese gran parte del denaro e degli anni della sua vita a costruire una magione abnorme in California, per placare gli “spiriti” che a suo dire l’avevano “maledetta”, significa per Bonello entrare nella psicologia di una donna che è anche psicologia di una classe sociale, di una Storia che aggiunge sangue a sangue, e si perpetra solo attraverso le morti. La morte di un’infante, la bimba di Sarah e del marito deceduta per “marasma infantile” a poche settimane di vita; la morte dei soldati sui campi di battaglia, che resero florida l’industria Winchester; la morte dello stesso marito di Sarah, colpito nel suo letto dalle convulsioni della tubercolosi; la morte dei bufali sterminati a frotte sempre grazie all’utilizzo di un modello del fucile, quello del ’76. Si muove tra le morti, Sarah Winchester, alla ricerca di fantasmi che la agitano e per i quali non sa trovare pace, neanche tra le mura di una proprietà immensa e costruita in maniera folle (scale che terminano contro muri, finestre che si aprono sul nulla, stanze senza reali aperture e via discorrendo).
Si muove tra le morti anche il racconto di Bonello, orchestrato tra le prove di un balletto a sua volta fantasmatico, per un’opera mai esistita eppure lì davanti alla camera, evidente, palese. Un racconto che da storico – tratteggiato come si scriveva da frasi che appaiono sullo schermo – si fa intimo, alla ricerca di una rappresentazione della follia del vivere che è inevitabilmente rappresentazione dell’immateriale.

I fantasmi che agitano i sogni della protagonista sono gli stessi che si aggirano per le aule del teatro, insanguinate come la bimba che sta cercando di raggiungere Sarah. Ma Sarah non è Sarah, è una ballerina che tenta dei passi senza sapere quale direzione deve prendere, accompagnata da una composizione a sua volta quasi improvvisata e da un coro che ripete ossessivamente il suo nome. Viene chiamata, Sarah Winchester, evocata come se il cinema fosse un’immensa seduta spiritica, un atto collettivo di riesumazione dello spettro che si aggira attorno a noi, senza pace. Lo spettro dell’immagine (che è spettro a sua volta, ogni volta che si fa materia) e lo spettro di una memoria che è sempre riscritta dalla parte dei vincenti.
Si sa tutto – o si suppone tutto, meglio – sulla vita della dinastia Winchester, ma nulla si sa delle centinaia di migliaia di persone che morendo con il ventre squartato dal metallo dei proiettili hanno permesso alle fabbriche di fucili di continuare a mandare le macchine a mille, costruendo e vendendo. Accumulando. Lo stesso accumulo di una casa schizofrenica che Sarah non ha mai smesso di costruire, per trentotto anni di seguito. Lo stesso accumulo di un peso che non si può levare dal petto. Sul palco la ballerina inciampa, cade e si rialza e ricade e si rialza ma senza mai trovare un equilibrio. Non c’è equilibrio in Sarah Winchester, opéra fantôme, perché l’equilibrio è il più acerrimo nemico della Storia. Solo i fantasmi, che non hanno peso e non hanno reale forma, possono attraversare lo spazio senza accusare il peso di niente. Per il resto vige la gravità, la natura che schiaccia. Il senso di colpa che è privato e universale. Una donna che è sopravvissuta a tutto ma non trova pace, perché la pace non esiste. Non esisteva neanche quando Sarah non era ancora una Winchester, ma solo una Pardee. Non esisteva pace, ma solo profitto, convenienza, prassi di un Occidente/accidente che uccide in modo seriale. In questo si può trovare un legaccio che vincoli Sarah Winchester, opéra fantôme a Nocturama, racconto di un’Europa odierna che è anche riflessione sull’atto come arte. Atto impossibile, forse mostruoso, come è impossibile l’opera messa in scena. Un’opera fantasma, per l’appunto. In poco più di venti minuti Bertrand Bonello riesce a mettere in scena l’agonia di una donna che è agonia di un sistema, e dunque di un popolo.

Info
Bertrand Bonello parla di Sarah Winchester, opéra fantôme a San Sebastian.
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