Slam – Tutto per una ragazza

Slam – Tutto per una ragazza

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Adattamento di un romanzo di Nick Hornby, Slam – Tutto per una ragazza, che segna il ritorno al cinema di Andrea Molaioli a cinque anni da Il gioiellino, soffre di una evidente schizofrenia tra il coté da commedia tipicamente italiano (e romano) e quello che viene dal mondo dello scrittore inglese. In Festa mobile al TFF.

Slam, o dell’equivoco

Per il sedicenne Sam lo skateboard rappresenta tutto: passa le sue giornate allo skatepark e adora Tony Hawk, il più famoso skater di sempre. Ma il vero sogno di Sam è diventare il primo rappresentante della sua famiglia a frequentare l’università, senza ripetere l’errore commesso dalla madre, dal nonno e dal bisnonno… Vale a dire, diventare genitore a sedici anni. Quando Sam incontra Alice, l’amore entra nella sua vita, un amore così intenso da allontanarlo da tutto e da tutti. Persino dallo skateboard. Ma per il povero Sam le novità non sono ancora finite. [sinossi]

Sta prendendo una strana piega il cinema italiano, o almeno parte di esso. Dopo decenni in cui i teen movie si potevano contare sulle dita di una mano, ora al contrario è tutto un proliferare di storie a tema adolescenziale, dove per di più a misurarsi su questo argomento sono autori già affermati e non registi che, magari esordendo, tentano la scommessa del film generazionale. Si pensi al recente film di Piccioni, Questi giorni, o al posticcio ritorno di Gabriele Muccino a tali tematiche (L’estate addosso), o ancora all’incerto tentativo fatto da Ivan Cotroneo (Un bacio, dove l’argomento veniva declinato, in modo forzoso, tra omosessualità e bullismo), ma anche ovviamente a Piuma di Roan Johnson.
Il ritorno al cinema di Andrea Molaioli, a cinque anni dalla débâcle de Il gioiellino, si incanala in questa tendenza, presentando per di più parecchi punti di contatto con lo stesso Piuma. Ora, se il film di Johnson giocava volutamente e scherzosamente su una esagerazione (diventare genitori a sedici anni), qui in Slam – Tutto per una ragazza (titolo, tra l’altro, alquanto discutibile in quanto a efficacia) la questione – che resta la stessa – comincia a farsi seria. Ma da quando in qua in Italia, agli ultimi posti da decenni per tasso di natalità, si fanno figli così giovani? Ma anche, raggruppando tutti i titoli sopra citati, da quando in qua l’Italia è diventata un paese per giovani, in cui i giovani sono al centro della scena? Mai, non è mai successo, o almeno non succede più dagli anni Settanta, e dunque il nostro cinema sta provando a raccontare qualcosa che non esiste, qualcosa che viene comunque osservato e inquadrato dall’alto, dal mondo degli adulti per l’appunto (dei quaranta, cinquantenni) e che non si pongono il problema di quanto sia difficile e straniante essere (o essere stati) giovani in questo paese negli ultimi trent’anni.

Che la tendenza giovanilistica sia dettata dall’alto (e sia probabilmente un input produttivo, non si sa quanto ragionato) più che da esigenze spontanee di racconto lo dimostra a suo modo lo stesso film di Molaioli: Slam – Tutto per una ragazza è l’adattamento di un romanzo di Nick Hornby e dunque il discorso relativo alla maledizione della famiglia protagonista (che da generazioni fa figli a sedici anni) appare tipicamente inglese, britannico, da proletariato suburbano londinese, invece che italiano e romano e per di più borghese.
Questo è il problema più evidente del nuovo film di Molaioli, la schizofrenia tra il mondo british di Hornby e quello romano, tra gli umori e le passioni inglesi e la commedia capitolina, due universi che, a conti fatti, mal si accordano. Tanto che si potrebbe dire che il vero problema di Slam – Tutto per una ragazza è proprio Nick Hornby, in quanto ciò che si riconosce venire dalla sua penna appare la parte più debole del film: la lettura in voice over in inglese del libro di un famoso skater, i flashforward ripetuti e alla lunga stancanti e ripetitivi, la passione per lo skate che non viene contestualizzata e motivata (possibile che il protagonista abbia solo un amico un po’ ‘fatto’ con cui dialogare? Piuttosto, questo mondo di solito è composto da comunità molto legate e molto chiuse in se stesse). Le parti più riuscite invece vengono con ogni evidenza dagli stilemi caratteristici del nostro cinema: i toni da commedia, la spontaneità degli attori, la romanità ruspante di Luca Marinelli (che interpreta il padre del protagonista), le dinamiche discretamente conflittuali tra i due diversi nuclei familiari, ecc.

Allora appare inevitabile farsi questa domanda: perché adattare Nick Hornby se poi non ci si crede fino in fondo? Difatti se sceneggiatori, regista e produttori avessero davvero creduto nel testo di Hornby avrebbero dato sicuramente più spazio al mondo dello skate, avrebbero fatto veramente dialogare il protagonista con il poster del suo eroe appeso in camera da letto (cosa che, segnalata in sinossi, non avviene in realtà mai all’interno del film), non si sarebbero dimenticati dello skate per più di due terzi di film, avrebbero pensato a come costruire meglio la sfida di riuscire nell’impresa quasi-impossibile di una specie di salto carpiato. La risposta forse sta nella consueta mancanza di fiducia nei propri mezzi, nel vorrei ma non posso o nel potrei ma non voglio. Vale a dire che tra una commedia tipicamente romana (che avrebbe dato sicuramente un’impressione di déjà vu, ma che comunque poteva venire più compatta di come è Slam) e una commedia alla Nick Hornby (che avrebbe dovuto essere la vera sfida), si è scelta la solita via di mezzo, un po’ l’una e un po’ l’altra, finendo per non riuscire a seguire nessuna delle due strade.

Info
La scheda di Slam – Tutto per una ragazza sul sito del Torino Film Festival.
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