Les derniers Parisiens

Les derniers Parisiens

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Presentato in concorso al Torino Film Festival 2016 e vincitore del premio Fipresci, Les derniers Parisiens insegue qualche geometria di troppo, eccede nel finale didascalico e ridondante, ma riesce a farci sentire vicini a Nasser e Arezki, fratelli che cercano di costruirsi una vita percorrendo sentieri (apparentemente) diversi. Ottimo cast, in primis Reda Kateb.

Sushi Bar

Il trentenne Nasser torna a Parigi dopo essere stato in carcere. Su invito di Margot, l’ufficiale di libertà vigilata che lo segue, inizia a lavorare nel bar del fratello, Le Prestige, situato a Pigalle. Il rapporto tra i due uomini, però, è da sempre conflittuale e ci vorrà poco perché antiche ferite tornino a sanguinare… [sinossi]

I rapper e neoregisti Ekoué Labitey e Hamé Bourokba immergo i loro personaggi in una Pigalle brulicante umanità varia, spesso impegnata anima e corpo nella quotidiana lotta per la sopravvivenza, in alcuni casi pronta a ghermire il quartiere, a smantellarlo, snaturarlo, gentrificarlo [1]. Selezionato in concorso al Torino Film Festival 2016, Les derniers Parisiens si focalizza su uno dei centri nevralgici della vita notturna parigina per imboccare poi più di un sentiero, per pedinare le vite sghembe di Nasser e Arezki, fratelli/coltelli origini magrebine, dei loro amici, conoscenti, parenti, o anche di sconosciuti che gravitano per le strade e i locali della zona. E poi gli alieni, predatori che dall’alto piombano sulle vite di Nasser e Arezki, sui loro progetti abbozzati e sudati, sulle loro chimere: Les derniers Parisiens è anche lotta di classe, persa in partenza, strettamente legata allo smantellamento della Pigalle un po’ sporca e chiassosa, ripulita a colpi di speculazione e gentrificazione. La dura legge dei Sushi Bar.

Labitey e Bourokba guardano con attenzione al contesto sociale; alle dinamiche della sopravvivenza e del riscatto; agli scarti generazionali, tra rimpianti e incomprensioni; all’equilibrio alquanto precario tra legalità e illegalità. Alle prese con un’opera prima non banale e ambiziosa, i due rapper cercano di muoversi all’interno di uno dei loro contesti culturali e umani di riferimento, modellando di conseguenza il ritmo narrativo e la mappatura del quartiere: Les derniers Parisiens è a suo modo frammentario, ma non caotico, con la macchina da presa che scivola verso personaggi secondari, quasi delle meteore, focalizzandosi per alcuni istanti o anche per lunghe sequenze su altri abitanti di Pigalle – se la figura del barbone che si arrabatta in qualche modo appare un po’ forzata, soprattutto nelle sue successive apparizioni, è alquanto centrata e significativa la sequenza del venditore senegalese, con la mdp che lo accompagna da un negozio all’altro nel suo instancabile giro quotidiano.

Labitey e Bourokba si tengono lontani dalle solite parabole autodistruttive, dalle abituali dinamiche che portano al fallimento, alla tragedia. Il loro approccio è persino leggiadro, nonostante i mille ostacoli – insormontabili o meno – che Nasser deve affrontare fuori dal carcere. Les derniers Parisiens è un film sul sottobosco, su quei locali che cercano di resistere alla chiusura e alla avanzata dei pub brandizzati, su quella ampia fascia di persone che inseguono giorno dopo giorno uno straccio di stabilità. Non un film schematicamente contro il sistema, ma una sorta di manifesto della vita reale, delle piccole e grandi ingiustizie e storture. Delle medesime difficoltà che attanagliano gli immigrati e lo loro famiglie, generazione dopo generazione. Nei suoi numerosi rivoli, Les derniers Parisiens è anche un ritratto generazionale, con la lunga lista di amici che non ci sono più, caduti come mosche sotto i colpi della polizia, della povertà, dell’alcool e della droga.

Les derniers Parisiens insegue qualche geometria di troppo, eccede nel finale didascalico e ridondante, e non riesce a dare corpo ad alcuni personaggi, ma è un interessante primo passo nella settima arte di due artisti con le idee evidentemente abbastanza chiare, bravi nel non impantanarsi nei cliché, nel pietismo e in inutili attacchi frontali alle forze dell’ordine. Mohamed “Hamé” Bourokba e Ekoué Labitey, aka La Rumeur (Film).

Note
1. Amici fin dai tempi dell’università, Labitey e Bourokba hanno fondato nel 1997 il gruppo rap La Rumeur, ritagliandosi un ruolo di primo piano nel parorama hip hop transalpino. Nel 2004 Bourokba s è trasferito a New York per frequentare la Tisch School of Arts; nel 2012 ha diretto il cortometraggio Ce chemin devant moi, presentato a Cannes. Les derniers Parisiens è prodotto da La Rumeur Film.
Info
La scheda de Les derniers Parisiens sul sito del TFF2016.
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