Eclisse senza cielo

Eclisse senza cielo

di

Eclisse senza cielo è l’opera di Romano Sambati, pittore e scultore salentino, filmata e riletta da Carlo Michele Schirinzi, che dell’artista fu allievo. In Onde al Torino Film Festival.

La materia vivente

L’artista Romano Sambati nel suo studio, opera disseppellendo chirurgicamente intimità. E attende. Corpi, lune, luoghi, sindoni senza testa sospese in tragiche cadute; un dolore classico e inviolabile, diretto allo stomaco, un alito remoto che nulla ha da spartire con la contemporaneità… E intanto la sua passione arde impetuosa senza depositare cenere, bruciando tutto, anche se stessa. [sinossi]

Eclisse senza cielo si mostra, agli occhi di chi ha avuto modo di frequentare in passato le opere di Carlo Michele Schirinzi, come qualcosa di nuovo e antico allo stesso tempo. Presentato in Onde al Torino Film Festival – unica destinazione possibile, insieme a TFFdoc, per opere interessate a ragionare da vicino sul significato della ricerca espressiva e sulla materialità dell’immagine – il nuovo lavoro di Schirinzi prosegue il cammino già intrapreso dal regista pugliese, riuscendo comunque a svelare un approccio finora reso con minore evidenza.
Nel gesto di Schirinzi, che replica e riproduce quello “in diretta” di Romano Sambati, pittore e scultore salentino, si rintraccia sì l’eruzione dell’arte, la sua istintività, la sua eterna lacerazione, ma filtra anche un sentimento di ammirazione, una posa in comparazione che fino a questo momento era rimasta fuori dalle direttrici dei suoi lavori. Se in questo abbia o meno un peso il fatto che Sambati sia stato professore di Schirinzi ai tempi del liceo è materia ben poco interessante; quel che invece ha senso annotare è il modo in cui il furore iconoclasta delle opere recenti del regista (I resti di Bisanzio, Deposizione in due atti) si declini qui in direzione di una riflessione sui materiali, sul loro utilizzo e sulla loro persistenza come immagine.

Eclisse senza cielo segue, con metodica precisione, il lavoro di Sambati: il modo in cui “grattugia” la tela, la strappa, la riduce a lacerto dal quale far nascere una nuova creatura artistica. L’utilizzo delle lampade, la nascita della forma. È quasi una genesi quella che avviene sullo schermo, la partitura iniziale di un’opera perennemente in fieri, come quella di ogni artista degno di questo nome. Se il cinema di Schirinzi è sempre alla ricerca di quel punto che unisce la dottrina dell’immagine alla sua esistenza nel reale, la forma nella sua accezione più pura e la deformazione della stessa come lascito inevitabile a ciò che verrà, Eclisse senza cielo può essere preso come una vera e propria dichiarazione di intenti.
Ma è anche una dichiarazione di afferenza, il punto di contatto visibile – visto, vissuto, esistente – tra due artisti, entrambi legati a una terra che non ha vissuto di immagini e che ora rivendica il suo ruolo, la sua pulsante energia vitale. Sia per Sambati che per Schirinzi l’arte nasce dalla necessità impellente di ritagliare le forme, bruciarle, intaccarle per poterle considerare proprie, giuste, viventi. In un processo che mette a sua volta a confronto l’arte in video con la materia plasmata – la presa del materiale con la ripresa del materiale – nasce un’opera preziosa, che non serve solo a condurre di fronte agli occhi del pubblico il lavoro decennale di un artista, ma veicola attraverso il suo stesso esistere l’idea, il concetto basilare di ciò che può essere l’arte, del modo in cui può (o forse deve, nella mente dell’autore) nascere. Per questo Eclisse senza cielo è un turbinio di dettagli, dagli utensili utilizzati alle mani di Sambati al lavoro: le stesso opere vivono nel dettaglio, dal quale trovano nuova forza, nuovo slancio. C’è poi il riposo dell’artista, finalmente visibile al di là delle sue mani.

Il cinema di Schirinzi e l’arte di Sambati dialogano, si parlano e si sovrappongo, trovano convergenze e si distanziano, in un gioco che potrebbe essere infinito, e forse lo è. Perché l’unica costrizione della camera è nel tempo, ma la sua riproduzione lo sovverte, annichilendolo. L’urgenza di Schirinzi è tutta lì, in quei quadri stretti e vividi, in quel colore nero che tutto addensa e ricopre. Eclisse senza cielo è un nuovo passaggio in un percorso antico, prezioso e ancora da svelare fino in fondo.

Info
Eclisse senza cielo sul sito del Torino Film Festival.
  • eclisse-senza-cielo-2016-carlo-michele-schirinzi-01.jpg
  • eclisse-senza-cielo-2016-carlo-michele-schirinzi-02.jpg
  • eclisse-senza-cielo-2016-carlo-michele-schirinzi-03.jpg
  • eclisse-senza-cielo-2016-carlo-michele-schirinzi-04.jpg

Articoli correlati

  • Torino 2016

    torino-2016-bilancio-film-festival-cov932Torino 2016 – Bilancio

    La trentaquattresima edizione del Torino Film Festival si chiude con la vittoria del neo-noir cinese The Donor e, metaforicamente, con la morte di Fidel Castro e del Novecento. Tra ipotesi di spostamento e conferma della struttura, il corso di Emanuela Martini procede.
  • Notizie

    torino-film-festival-2016-minuto-per-minutoTorino 2016 – Minuto per minuto

    Eccoci nuovamente all'ombra della Mole per il Torino Film Festival 2016, all'inseguimento di opere prime (seconde e terze), documentari italiani e internazionali, retrospettive, omaggi, (ri)scoperte.
  • Festival

    torino-2016Torino 2016

    Il Torino Film Festival 2016, dal 18 al 26 novembre. La trentaquattresima edizione della kermesse piemontese, tra opere prime, sci-fi, punk, documentari, film di ricerca... Tutte le nostre recensioni.
  • Torino 2016

    torino-2016-presentazioneTorino 2016 – Presentazione

    David Bowie che si muove sul palco è l'immagine scelta per il Torino Film Festival 2016, un omaggio che è anche dichiarazione di intenti. Tra passato punk e futuro che è forse a sua volta passato. Come il cinema.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento