Ama-San

Ama-San

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Presentato in concorso al Festival dei Popoli, Ama-San è un documentario su quelle pescatrici giapponesi che hanno lasciato un segno forte nella letteratura e nella pittura. Dove sono e come vivono le ultime superstiti di una tradizione millenaria?

L’incanto delle donne del mare

Quando i ciliegi sono in fiore nella piccola città giapponese di Wagu, le Ama-San o “donne del mare”, raggiungono le rive dell’oceano e, tramutandosi in veri e propri esseri sottomarini, s’immergono nel segreto delle sue acque alla ricerca di alghe, crostacei e molluschi. Come creature degli abissi, queste donne appartenenti a generazioni diverse preservano, nei loro agili gesti, il rituale di una pesca antica che necessita al tempo stesso di forza e delicatezza. [sinossi]

Hanno affascinato il grande scrittore Yukio Mishima, che le ritrae nel romanzo La voce delle onde, i grandi pittori di epoca Edo, Hokusai, Utamaro, che le hanno spesso raffigurate, il grande orientalista Fosco Maraini che ne ha fatto oggetto di tanti suoi scatti fotografici. E una di loro appare anche in un romanzo di Ian Fleming, Si vive solo due volte. Stiamo parlando delle ama, le pescatrici giapponesi in apnea, che si tuffano nei fondali oceanici alla ricerca di vari frutti di mare se non, in casi fortunatissimi, perle. Le ama esistono ancora, ne sopravvivono in circa 2000 e portano avanti una tradizione anacronistica che dovrebbe essere superata dalle moderne tute subacquee. A indagare sul loro mondo è la regista portoghese Cláudia Varejão nel documentario Ama-San, presentato in concorso al Festival dei Popoli.

La regista segue queste donne nelle loro attività quotidiane, le immersioni vengono effettuate solo in alcuni giorni. Non sono le donne affascinanti, quelle sirene che la letteratura e il mito ci hanno consegnato. Sono in buona parte anziane, oltre la sessantina, ma sono donne forti, donnone robuste, i volti appesantiti da una vita affaticante, indipendenti, che portano avanti la famiglia. Vivono con i figli, preparano il cibo con le ricette tradizionali, con ingredienti di pesce che loro stesse possono aver pescato, come i takoyaki, le polpette di polpo, portano i bambini al parco giochi e guardano con loro i cartoni animati in televisione, o fanno insieme a loro il bagno in vasca come da tradizione, cantano al karaoke, curano l’orto e raccolgono i frutti, offrono il sake agli dei, commemorano i defunti. In una scena dell’incipit del documentario, una di loro sta onorando la lapide del marito, quando l’inquadratura si allarga in campo lungo, scoprendo il mare, al di là del cimitero, il protagonista delle vite di questi personaggi. Siamo nella cittadina di Wagu che si affaccia sull’oceano, dove vivono ancora queste donne del mare.

Nei loro dialoghi trapelano quelli che sono i problemi di una tale professione, si tratta di una condizione tutt’altro che idilliaca. Le visite dall’otorinolaringoiatra cui si capisce devono ricorrere spesso per problemi ai timpani, e una di loro prega gli dei affinché la proteggano da incidenti e squali. La loro professione è una lotta continua per la sopravvivenza. Le vediamo nella loro esistenza quotidiana, parlano del più e del meno anche quando sono sull’imbarcazione. Cláudia Varejão le lascia parlare fino a quando non indossano la loro muta tradizionale, con quel velo di lino sulla testa, che sembra il copricapo dell’abito da sposa giapponese. Per poi lasciare spazio alle riprese subacquee, ai loro tuffi, alle loro immersioni, alla loro raccolta di ricci e frutti di mare, molluschi e polpi. Alle loro chiacchiere segue questo momento di silenzio amniotico nelle praterie di posidonie, nell’azzurro del mare con i raggi del sole che filtrano dalla superficie. Come è scandita la loro vita, così il film segue un’analoga struttura, intervallando scene domestiche con quelle sottomarine.

Ama-San è un documentario didascalico senza una parola di voce off, riesce a dire tutto senza dire niente. Racconta storie al femminile, di donne che già nella tradizione si erano affrancate ed emancipate da un mondo patriarcale. Sono donne le protagoniste del film, l’unico uomo adulto è il vecchio capitano della barca e poi ci sono i bambini. Racconta di un Giappone pre-moderno, dove la vita scorre ancora a un ritmo non frenetico, legata ai cicli della natura, dove si assiste agli spettacoli di tamburi, dove l’estate è accompagnata dal frinire delle cicale e dalle lucciole, dove si preparano le ricette tradizionali, dove il karaoke ripropone ancora le ballate popolari enka. Con una di queste, dal significativo titolo Sayonara, si chiude il film.

Info
Il trailer di Ama-san su Youtube.
Il sito del Festival dei Popoli.

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