Depth Two

Depth Two

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Vincitore al Festival dei Popoli come miglior lungometraggio, dopo il passaggio alla sezione Forum della Berlinale, Depth Two è una storia della guerra del Kosovo, di squadroni della morte e di smaltimento delle vittime mediante camion. Un film che si segnala per la forma originale, testimonianze verbali che si affastellano con un meccanismo a incastro.

Voci lontane, sempre presenti

Il film si apre con il ritrovamento di un camion nel Danubio al confine serbo-rumeno: al suo interno 55 cadaveri di civili albanesi, la prova occultata di un crimine di guerra. Era il 1999 e, mentre le bombe NATO cadevano su Belgrado, a Suva Reka, in un Kosovo che reclamava indipendenza, gli abitanti di un villaggio venivano rinchiusi dalla polizia serba in una pizzeria e brutalmente massacrati. [sinossi]

L’acqua brumosa di un Danubio ben lontano dal “bel Danubio blu”, le rocce a strapiombo, la foschia. Con questo scenario si apre Depth Two di Ognjen Glavonić, vincitore dell’edizione 2016 del Festival dei Popoli. E in questa cupa atmosfera avviene il ritrovamento dei cadaveri, 55 nel relitto di un camion. Un’atmosfera cupa e inquietante, enunciazione di quello che sarà il film. Un affiorare dalle acque di un inconscio collettivo, quello del popolo serbo, dei fantasmi della guerra del Kosovo, che troppo frettolosamente li aveva archiviati. Ma anche uno stile originale che diverge radicalmente da quello del classico documentario inchiesta. Siamo come in un thriller, con il rinvenimento iniziale di una Laura Palmer collettiva. Sono vittime civili, con tante donne e tanti bambini, di cui si deve ora risalire al colpevole, o ai colpevoli, inseguendo il classico whodunit della detective story.

Si susseguono le testimonianze in voce off, senza che mai si veda un volto. Con una struttura narrativa a incastro, con racconti da punti di vista opposti, dichiarazioni alternate e incrociate, che si suggella nel documento finale, desecretato, con la bella firma in mostra che dimostra le responsabilità al di là di ogni dubbio, che completa la ricostruzione dei fatti. Una prova documentale inoppugnabile che conferma alcune testimonianze orali e spazza via ogni depistaggio. E la verità ufficiale arriva anche dal medico legale, straniero, super partes, che ha analizzato il DNA delle vittime. Le testimonianze tanto delle vittime quanto dei carnefici, di chi è sopravvissuto miracolosamente, e dei camionisti della morte, incaricati di quel traffico di cadaveri. Un accenno pirandelliano o rashomoniano che però svapora e la verità affiora drammatica.

E i racconti dei personaggi si accompagnano, dopo quella conturbante visione di un impetuoso Danubio, a immagini di degrado, di desolazione, che sottolineano lo sprofondamento negli inferi. Sacchi di rifiuti, enormi cave come grandi voragini del paesaggio, strade perdute nella notte, strade sdrucciolevoli, alberi spogli ricoperti di rifiuti di plastica, acque inquinate schiumose, pneumatici accatastati, discariche, muri con crepe, muri crivellati, detriti, cumuli delle fosse comuni, immagini di lager. Flussi di immagini al posto di quello che non si può vedere, ma si può immaginare dagli agghiaccianti racconti. Corpi martoriati, smembrati, anche di donne e bambini, cadaveri infrattati, occultati in cavità naturali come delle foibe.

Con questa forma originale, Ognjen Glavonić evita quella stanchezza e monotonia tipiche di un susseguirsi di persone che raccontano, molte delle quali avrebbero dovuto avere peraltro il volto occultato. Un commento visivo che sottolinea nel loro essere agghiaccianti i fatti raccontati. Il regista evoca voci che si vorrebbero lontane che continuano a echeggiare, a rimanere presenti, nell’aria, della Serbia e del Kosovo. E ancora in un gioco allo svelamento, la testimonianza della superstite, che si è salvata fingendosi morta, finché non rivela questa sua fortunata sorte, sembra quella di un fantasma, una voce eterea che continuerà a risuonare in quei territori martoriati.

Info
La pagina dedicata a Dept Two sul sito del Festival dei Popoli.
Il trailer di Depth Two su Youtube.
La scheda dedicata a Depth Two sul sito della Berlinale.

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