Natale a Londra

Natale a Londra

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Mattatori instancabili e “spalle” comiche fiacche rendono Natale a Londra di Volfango De Biasi un film piuttosto schizofrenico. Ma, seppur a intermittenza, si ride, e per un cinepanettone è questo che conta.

Scemo in senso buono

Per risanare le finanze del padre, un boss della periferia romana prossimo al pensionamento, due fratelli si recano a Londra e con una squadra piuttosto raffazzonata preparano un piano per rapire i cani della regina. [sinossi]

Per l’antropologo del futuro il cinepanettone costituirà un reperto fondamentale per comprendere usi e costumi della nostra epoca. Certo, magari i risultati di questa ipotetica ricerca non saranno per noi tanto lusinghieri, ma tant’è, oramai d’altronde anche la critica più paludata si affretta già da diverse annate nel dire la sua su questo fenomeno cinematografico e di costume che, tra tormentoni comici e musicali, gag slapstick e battutismo, rende conto di vizi vecchi e nuovi dell’italico carattere.

Non fa certo eccezione Natale a Londra: Dio salvi la Regina terzo cinepanettone per Volfango De Biasi, quinto per il duo comico Lillo e Greg. Il marchio di fabbrica poi, è sempre lo stesso, quello della Filmauro. Questo Natale, come si intuisce dal titolo, si va a Londra dove, una coppia di fratelli, messa su una gang improbabile, si prodiga nel colpo del secolo: rapire gli amatissimi cani della Regina Elisabetta per poi chiedere un lauto riscatto. Tutto ha origine a Roma, dove Erminio (Pasquale Petrolo meglio noto come Lillo), figlio non riconosciuto del Boss Er Duca (Ninetto Davoli) decide, per aiutare le finanze paterne, di andare nella capitale britannica a recuperare il denaro prestato a ‘U Barone (Nino Frassica) per aprire un lussuoso ristorante. Per meglio portare a termine la missione salva famiglia, Erminio coinvolge dunque il fratello Prisco (Claudio Gregori, aka Greg), che però da tempo ha abbandonato la malavita per diventare un virtuoso caposcout, ma continua a soffrire di un disturbo della personalità, che lascia a tratti emergere il suo lato malvagio. Una volta approdati a Londra, i due scoprono poi che ‘U Barone non ha neanche una sterlina da parte e dunque, insieme a lui e a una banda di improvvisati rapinatori, si impegnano ad architettare il colpo canino di cui sopra.

Occhieggiando divertito anche al cinema di genere, con sortite nell’heist e nel gangster movie e persino una sonora scazzottata in stile Bud Spencer e Terence Hill, il film di De Biasi riesce ad inanellare una cospicua serie di riuscite gag, utilizzando al meglio le capacità slapstick e il trasformismo del duo Lillo e Greg (veri corpi elastici e multiformi, che si prestano a mille travestimenti) e lasciando ampio spazio al sottile non sense, tutto verbale, dell’inossidabile Nino Frassica. Non mancano poi interessanti riferimenti alla contemporaneità: non è difficile riconoscere infatti nel boy scout incarnato da Greg un velato riferimento al nostro ormai ex premier Matteo Renzi, nè manca una spassosa e ben orchestrata stoccata alla Brexit, a suon di cornamuse scozzesi.

Sfortunatemente però Natale a Londra soffre, proprio come il personaggio di Prisco, di una certa schizofrenia, dovuta alla composizione del cast e amplificata dalla struttura del racconto che, come è usuale, frammenta azioni e personaggi in un montaggio alternato. Se infatti quando sono in scena Lillo e Greg o Nino Frassica, non mancano ritmo né verve comica e sorprendono piacevolmente poi le prove sceniche di Uccio De Santis (nei panni del basista Il Barese) ed Enrico Guarnieri (il prestigiatore U’Mago), lo stesso non si può dire per gli altri interpreti, in primis il blando e mesto Paolo Ruffini, per proseguire con il duo di comici napoletani Arteteca (Monica e Enzo). Ai De Laurentiis, non fosse altro che per campanilismo, aver catturato la coppia del film partenopeo Vita, cuore, battito campione d’incassi sul suolo campano, deve essere sembrato davvero un colpaccio, ma di fatto la loro trita tiritera cantilenante e le mise variopinte di Monica rallentano il ritmo complessivo del film, risultando come prolungate pause all’interno di una farsa cui non mancano invenzioni e trovate.

Già perchè, per usare l’epiteto con cui Frassica appella Ruffini nel corso del film, Natale a Londra è un film “scemo in senso buono”, esente dalla tanto vituperata “volgarità” (si sente giusto un garbato “vaffa”) che spesso si è voluta attribuire ai cinepanettoni, senza contare poi che il film di De Biasi è assai più prodigo di tante commedie (o presunte tali) italiane coeve di sonore risate. Ecco dunque servito al pubblico festivo il nuovo capitolo dell’unica forma autoctona che abbiamo di blockbuster. Natale a Londra è un prodotto onesto, in grado di riempire, senza rinnovare troppo, il suo vecchio e ben oliato stampo con gag nuove e vecchie, che fanno il più delle volte il loro lavoro, incassando le auspicate risate di grandi e piccini.

Nell’agone natalizio però, come è prassi oramai negli ultimi anni, il cinepanettone Filmauro non sarà solo, al suo arrivo trova già in sala Non c’è più religione di Luca Miniero, Natale al Sud di Federico Marsicano (con la vecchia gloria del cinepanettone Massimo Boldi) e La cena di Natale di Marco Ponti (sugli schermi da tre settimane).
Con lui si lanciano poi nell’agone del primo weekend pre-Natale gli oramai crepuscolari Aldo Giovanni e Giacomo di Fuga da Reuma Park e l’eterno nostalgico degli anni ’80 Fausto Brizzi con Poveri ma ricchi (dove troneggia il volto simbolo del cinepanettone Christian De Sica). Gli altri poi preferiscono aspettare, dall’Alessandro Siani di Mr Felicità, ai Ficarra e Picone di L’ora legale. In questo calderone pre-post-intra festivo spazio per il cinema italiano che non sia commedia di fatto (se si eccettua l’interessante Naples ’44 di Francesco Patierno) non ce n’è. Chi ha paura del cinepanettone?

Info
La pagina Facebook ufficiale di Natale a Londra.
Il sito della Filmauro.
Il trailer del film.
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