Unbreakable – Il predestinato

Unbreakable – Il predestinato

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Il punto di partenza di Unbreakable è lo spirito del fumetto e il punto d’arrivo è la rielaborazione e l’aggiornamento del fumetto stesso, concludendo idealmente un percorso di svecchiamento iniziato negli anni Ottanta da mostri sacri come Frank Miller e Alan Moore. Shyamalan ripensa e ridisegna le tavole dei comic book, e lascia a Elijah, all’Uomo di Vetro, all’altra estremità dello spettro, l’onore di difendere l’ottava arte da coloro che non riescono a capirla e a riconoscerla. In occasione dell’uscita nelle sale di Split, pubblichiamo questo testo tratto da M. Night Shyamalan. Filmare l’ombra dell’esistenza, volume curato da Andrea Fontana nel 2007 per Morpheo Edizioni.

Uomini e superuomini, eroi e supereroi. Shyamalan e i miti Marvel e DC.

In un fumetto ci sono, in media, 35 pagine e 124 disegni.
Il prezzo di una copia va da 1 a oltre 140.000 dollari.
Ogni giorno, negli USA, si vendono 172.000 copie.
Oltre 62.780.000 ogni anno.
Il collezionista medio possiede 3.312 fumetti
e passa circa 1 anno della sua vita a leggerli
da Unbreakable – Il predestinato

Il rapporto tra cinema e universo narrativo e figurativo dei fumetti, soprattutto negli ultimi anni, è abbastanza intenso, ma allo stesso tempo travagliato: si è spesso sostenuto, e non a torto, che trasporre una tavola sul grande schermo con tutte le suggestioni grafiche e visive fosse un’operazione assai complessa. «Molto spesso si è rimproverato al cinema di finzione ispirato ai personaggi dei fumetti l’incapacità di restituire l’incanto, la magia, in una parola lo stile di quell’universo figurativo […] la staticità della pittura e quella del fumetto, rispetto al movimento del cinema, reagiscono in maniera diversa, in quanto la grafica dei comics ha inventato e codificato forme di dinamismo dalle quali dipende gran parte del suo fascino figurativo». [1]

Al di là del valore tecnico-artistico, a rendere memorabile Unbreakable – Il predestinato è il chiaro intento di Shyamalan di mettere il cinema a servizio dei comic book (albo americano che misura diciassette centimetri per ventisei) e viceversa, individuando, plasmando e omaggiando gli stilemi del fumetto.
Shyamalan non insegue pedissequamente l’iconografia dei miti Marvel e DC, ma sceglie di rappresentare l’essenza fondante del fumetto: la genesi del supereroe, coi suoi poteri e i suoi doveri (da grandi poteri derivano grandi rsponsabilità è il motto dell’Uomo Ragno), e del supercattivo, «la vera minaccia, il malvagio e geniale acerrimo nemico che combatte l’eroe con la mente» [2]. Rinunciando alle suggestioni grafiche e visive delle tavole dei vari Superman o Batman, conscio del suo stile diametralmente opposto alle dinamiche dei comics, Shyamalan percorre un sentiero mai battuto: al contrario dei prodotti caricaturali, come il Batman televisivo prodotto da William Dozier per la ABC tra il 1966 e il 1968, o di puro consumo (dal pessimo Daredevil di Mark Steven Johnson all’apprezzabile ma sopravvalutato Spider-Man di Sam Raimi), il regista di origine indiana rinuncia all’apparato spettacolare, alle esplosioni, alle capriole impossibili, ai colori sgargianti, alla pompante colonna sonora…

Il punto di partenza di Unbreakable è lo spirito del fumetto e il punto d’arrivo è la rielaborazione e l’aggiornamento del fumetto stesso, concludendo idealmente un percorso di svecchiamento iniziato negli anni Ottanta da mostri sacri come Frank Miller e Alan Moore. Shyamalan ripensa e ridisegna le tavole dei comic book. E così Unbreakable si affianca a opere fondamentali come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons (DC Comics, 1986-87, miniserie in dodici albi) e Batman: The Dark Knight Returns di Frank Miller (DC Comics, 1986, miniserie in quattro albi).
Molto semplicemente, Unbreakable racconta la nascita del supereroe David Dunn (Bruce Willis) e del suo più acerrimo nemico Elijah Price (Samuel L. Jackson): come nella migliore tradizione fumettistica, il legame tra i due è indissolubile. Cosa sarebbe, in fondo, Superman senza Lex Luthor? Appropriatosi dell’universo immaginifico della Marvel e della DC, Shyamalan rinuncia volontariamente alle sovrastrutture spettacolari, riportando i suoi eroi a una dimensione più umana, più reale.

Sono tempi mediocri, signora Dunn. La gente comincia a perdere la speranza. Per molti è difficile credere che ci siano cose straordinarie dentro di loro, come dentro chiunque altro.

Le parole del collezionista Elijah Price descrivono perfettamente la natura del supereroe shyamalaniano: nonostante le abilità sovrumane, David Dunn è molto più simile a Batman – che «da subito errava in quell’atmosfera di cupa disperazione, di abbrutimento sociale, al di sopra del quale invece Superman si librava per calarsi magari in rare ed eroiche sortite» [3] – che all’extraterrestre venuto dal pianeta Krypton. Dotato di super-forza, invulnerabilità e incredibile istinto, Dunn non osserva i piccoli uomini dall’alto di un grattacielo, ma si mischia tra la folla metropolitana. L’eroe shyamalaniano, un superuomo con tutti i problemi degli uomini, emerge dai bassifondi e si trasforma in leggenda, in supereroe.
Inoltre, le origine dei superpoteri di Dunn non sono spiegate, non essendo necessario e permettendo di evitare i classici escamotage scientifici che avrebbero irrimediabilmente minato il realismo di Unbreakable: il granitico Dunn non respira vapori di acqua pesante (Flash); non è esposto a raggi cosmici (Fantastici Quattro) o all’esplosione di una bomba gamma (Hulk) o a materiale radioattivo (Devil); non è morso da nessu ragno (Spider-Man).

Shyamalan riesce a centrare più di un obiettivo, dimostrando come sia possibile ripensare il rapporto tra cinema e fumetto, utilizzando un linguaggio drammatico e realistico, e liberando i supereroi dalla prigionia di certe tavole e vignette che hanno finito per offuscarne il mito – si pensi alla grande crisi degli anni Settanta e ai molti tentativi falliti di rinnovare il genere, prima della rinascita degli anni Ottanta/Novanta).
Nella cronologia dei supereroi a stelle e strisce, oltre ai nomi storici (Superman nasce nel 1938, Batman nel 1939, I Fantastici Quattro nel 1961 e L’Uomo Ragno nel 1962), dovrebbe trovare spazio anche David Dunn, uomo/superuomo/supereroe, padre di famiglia, ex-promessa del football, americano medio segnato dal destino.

Uno spazio importante dovrebbe essere riservato anche a Elijah Price, magistrale ritratto di un malvagio e raffinatissimo conoscitore dell’ottava arte. Shyamalan dissemina Unbreakable di omaggi e citazioni – dalle varie copertine dei fumetti ai colori verde e viola che contraddistinguono i due personaggi, ad alcune inqyadrature che riecheggiano le tavole dei fumetti (ad esempio, Dunn ripreso all’entrata del campo da football) – ma lascia a Elijah, all’Uomo di Vetro, all’altra estremità dello spettro, l’onore di difendere l’arte del fumetto da coloro che non riescono a capirla e a riconoscerla. Esemplare la sequenza in cui Elijah, proprietario della Limited Edition, galleria d’arte fumettistica, redarguisce un superficiale e maldestro acquirente:

Vede pupazzi dei cartoni? Vede una targhetta di plastica sulla mia camicia con sopra scritto il mio nome? Vede un bambino asiatico privo si espressione seduto dentro un piccolo elicottero meccanico che vibra se uno ci mette dentro una moneta? No? Quindi non è in un negozio di giocattoli. E contrariamente a quello che lei pensa, non c’è nulla da comprare per un bambino di nome Jeb. Uno di noi due ha commesso un grave errore e fa perdere all’altro del tempo prezioso. Questa è una galleria d’arte, amico mio, e questa è un’opera d’arte.

Unbreakable è la più raffinata trasposizione cinematografica dell’universo fumettistico, e forse per questo motivo è spesso frainteso e sottovalutato; è un atto d’amore nei confronti dei comic book e, più in generale, dell’ottava arte. Ed è, infine, un folgorante esempio di come il cinema possa sposarsi con reciproca soddisfazione con le altre arti.

Note
1. A. Costa, Il cinema e le arti visive, Einaudi, Torino, 2002, p. 25.
2. Calzante definizione pronunciata proprio dalla madre del coprotagonista.
3. D. Brolli, Più cinema del cinema, in D. Brolli (a cura di), I mille volti del supereroe, Edizioni Star Comics, Bosco (Pg), 1991, p. 51.
Il testo Uomini e superuomini, eroi e supereroi. Shyamalan e i miti Marvel e DC di Enrico Azzano è tratto dal volume M. Night Shyamalan. Filmare l’ombra dell’esistenza di Andrea Fontana.
Andrea Fontana (a cura di)
M. Night Shyamalan. Filmare l’ombra dell’esistenza
Morpheo Edizioni, Piacenza 2007
216 pagine
ISBN-10: 8895467027 | ISBN-13: 978-8895467023
Info
Il trailer originale di Unbreakable – Il predestinato.
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