A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia

A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia

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Il matrimonio tra l’erede al trono del Botswana e una donna inglese alla fine degli anni Quaranta si veste da tradizionale racconto storico in A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia, dove a essere più debole è proprio il lato sentimentale e melodrammatico della vicenda.

Questo matrimonio non s’ha da fare

Londra 1947. Seretse Khama, un brillante giovane studente di legge africano, incontra Ruth Williams, una giovane donna bianca di una modesta famiglia inglese. È amore a prima vista. Ma Seretse è anche l’erede al trono di un paese sottoposto a protettorato britannico e confinante con il Sud Africa dell’apartheid: il Botswana. La loro relazione interrazziale non può dunque essere guardata con benevolenza. [sinossi]

Probabilmente non ci può essere racconto più affascinante di una storia d’amore interrazziale che si mischia – e in qualche modo fa – la storia di un paese, sussumendo in sé le premesse e il dispiegamento di quel che diventerà poi la storia di un continente, e in fin dei conti del mondo intero. Ma allo stesso tempo non vi è forse soggetto più complesso da maneggiare.
È vittima di questo paradosso A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia, terzo lungometraggio della regista inglese di origini ghanesi Amma Asante. Difatti, per una volta il sottotitolo italiano rende bene il senso del tutto: la relazione sentimentale tra Seretse Khama e Ruth Williams ha davvero cambiato la Storia, là dove il loro amore ha finito per trasbordare in questioni delicate tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, dal declino dell’imperialismo britannico all’apartheid africano, alla nascente stagione dei diritti civili negli Stati Uniti. Il successo – benché raggiunto con enorme fatica – del lavoro fatto da Khama, grazie anche alla spinta della sua dolce metà di pelle bianca, arrivò fino al punto di decretare l’indipendenza del suo paese, il Botswana. Niente di più bello quindi di uno sposalizio tra un africano e un’anglosassone a suggellare la fine dell’era del cinema obamiamo, a poco tempo di distanza tra l’altro dal film sull’amore tra lo stesso Barack e Michelle, Ti amo presidente (in attesa che arrivi anche da noi Il diritto di contare), e a fare da cerniera rispetto al gorgo in cui si scenderà a breve – immaginiamo – con una serie di film contro il suprematista bianco Trump appena salito al potere.

Tutto questo però deve fare i conti con il cinema e con le sue regole. Ecco che allora Amma Asante si trova a dover rendere convincente l’incontro e l’amore a prima vista tra i due in pochi minuti, in un incipit che finisce necessariamente per essere facilone e sbrigativo. Questo perché la Storia incombe e deve fare il suo corso: più che l’opposizione del padre di lei al matrimonio, quello che conta è infatti il diniego che prova a imporre il governo della perfida Albione, temendo che l’infatuazione di una sua concittadina per il prossimo re di una nazione confinante con il Sud Africa possa mettere in crisi le relazioni diplomatiche tra il Regno Unito e il paese dell’apartheid. Così, se la sfida di A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia poteva – e doveva – essere il saper miscelare un tono da melodramma familiare con quello del conte historique pseudo-shakesperiano, è quest’ultimo ad apparire meglio tratteggiato, mentre il primo – che ricopre uno spazio maggiore, soprattutto nella prima metà del film – è non solo troppo tradizionale e retorico ma anche ben poco convincente.

Perciò, sul versante del dramma storico, oltre a una serie di snodi politici ben descritti (come ad esempio il voltafaccia di Churchill), l’aspetto che meglio funziona in A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia è la descrizione dell’opprimente imperialismo inglese e il suo grottesco incedere: l’agitarsi di queste pallide figure e il loro patetico e vano tentativo di imporre delle decisioni al popolo botswano si configurano come i momenti più convincenti del film, anche dal punto di vista visivo. Al contrario la rozzezza sentimentale che viene riversata in scena colpisce, più che il personaggio di Seretse (diligentemente interpretato da David Oyelowo), il quale almeno ha dalla sua il côté politico a sollevarlo, quello di Ruth, costretta a trasformarsi in madre coraggio nelle lande desolate del Botswana, abbandonata al suo destino non solo dal marito – cui viene impedito dagli inglesi di tornare in patria – ma dalla stessa regista, che non riesce a inventarsi niente di buono per lei, se non scenette da missionaria come quando, limitata nei movimenti dalla maternità, aiuta i suoi nuovi concittadini a costruire dei pozzi. Ma quel che forse lascia ancor più di stucco è il clamoroso caso di miscasting in cui incappa l’incolpevole Rosamund Pike nei panni di Ruth. Non tanto per il suo aspetto, amorevole e materno, quanto per l’età: la vera Ruth si innamorò del principe ereditario Seretse a ventiquattro anni, Rosamund Pike ne ha quasi quaranta. E quell’incipit, in cui la vediamo vivere ancora a casa dei genitori e dove dovrebbe vestire i panni dell’ingenua ragazzina, non aiuta a entrare comodamente nella vicenda narrata. Meglio sarebbe stato scegliere una attrice più giovane per una parte in cui l’elemento dell’apparente sbandata giovanile aveva un suo peso.
Ciò che resta dunque alla fine della visione di A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia è soprattutto la voglia di approfondire sui libri di storia le vicende, in fin dei conti poco note, che Amma Asante ha provato a raccontare in maniera troppo maldestra.

Info
Il trailer di A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia su Youtube.
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