Mamma o papà?

Mamma o papà?

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Con Mamma o papà? Riccardo Milani firma una commedia su affetti e dispetti dove l’accumularsi di trovate politicamente scorrette, anziché provocare una corroborante catarsi nello spettatore, lo avvolge in un denso velo di tedio e tristezza.

Affetti (familiari) e dispetti

L’amore, si sa, può finire. E quando la coppia scoppia, spesso lui e lei si fanno la guerra. Soprattutto per decidere chi avrà la custodia dei figli. Stavolta è diverso, però: nessuno dei due li vuole. Stavolta mamma vuole mollarli a papà e viceversa. A ogni costo. [sinossi]

Ci ritroviamo troppo spesso a constatare quanto la commedia nostrana, ansiosa di essere garbata e “per tutti”, si riveli in fin dei conti scarsamente coraggiosa, quasi per una forma di autocensura, per un’ansia di piacere a un pubblico medio, distanziandosi dalla presunta volgarità del cinepanettone. Punta a smentire questa pratica ricorrente, seguendo il sentiero ben tracciato dall’originale d’oltralpe (Papa ou maman, Martin Bourboulon, 2015 campione di incassi in Francia e già oggetto di sequel), Mamma o papà? di Riccardo Milani.
Con un modello già testato e una coppia di attori dalle assodate capacità (Paola Cortellesi e Antonio Albanese), il margine d’errore era davvero ridotto al minimo, ma sfortunatamente nel film di Milani lo sono altrettanto le invenzioni possibili, frutto di un adattamento dallo sforzo irrisorio.

D’altronde al centro della vicenda c’è già un classico della commedia italica: la famiglia, con la sua disfunzionalità occasionale, i figli più o meno ribelli da tirare su, la carriera da portare avanti. I coniugi Valeria (Cortellesi) e Nicola (Albanese) di stanza a Treviso e in procinto di divorziare, hanno poi una lussuosa casa e due avviate professioni, ingegnere lei, ginecologo lui. I figli sono stati educati probabilmente con un permissivismo eccessivo, tipico di questi tempi, e Milani li tratteggia con stereotipi poco discreti, che preludono all’esplodere di una catartica vendetta genitoriale. Il più piccolo dei pargoli è, come spesso accade, quello dalle tendenze più “mature” dal momento che si diletta con gli scacchi e dimostra una notevole proprietà di linguaggio; il maggiore, invece, in virtù dei suoi sedici anni, è il più ribelle, sebbene si limiti a marinare la scuola per qualche, poco incisivo, atto dimostrativo a sfondo ecologista. Alla femmina non resta che sposare lo stereotipo corrente (visto di recente anche in Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi) di digitatrice compulsiva in chat via smartphone, con tanto di molesta suoneria gracidante ad ogni ricezione di messaggio. D’altronde non va meglio nemmeno alla madre che, dapprincipio saggiamente disposta al compromesso, pur di ottenere il desiderato divorzio, finisce poi per scatenare la sua furia vendicativa solo quando scopre che il marito ha già un’altra, oltretutto più giovane di una ventina d’anni (Matilde Gioli). Una motivazione piuttosto stantia e anche un pizzico di cattivo gusto, debitrice com’è al ritratto di una femminilità che sembra ferma all’età della pietra. Il resto del film è una sequela di cattiverie operate dai divorziandi ai danni dei figli che, chiamati a dover scegliere se vivere con la madre o con il padre, non sono desiderati da nessuno dei due.
È qui che si libera lo spirito politicamente scorretto del film, con angherie del calibro di avvelenamento dei ragazzi da parte di una scatenata madre-Medea, o riunione con la figlia adolescente in un locale di lap dance ordita dal padre. La struttura di Mamma o papà? si fa dunque paratattica, ovvero procede inanellando scenette più o meno crudeli, inusuali certo per il nostro cinema mainstream, ma che quella motivazione iniziale dettata dalla mera gelosia materna rende tutto sommato prevalentemente tristi.

È una commedia triste Mamma o papà? che nel suo ricercare un certo stupore spettatoriale non riesce mai a incanalare la sua furia iconoclasta verso l’istituzione familiare in direzione di quella satira graffiante che pare inseguire costantemente. E così, tra inseguimenti domestici slapstick, la mimica facciale sovrastimolata della Cortellesi, grida, sonori schiaffoni e torte in faccia, Milani perde di vista la sua missione dissacrante, e gioca sulla ripetizione, senza sosta né capacità di reinvenzione rispetto al suo modello di partenza. Inutile allora richiedere alla commedia italiana di essere più cattiva, inneggiando ai maestri di un tempo (Dino Risi e Monicelli su tutti), purtroppo bisogna constatare che si può essere politicamente scorretti e poco coraggiosi allo stesso tempo.

Info
La pagina dedicata a Mamma o papà? sul sito di Medusa Film.
Il trailer di Mamma o papà?
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