Una mujer fantástica

Una mujer fantástica

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Presentato in concorso alla Berlinale 2017, Una mujer fantástica veicola attraverso una levigata architettura mainstream e alcune (discutibili) scorciatoie didascaliche dei contenuti indubbiamente significativi. Precipitata in una situazione grottesca e kafkiana, la magnetica Marina – Daniela Vega, già in corsa per più di un premio – non arretra di un millimetro e rivendica la sua libertà con orgoglio e ammirevole consapevolezza. Un film necessario?

Se il mio cuore spera, non sarà solo una chimera

Marina e Orlando si amano e vogliono trascorrere la vita insieme. Marina lavora come cameriera, ma sogna di fare la cantante. Orlando, vent’anni più vecchio, ha lasciato la famiglia per lei. Una sera, dopo aver festeggiato il compleanno di Marina, Orlando è colto da un malore. In ospedale, i medici non possono che confermare la sua morte. Tutto precipita: Marina è pressata dalla polizia, la famiglia di Orlando, inizialmente assente, si rivela presto ostile. La moglie di Orlando esclude Marina dal funerale e le ordina anche di lasciare l’appartamento – che sulla carta almeno apparteneva Orlando – appena possibile. Marina è una donna transgender… [sinossi]

Alcune parole continuano a ronzarci in testa a molte ore dalla prima proiezione berlinese di Una mujer fantástica, ultima fatica del regista e sceneggiatore cileno Sebastián Lelio, noto soprattutto per Gloria (2013), altra pellicola al femminile. La prima, l’abusato termine necessario, vorrebbe maldestramente riassumere pregi ed eventuali limiti di Una mujer fantástica: film necessario perché veicola un tema ancora ostico, un po’ a tutte le latitudini. Anche in Cile.

Tra i produttori di Lelio troviamo non a caso i fratelli Juan de Dios e Pablo Larraín (Tony Manero, Il club, Neruda, Jackie), paladini di un cinema di inaudito spessore. Dietro questa necessità si celano però molte forzature didascaliche, in primis la caratterizzazione marcata, quasi caricaturale, della famiglia di Orlando. Il figlio Bruno, violento e forse represso, viscido e abbrutito (Nicolás Saavedra). La ex-moglie Adriana, borghese, istruita ma volgare, insopportabilmente ipocrita (Amparo Noguera). Il fratello Gabo, debole e vigliacco (Luis Gnecco). E poi i due fascistoidi che rapinano e umiliano Marina; la poliziotta che trasuda disprezzo e pregiudizio; il dottore imbarazzato e incapace, forse la macchietta più evidente e involontariamente comica. In questo senso, tre sono le sequenze più maldestre: il rapimento in macchina, la visita medica e lo scontro finale tra Marina e i tre parenti di Orlando.

Lelio non smaschera l’ipocrisia borghese, condita da machismo e molteplici forme di violenza, ma la serve già spogliata, nuda bruca, ridicola. In bocca ad Adriana, la moglie tradita e abbandonata per un’altra donna, Lelio infila una parola chiave: chimera. Il significato è in realtà duplice. Per Adriana la chimera non può essere che il mostro mitologico. Un mostro da cacciare, da nascondere; una follia senile del marito Orlando. Ma chimera è anche un sogno impossibile. Apparentemente impossibile.

Nella sua impeccabile confezione mainstream, con ogni nota musicale al posto giusto, Una mujer fantástica non disdegna pennellate oniriche, quadretti poetici che scavano un solco ulteriore tra la bassezza della famiglia di Orlando, gli altri biechi personaggi e l’eroina Marina: l’apparizione fantasmatica, il vento che soffia fortissimo, persino il finale a teatro, in bilico tra realizzazione e sogno.

Ancor più che in Gloria, Una mujer fantástica si mette a servizio della protagonista, ne esalta le doti interpretative, la femminilità, la sensualità. Nel sottolineare la forza morale di Marina, la verità urlata dal suo corpo, Lelio imbocca però troppe scorciatoie, affonda a piene mani nella retorica. Insomma, imbroglia un po’. Ma a fin di bene…
Necessario. Utile. Il senso è quello. Una mujer fantástica cavalca a spada tratta la battaglia della comunità LGBT. Bene. Ma il cinema non è solo un veicolo sociale e politico. E alla fine, a ben guardare, è Marina a caricarsi sulle spalle il film di Lelio. Da Umberto Tozzi siamo passati alla lirica, ma lo schema è lo stesso.

Info
Una mujer fantástica, il trailer originale.
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  • una-mujer-fantastica-2017-sebastian-lelio-01.jpg

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