On the Beach at Night Alone

On the Beach at Night Alone

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Nel nuovo film di Hong Sangsoo, On the Beach at Night Alone, il doppio vita-arte è quantomai esplicito visto che ripercorre le vicende sentimentali dell’attrice Kim Minhee, premiata come miglior interprete, con il regista stesso. Ed è un nuovo capitolo del suo cinema fatto di film diversi ma uguali, uguali ma diversi.

Les plages de Younghee

Dopo una relazione con un uomo sposato, una celebre attrice sudcoreana, Younghee, decide di prendersi una pausa di riflessione e passare del tempo all’estero, ad Amburgo. Durante quel soggiorno, chiacchierando con un’amica, si chiede se il suo amato la raggiungerà mai, e se le manchi come lui manca a lei. Tornata in Sud Corea, si ritrova con un gruppo di amici nella cittadina costiera di Gangneung. Tra mangiate e bevute, Younghee, in stato di ebbrezza si scaglia contro gli altri, contro il regista e contro gli uomini. Dopodiché si ritira su una spiaggia deserta. [sinossi]

Younghee, nel suo soggiorno ad Amburgo, ha conosciuto degli uomini, come racconta agli amici nella tavolata al ritorno. Uomini affascinanti, dai bei corpi, diversi da quelli dei maschi coreani, ma gli uomini, dentro, sono lo stesso. Quando era lì aveva invece detto: “Gli uomini qui sono gentili”. Le due gemelle, presunte, del film precedente del regista sudcoreano, Yourself and Yours, sono definite come uguali esteriormente, ma profondamente diverse all’interno. Sono probabilmente diverse personalità della stessa persona come nel film di riferimento, Quell’oscuro oggetto del desiderio, dove la protagonista assume le fattezze di due attrici diverse. La psicologia maschile e quella femminile, attorno le quali ruota sempre il regista, il modo in cui i due sessi si interpretano e si leggono, le reciproche specularità, sono esemplari in questo raffronto. Ma anche il senso ultimo del cinema stesso del pluripremiato regista sudcoreano, Hong Sangsoo, fatto di film diversi ma uguali, uguali ma diversi. Il cinema come ripetizione infinita di schemi con varianti.

Come spesso in Hong Sangsoo, On the Beach at Night Alone, presentato in concorso alla Berlinale 2017, è composto di due capitoli, il primo relativo al periodo in Germania di Younghee, il secondo al suo ritorno in Sud Corea. Due segmenti dove ricorrono frasi e situazioni, con simmetrie interne e parallelismi. Simmetrie a volte auspicate: “Starà ancora pensando a me” si chiede la protagonista, così come lei persevera ad averlo in mente. Mentre la simmetria tra uomo e donna, quella del rapporto di coppia, si confonde con il bacio lesbico di Younghee. Ma lo specchio più grosso è quello tra il film nel suo complesso e la vita, tipico del regista che popola i suoi film di attori e registi, e qui ci mostra l’attrice in sala, stabilendo così una risonanza con il pubblico che guarda il film.
In On the Beach at Night Alone il doppio vita-arte è quanto mai esplicito: il film rincorre le vicende sentimentali dell’attrice Kim Minhee, che qui al festival ha vinto il premio come miglior interprete femminile, con il regista stesso Hong Sangsoo, vicende di dominio pubblico che hanno suscitato un’ondata di protesta moralistica, costringendo la donna a rifugiarsi all’estero. Qua e là emergono considerazioni su quella vicenda, che si esauriscono nella sentenza: “È immorale che due persone si amino?”. E a ben vedere le specularità in Hong Sangsoo non sono mai perfette. Il regista viene dato come profondamente afflitto al punto di interrompere il suo lavoro. Sembra difficile che questo possa riferirsi a Hong Sangsoo che sforna opere con una frequenza alla Fassbinder. E quando lo vediamo alla tavolata, appare più vecchio di Hong, ma dice che progetta un film su una donna che ha amato. Rivendica quel cinema di storie personali che è noioso ma dipende da come lo si fa. Mentre quando Younghee disegna il volto del suo amato, lo raffigura coi capelli corti come in effetti è ora, come è stato possibile verificare alla sua ultima apparizione pubblica alla Berlinale. Hong Sangsoo confonde le carte e si riserva di apparire nel film attraverso varie personalità.

La grammatica cinematografica di Hong Sangsoo è come sempre basilare, essenziale e minimalista, fatta di piccole panoramiche a schiaffo, di zoomate improvvise, della musica di Schubert che ritorna, e su cui il regista ancora una volta gioca: la si sente mentre un personaggio suona una piccola pianola, con l’illusione che sia diegetica, ma ovviamente una tale complessità di orchestrazione non può che provenire da una fonte extradiegetica. L’occhio di Hong Sangsoo si sposta solo, con minimi e calcolati movimenti, quando è necessario. E in questo film non arriva dappertutto, lascia dei dettagli irrisolti, in un’ottica di mistero, con presenze indefinite, il ragazzo del parco di Amburgo, la figura sul balcone dell’hotel, dopo che l’addetto alle pulizie aveva lavato la vetrata, colui che sveglia Younghee alla fine.

Il cinema di Hong Sangsoo riparte dalla spiaggia, da una visione sul mare, sull’orizzonte e sull’infinito, una via di fuga cui tendono il cinema e i personaggi del regista, che qui si rinchiudono in un albergo con ampie vetrate che danno sull’oceano, quel mare in inverno, malinconico, che ama Younghee. Sono tre le volte in cui si vedono spiagge nel film. La battigia di Amburgo nella prima parte e poi quella sull’oceano coreano, dove Younghee si addormenta per essere risvegliata dall’aiuto-regista. Tra il primo e il secondo risveglio è iscritta la parte onirica, o che si presume tale. La parte del riscatto femminile, in cui la protagonista, per di più sotto effetto di alcol, si ribella a quel mondo sessista che le fa presente l’obbligo sociale di avere un figlio, prima che sia troppo tardi. “Gli uomini sono tutti idioti”, uomini che apostrofa come “non qualificati per amare”.
E già Hong Sangsoo sferra poi un forte fendente anti-maschilistico nella gag del barista, che nega di essere sposato davanti a Younghee, ma viene smentito dalla moglie che lo obbliga a contare i fagioli. Le schermaglie tra i sessi da sempre oggetto del cinema del regista sudcoreano, che ora ritrae la protagonista con grande sensibilità, e la mostra mentre si inginocchia in preghiera o in meditazione nel parco, e che abbraccia un cavolo colorato.

Si arriva così al secondo risveglio di Younghee sulla spiaggia. Stavolta non sappiamo chi l’abbia svegliata. Non c’è più il controcampo che ne inquadri il volto e nemmeno quello che tornava sulla spiaggia dalla parte opposta, quella del mare, che tornava sulla terraferma, tornava alle mediocrità degli uomini. È stato un sogno quello che ha appena vissuto? O una variante delle situazioni di un film di Hong Sangsoo? Ora la donna ha sempre il mare davanti. E se ne va verso una delle mille possibili divaricazioni della vita e del cinema del regista sudcoreano.

Info
La scheda di On the Beach at Night Alone sul sito della Berlinale.
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