Goldfish

Goldfish

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L’argentino, ma di stanza in Germania, Facundo V. Scalerandi, dirige una storia di fantasmi creati, immaginati eppur (forse) reali. Presentato nel concorso internazionale della settima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, un oggetto volutamente fuori moda, che cerca di inseguire spettri che si muovono attorno ai personaggi, non sempre riuscendoci ma con un gusto del grottesco da non sottovalutare.

Ectoplasmi

Quando Gertrud, madre di due gemelli, muore improvvisamente, il padre è incapace di accettarlo e dice ai figli che la donna è partita per una vacanza. La bugia sembra funzionare, ma mano a mano che altri membri della famiglia scompaiono deve ricomporre la sua storia per proteggere i bambini da lla realtà della morte. Gli anni passano e sarà troppo tardi quando il padre scoprirà non solo che i bambini hanno scoperto le sue bugie, ma le hanno migliorate. [sinossi]

Goldfish si apre e si chiude, in maniera circolare (la stessa forma del disco, a ben vedere), sulle note di Hurdy Gurdy Man di Donovan, che declama “Thrown like a star in my vast sleep / I open my eyes to take a peep / To find that I was by the sea / Gazing with tranquility”. Non guarda certo con grande tranquillità i suoi figli, e la sua stessa vita, il padre protagonista di questa bizzarra commedia grottesca, presentata in concorso alla settima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, la kermesse veneziana dedicata ai lavori sulla breve distanza curata da Roberta Novielli nell’ambito dei lavori dell’università lagunare. Sua moglie è morta, ma per non traumatizzare i piccoli, l’uomo ha deciso di costruire per loro la più gigantesca delle bugie: la mamma è partita per un lungo viaggio, in un posto lontano dove splende sempre il sole e lei è circondata dagli amici. A reggere il gioco l’anziano servitore, Sebastian. Quando a mancare è anche Cornelius, l’amato pesce rosso (da qui il goldfish del titolo) dei bambini, l’uomo si trova a rimpiazzarlo con un altro, ovviamente identico. Tutto deve procedere normalmente, senza che i piccoli ricevano alcun tipo di trauma. Poi a morire, anche a causa dell’iper-lavoro prodotto dall’accumularsi delle menzogne, è anche il buon vecchio Sebastian, a sua volta rimpiazzabile con un altro maggiordomo, che non sarà proprio identico al precedente ma in fin dei conti, inguainato nella sua divisa d’ordinanza, può arrivare a confondere la mente dei piccini. Ma gli anni passano…

Facundo V. Scalerandi, argentino di stanza in Germania (dove ha studiato alla Kunsthochschule für Medien di Colonia), mette in scena una commedia sapida, tutta giocata su un assunto aberrante: la vita non può finire, deve ripetersi in maniera coatta all’infinito, e poco importa a quel punto che sia vissuta dagli interpreti “reali”. I sostituti possono impegnarsi per far sì che la recita proceda nel migliore dei modi. Elegante e démodé nella sua ambientazione (nonostante la trama si svolga nel corso di decenni non si superano mai gli anni Sessanta), Goldfish è a suo modo un film a tema, teso ad arrivare a un punto di rottura che rappresenti una svolta ma anche un sardonico e ghignante colpo di scena.
Una volta di più viene naturale rimarcare il grado di professionalità che le scuole di cinema in giro per il mondo impongono ai propri studenti – un aspetto doveroso, ma che forse ogni tanto rischia di omologare lo sguardo di chi cinema lo studia, e dovrebbe invece avere il diritto di esprimere tutta la sua inadeguatezza ai diktat di prammatica –, e da un punto di vista strettamente formale è difficile aver qualcosa da ridire su un lavoro come Goldfish, per quanto non si distacchi un granché da ciò che si è oramai abituati a vedere all’interno delle strutture cinematografiche europee. Il vero punto d’interesse del film, semmai, è nella volontà del regista di giocare con la comicità nera, utilizzando la morte in scena come una totale, irrefrenabile baracconata allestita in modo abbastanza superficiale. Perché l’importante non è chi mente, ma chi vuole sentirsi raccontare delle bugie. In questo aspetto è possibile rintracciare la vera anima del corto di Scalerandi, capace di utilizzare un tono sulfureo a fronte di una messa in scena impeccabile, quasi raggelata nella ricostruzione d’epoca. Un’opera da non sottovalutare, in attesa che Scalerandi dimostri una maggiore libertà creativa nel lavorare un proprio immaginario.

Info
Goldfish sul sito del regista Facundo V. Scalerandi.
  • goldfish-facundo-scalerandi-goldfische-2016-02.jpg
  • goldfish-facundo-scalerandi-goldfische-2016-01.jpg

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