Toril

Toril

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Presentato in concorso al Bergamo Film Meeting, Toril, opera prima del francese Laurent Teyssier, è un thriller ambientato nell’assolata Camargue, ma anche un’elegia per un mondo di contadini e allevatori che sta scomparendo.

Il giardino dei peri

Nelle campagne nel Sud della Francia, il padre di Philippe, contadino schiacciato dai debiti, cerca di togliersi la vita. Philippe, piccolo trafficante di marijuana cerca di salvare le terre e il magazzino del padre. Per farlo, deve trovare i soldi, tanti e subito. Si rivolge quindi al più grande trafficante di droga della regione, proponendogli un affare: un solo colpo, una consegna destinata a cancellare i debiti del padre. Ben presto Philippe si troverà invischiato in una rete da cui sarà molto difficile uscire. [sinossi]

Il titolo del film, Toril, è un vocabolo usato per indicare il locale adiacente all’arena dove si tengono i tori, nelle corride incruente della Camargue. E proprio una scena di corrida è esibita all’inizio del film, quasi come indicazione turistica di una regione francese, come la Camargue, nota per i suoi paesaggi e le sue attrazioni naturalistiche. E tutto il film palpiterà di questa luce abbagliante del sole cocente estivo delle campagne del Sud della Francia. Non di solo turismo può però evidentemente andare avanti l’economia del territorio.
In concorso al Bergamo Film Meeting, Toril ci mostra l’attività agricola, quasi in forma documentaristica, il lavoro dei campi e anche l’attività di mandriani, l’allevamento dei tori, la loro marcatura. Sono attività in serie, coltivazioni di meloni, pere, melanzane, prodotti in quantità industriale in serre e messi nelle cassette per essere distribuiti con camion nei mercati lontani. Nulla a che vedere con la vita di campagna da Nonna Papera, stucchevole e idilliaca o con il chilometro zero in voga ultimamente: viene espressamente detto che non si tratta di agricoltura biologica e, anche facendola passare come tale, si rischierebbe una multa di cui i protagonisti non sembrano preoccuparsi più di tanto.

Sono contadini umili i protagonisti di Toril, che hanno la faccia scavata e butterata come quella di Gérard Meylan, l’attore feticcio di Robert Guédiguian, che fanno questo lavoro da una vita, una vita faticosa, che hanno difficoltà ad accettare le nuove regole del mercato. Come succede al padre di Philippe, che non può concepire che tutto ciò su cui si è fondata la sua vita, e quella della sua famiglia da generazioni, possa essere cancellato di colpo. Nemmeno una forma di socialismo istintivo, quello dei colleghi che si offrono di aiutarlo mettendo in condivisione con lui i loro possedimenti, basta a farlo recedere dalla decisione di togliersi la vita. Momento che il regista lascia in un abile fuori campo: l’uomo, dopo aver minacciato gli altri, si punta il fucile, ma solo dopo uno stacco verrà rivelato che gli altri sono riusciti ad afferrargli l’arma. Sono riusciti a salvarlo ma non sono riusciti a impedire che si ferisse.

Su una esigenza sociale forte, la crisi delle attività agricole, si fonda dunque Toril, che ammanta il tutto di un senso poetico decadente da Il giardino dei ciliegi. Ma, a differenza dell’opera di Čechov, sono delle ruspe a divellere impietosamente gli alberi da frutta, che d’un colpo cancellano la storia contadina. In questo contesto, Laurent Teyssier innesta una storia thriller che si fonda su un meccanismo narrativo e morale quasi hitchcockiano, che incastra il protagonista. Philippe è costretto a dedicarsi al traffico di droga, che vede come unica possibilità per salvare l’attività di famiglia e risollevare la vita del padre. Ma la dimissione dall’ospedale imprevista di quest’ultimo, e il suo ritorno in azienda non consente più a Philippe di agire indisturbato. Deve nascondere questa attività dagli occhi del padre. Come non pensare dunque ai sacchetti bianchi nascosti nel fondo delle cassette di frutta come a dei cadaveri hitchcockiani – quello della donna nel sacco di patate in Frenzy per esempio – che ci tengono col fiato sospeso temendo vengano scoperti. Ma un occultamento di cadavere vero avviene anche in Toril, e il regista lo gira con lo sfondo, a contrasto, di un bellissimo cielo al tramonto della Camargue.
Laurent Teyssier si mostra un abile regista, basta pensare alla scena della sparatoria che avviene fuori campo, all’esterno della serra in cui si vedono gli squarci dei proiettili. Scena peraltro che segna un’inversione narrativa. Ma, a differenza dei contadini che ritrae, non è in grado di eseguire alla perfezione un innesto, nel suo caso tra la descrizione della campagna in crisi e la struttura narrativa di genere. E alcuni passaggi malavitosi-scorsesiani appaiono artificiosi.

Info
La scheda di Toril sul sito del Bergamo Film Meeting.
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