Rosemary’s Killer

Rosemary’s Killer

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Slasher più violento e brutale della media, Rosemary’s Killer di Joseph Zito è costruito su un’ottima gestione della suspense e accenti scopertamente autoironici. In dvd per Sinister e CG.

28 giugno 1945: mentre la Seconda Guerra Mondiale volge al termine, in una cittadina del New Jersey ha luogo una festa di laurea. Avviene un brutale omicidio che sembra legato a una traumatica delusione d’amore per un soldato ritornato dal fronte europeo. 28 giugno 1980: dopo più di trent’anni di sospensione delle feste di laurea, nella cittadina si decide di organizzarne una. Ma evidentemente per qualcuno è una ferita che si riapre, dal momento che durante la festa ricomincia una catena di efferati delitti… [sinossi]

Rosemary’s Killer di Joseph Zito farebbe impazzire di gioia il buon Randy della saga di Scream. Randy teorizzava le regole fondamentali sulle quali più o meno tutti gli slasher americani di fine anni Settanta-inizio anni Ottanta venivano costruiti. Quelle regole in Rosemary’s Killer ci sono tutte, rispettate una dopo l’altra: un campus, una festa di laurea (anzi due a distanza di anni), un antico trauma che rivive nel presente con annesso incipit nel passato, tripudio di armi bianche (qui più violente che mai), belle ragazze sul crinale della sensualità pronte a immolarsi sull’altare dell’ultimo psicotico di turno, primi approcci sessuali che si tramutano in puntuale anticamera per una carneficina, uso di alcool e droga che, per estensione della dimensione erotica, viene identificato nella dimensione della colpa e della trasgressione da punire con moralistici massacri. Non ultima, mutuandola dal seminale Halloween (1978) di John Carpenter, l’unità di tempo, che vede dipanarsi una vicenda di brutali omicidi tutta nell’arco di una sola nottata. Come spesso accade nello slasher, anche il film di Zito si tramuta in una sorta di sbeffeggio cinico e macabro ai danni del teen movie, la sua versione malata e truculenta. Un po’ come se registi e sceneggiatori si comportassero alla maniera di Panino (vedi “Tapparella” di Elio e le Storie Tese), il classico nerd non invitato alle feste che, covando rancore, si vendica compiendo un massacro contro la stupida crudeltà dell’adolescenza e gli annessi riti collettivi. Vi è solo una nota vagamente dissonante: Rosemary’s Killer (1981), bislacco titolo internazionale in luogo dell’originale The Prowler, sceglie anche la struttura “whodunit”, forse più attinente al giallo italiano che alla tradizione autoctona americana. Anche se il colpevole è intuibile dalla sua prima apparizione in scena, anzi per tutto il film viene da pensare che non possa essere lui, visto che si tratta della soluzione più ovvia: e invece poi è lui davvero, e ci si fa una mezza risata. Non è l’unica risata del film a ben vedere, e anzi essa è perfettamente prevista dal progetto filmico, dal momento che Zito costeggia spesso una sana autoironia applicata a convenzioni e aspettative del pubblico.

Come tutti i b-movie nati a imitazione di una tendenza di grande successo nel cinema americano del tempo, anche Rosemary’s Killer non brilla certo per raffinatezza attoriale. I ragazzi protagonisti sono tutti volti sconosciuti che, a quanto ci risulta, non hanno poi avuto in seguito brillanti carriere, mentre in ruoli secondari si assoldano vecchie glorie disposte a giocare coi giovani nel divertente balletto dell’horror: Lawrence Tierney, rivisto poi in Le iene (1992) di Quentin Tarantino, e soprattutto il tormentato Farley Granger, che dalle glorie della Hollywood anni Quaranta e Cinquanta era passato alla corte di Luchino Visconti per Senso (1954) per poi declinare rapidamente nell’anonimato anche per la sua inaccettabile franchezza riguardo alla propria omosessualità. Dopo anni di oscuramento ricomparirà poi nel cinema italiano, col ruolo più importante in Lo chiamavano Trinità (1970) per concludere in seguito la carriera nel mondo delle soap opera. Il comparto attoriale non è quindi di prima scelta, come d’altra parte non lo era in ambito di slasher nemmeno in opere più ricche e blasonate. In questo tipo di cinema l’interesse sta ovviamente in tutt’altro, ovvero nella capacità di maneggiare con profitto gli strumenti della suspense, dello spavento e del terrore. In tal senso l’oscuro Joseph Zito, finito poi a dirigere a metà anni Ottanta Chuck Norris in una serie di film di buon successo, mostra di non aver nulla da invidiare ad autori più noti e apprezzati. Certo la coerenza e la logica narrativa vanno a farsi benedire, col puntuale assassino dotato del dono dell’ubiquità, tombe scoperchiate con disinvolta sostituzione di cadavere (niente di più facile, no?) e qualche sbavatura che si colloca in un territorio ambiguo tra autoironia e ridicolo involontario.

Ma intanto Rosemary’s Killer ha un pregio di originalità nello spunto narrativo e nella raffigurazione dell’assassino: stavolta il trauma originario che scatena la violenza è legato alla Seconda Guerra Mondiale e ha a che fare con una delusione d’amore, mentre la maschera dell’assassino è una divisa da soldato americano e tra le armi usate vi è anche un robusto forcone. Oltre a questo, Zito mostra di saper governare egregiamente la suspense, giocando per tutta la durata con le attese dello spettatore e sconfessandole passo dopo passo in una guerra di nervi. La parte centrale del racconto occupa un’intera mezz’ora che lascia senza fiato, dilatata in lunghe sequenze in cui musica ed effetti sonori tengono su una corda tesissima l’attenzione spettatoriale. Un tripudio manierato di false soggettive con relativo ritardo nell’esplosione della violenza (vedi il primo omicidio nelle stanze del college) o la dilatazione dell’attesa fino ai limiti della tolleranza umana (la prima visita alla casa del maggiore Chatham). A rinforzare l’efficacia della messinscena nell’ordine dell’ansia e della suspense, Zito muove benissimo la macchina da presa, spesso ricorrendo al long take con continui avvicinamenti e allontanamenti alle spalle dei personaggi, muovendosi languidamente intorno a loro. Il fiato sul collo lo sentiamo pure noi, ma spesso il fiato non è di nessuno, è solo la macchina da presa che si diverte a imbastire false soggettive una dopo l’altra. Altrettanto funzionale alla crescita ansiogena dell’attesa spettatoriale appare l’utilizzo del montaggio spezzato, che interrompe sequenze di stallo con inserti della festa di laurea dove la musica ricopre un ruolo fondamentale. Da musica sottile e ansiogena si passa brutalmente agli inserti rockeggianti della festa, col risultato che a far saltare sulla poltrona non è l’assassino in azione, ma l’esplosione del rock. Il risultato è l’evocazione di una dimensione intensamente paranoide, e malgrado si tratti di un film di 35 anni fa Rosemary’s Killer fa ancora paura.

A differenza di altri slasher che giocano più sulla suspense e meno sull’effetto (lo stesso Halloween non è poi così efferato nell’esecuzione degli omicidi), Zito va giù duro anche sulla mostrazione della violenza. Gli omicidi sono lunghi e insistiti, con piena brutalità nell’uso di primi piani delle vittime agonizzanti, credibilmente sgozzate grazie alla mirabile artigianeria di Tom Savini. Tutte le sequenze di omicidio sono orchestrate con grande sapienza, ivi compresa l’uccisione in piscina che si avvale dei consueti effetti fuori/dentro l’acqua e soggettive a filo d’acqua. Se la prima impressione può essere quella di uno slasher riletto in ambito b-movie secondo coordinate più rozze e immediate, si deve rilevare che vi è molto anche di gioco ed eccesso autoironico (il vecchietto che afferra la ragazza protagonista in fuga senza alcuna ragione; la pantegana che in prefinale appare sotto al letto rischiando di far scoprire la ragazza nascosta; la divertente parentesi della telefonata col guardiano; lo spavento finale, del tutto immotivato; la testa che esplode con una fucilata; il forcone spezzato nella porta…).
Insomma, il Randy di Scream ne sarebbe felicissimo. C’è tutto quel che si chiede a uno slasher; i luoghi più canonici, la tipologia degli omicidi (doccia, piscina, amplessi interrotti, colpa, moralismo ed espiazione…), le dinamiche psicotiche di un trauma da far rivivere all’infinito, la nudità da punire. E riscoprire uno slasher ben fatto è sempre un piacere. Anche per noi, che ce lo rivediamo al fianco del buon Randy con la birra in mano.

Extra: trailer cinematografico.

Info
Il trailer si Rosemary’s Killer.
La scheda del film sul sito di CG Entertainnment.
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