Underworld – Blood Wars

Underworld – Blood Wars

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Con Underworld – Blood Wars giunge al quinto capitolo la saga dedicata allo scontro infinito tra vampiri e lycans; stavolta Selene dovrà mettere in gioco i suoi affetti più cari per cercare di mettere fine alla guerra. Un sequel stanco e privo di qualsiasi tipo di inventiva, diretto senza guizzi da Anna Foerster. A fianco della protagonista Kate Beckinsale Theo James e Lara Pulver.

In nome della figlia

Braccata da un lato dal clan dei Lycans guidati dal carismatico Marius, e dall’altro dalla fazione dei vampiri che l’ha tradita, Selene può contare soltanto su due alleati: David e suo padre Thomas. Marius intanto riesce a convincere l’esercito di Lycans che lo ascolta a fauci spalancate, che la chiave per porre fine alla millenaria battaglia contro i vampiri, è il sangue di Eve, la figlia di Selene, per metà lycan, per metà vampira, in grado di conferire a chiunque ne beva anche solo una goccia un potere sufficiente a sconfiggere i nemici una volta per tutte. Nello scontro finale per proteggere se stessa e sua figlia, Selene sarà chiamata a compiere l’estremo sacrificio. [sinossi]

Inizia con un riassunto delle puntate precedenti, Underworld – Blood Wars, e questo in qualche modo rende già evidente il materiale cui si andrà incontro nella restante ora e mezza nella quale si dipana la storia scritta da Cory Goodman, già “colpevole” degli script di Priest di Scott Stewart e The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe di Breck Eisner; un lungo e del tutto inessenziale viaggio nei canyon di una saga cinematografica fattasi anno dopo anno, film dopo film, sempre più esangue e priva di profondità. Non che alla base ci fosse chissà quale riflessione, sia chiaro: Underworld, capostipite diretto da Len Wiseman che nel 2003 portò per la prima volta sul grande schermo la guerra senza tregua tra i vampiri e i lupi mannari lycan, si proponeva già come basico punto d’incontro tra l’action e l’horror sovrannaturale. Eppure era possibile scorgere una pur vaghissima lettura sociale dello scontro – i nobili succhiasangue contro i sottoproletari licantropi – e l’azione era suffragata tra una trama semplicissima ma non priva di un pur minimo fascino.
Da allora a Underworld – Blood Wars, quinto capitolo con protagonista la bella vampira Selene interpretata da Kate Beckinsale, sono trascorsi tredici anni: un tempo che ha arrugginito le giunture dell’architettura della saga e allo stesso tempo ha visto sorgere contendenti altrettanto seriali, e di maggior successo commerciale. Alla regia di Blood Wars è accreditata Anna Foerster, esordiente al cinema ma temprata da molti lavori televisivi (episodi firmati per Criminal Minds, Unforgettable e Outlander), e l’impressione è proprio quella di un revival di una serie televisiva, di cui si aspetta con stanco interesse un nuovo episodio, o una nuova stagione, solo per potersi avvicinare a un finale degno di questo nome.

Pare che per la fine vera e propria della saga sia necessario attendere un ulteriore film, ma Underworld – Blood Wars sembra già a suo modo segnalare un arrivo al capolinea. Non solo la narrazione si fa ancora meno interessante del passato, con l’escamotage attorno al quale gira l’intero plot – la bimba di Selene minacciata dai belligeranti lycans – che non ha la forza per reggere un impianto spettacolare di questo tipo, ma la Foerster sembra decisa in tutto e per tutto a raggelare il più possibile l’azione.
Seguendo un processo già in atto, Underworld – Blood Wars manca quasi completamente di sangue, non vibra né di violenza né di passioni di alcun tipo. La narrazione preferisce perdersi nei meandri delle stanze del potere, tra una discussione strategica e l’altra, quasi si stesse cercando di allargare lo sguardo a qualcosa di più grande delle gesta atletiche di Selene: il problema è che il quadro d’insieme non è così strutturato e sfaccettato da agevolare un’operazione di questo tipo, e lo sguardo della regista non ha la forza immaginifica per sopperire a una staticità dialettica. Nel prediligere il dialogo all’azione il film rinuncia scientemente all’unico aspetto in grado di solleticare ancora oggi l’appetito di uno spettatore che per il resto non ha più molto da chiedere a una epopea siffatta: il risultato inevitabile è quello di trovarsi tra le mani un oggetto levigato, trattato con una cura – in post-produzione, il film è inguainato in un unico lungo e interminabile effetto speciale, elegante ma posticcio e soprattutto sempre uguale a sé – ma privo di qualsiasi sostanza. Una scatola vuota, nella quale la Beckinsale non sa più trovare reali motivazioni al suo personaggio e si danna l’anima per un risultato che non potrà che essere insoddisfacente. Vacuo e privo d’inventiva, Underworld – Blood Wars è algido e privo di sangue, di carne, di vita. Un corpo inerte, che pretende di agitarsi ancora, prima di un rigor mortis che tutti iniziano ad attendere con ansia.

Info
Il trailer di Underworld – Blood Wars.
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