Scappa – Get Out

Scappa – Get Out

di

Esiste razzismo negli States post-Obama? E se sì, in che modo si articola? Con Scappa – Get Out, l’attore Jordan Peele esordisce alla regia per la Blumhouse tracciando con intelligenza i contorni di un thriller che guarda agli stati d’allucinazione degli anni ’70. Una discesa nell’incubo angosciosa e inquietante, che non rinuncia a una buona dose di sardonica ironia e a una crudeltà dello sguardo.

Indovina chi viene a cena?

Un giovane afro-americano visita la tenuta di famiglia della sua fidanzata bianca dove si scontra con il vero motivo che si cela dietro l’invito. Ora che Chris e la sua ragazza, Rose, sono arrivati al fatidico incontro con i suoceri, lei lo invita a trascorrere un fine settimana al nord con Missy e Dean. In un primo momento, Chris legge il comportamento eccessivamente accomodante della famiglia, come un tentativo di gestire il loro imbarazzo verso il rapporto interrazziale della figlia; ma con il passare del tempo, fa una serie di scoperte sempre più inquietanti, che lo portano ad una verità che non avrebbe mai potuto immaginare. [sinossi]

Scappa – Get Out inizia con un ragazzo afrodiscendente che parla al telefono con la sua ragazza mentre si aggira, un po’ sperduto, per le vie di un quartiere residenziale. Una macchina inizia a seguirlo, in modo un po’ inquietante, e il giovane decide di cambiare strada… Com’è evidente, trattandosi di un thriller/horror, che entrare eccessivamente nel dettaglio rischia di rovinare la visione ai futuri spettatori, è ancor più chiaro a chiunque che basterebbe la prima sequenza per evidenziare gran parte di ciò che accadrà durante l’arco narrativo del film. Non che questo sia un difetto, è giusto sottolinearlo: non è tanto nella “sorpresa” che va ricercato il senso di Scappa – Get Out, e nemmeno nella sua capacità di ribaltare – o guardare da diversa prospettiva – gli schemi stantii tanto della commedia quanto dell’horror che un tempo si sarebbe definito politico. Cosa c’è di effettivamente politico nell’esordio alla regia di Jordan Peele, gloria della comicità televisiva da quasi quindici anni a questa parte ma apparso solo in modo saltuario sul grande schermo e sempre in ruoli di contorno (Vi presento i nostri e Nudi e felici, tanto per fare un paio di esempi)? Perché, al di là dell’intelligente scelta di appartenenza a un immaginario rétro, come si dirà più avanti, c’è qualcosa di così fortemente contemporaneo che dimostra l’urgenza di Scappa – Get Out?

Potrebbe rispondere a questi quesiti uno degli avvertimenti che la sorridente Rose (bianca) fa al suo fidanzato Chris (nero) mentre si stanno avviando a passare un week-end nella gigantesca casa dei genitori di lei: suo padre, con ogni probabilità, parlerà a lungo al ragazzo del fatto che se fosse stato possibile avrebbe votato per una terza volta Barack Obama alle elezioni presidenziali di novembre 2016. Per la terza volta avrebbe votato il primo presidente afrodiscendente della storia degli Stati Uniti d’America. E infatti il neurochirurgo Dean Armitage racconta a Chris il suo amore per Obama, “miglior presidente della mia vita”. Gioca con sardonica crudeltà su un tema poco attraversato dal cinema di oggi, l’esordiente Peele: i germi del razzismo, e forse i mostri più difficili da combattere, non sono da ricercare nei redneck bifolchi del sud, così sfacciatamente ottusi nella loro divisione in razze da non poter opporre resistenza ai veri dominatori del sistema socio-culturale statunitense, la classe dominante wasp. Sono loro, i liberal amici dei grandi magnati, quelli con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra, che a parole sarebbero pronti ad aprire ogni porta a chi non è “bianco”, i veri nemici da combattere. Gli ospiti della festa che si terrà nella magione degli Armitage, è sempre Rose a sottolinearlo, non sono bianchi: sono bianchissimi.

Negli USA in cui lo scontro razziale sta tornando a ribollire, portando con sé, come sempre, uno scontro di classe che è il vero unico grande problema di ogni sistema capitalista, un film come Scappa – Get Out si insinua come un bisturi, solleva la carne per mostrare i muscoli e solleticarli, magari distruggendo qualche tendine qua e là. Peele rifugge dalla prassi del genere di questi ultimi anni, cercando ispirazione altrove: ecco dunque che il suo film riverbera nell’aria della sala echi di opere tra loro distanti, perfino a prima vista destinate a cozzare con violenza. L’atmosfera à la Indovina chi viene a cena?, con tanto di domestici di colore che non sanno adeguarsi alla venuta di un loro pari che osa entrare a far parte di una famiglia benestante bianca, si incrina ben presto, sfumando in nuvole di mostruosità solo sussurrate nel buio che rimandano semmai al sommo cult Society – The Horror, capostipite di una genia di film inevitabilmente reietta, ma proprio per questo ancor più immortale. Ecco poi, nel seguitar della narrazione, osservare l’incedere di rimandi – per niente velati – a La fabbrica delle mogli, l’originale di Bryan Forbes ovviamente, non il pessimo remake con Nicole Kidman protagonista assoluta. Già, la New Hollywood. Già, l’horror politico. I tempi stanno cambiando, come cantava il Nobel Robert Allen Zimmerman, e questo si avverte anche nell’approccio di Peele: non si può evitare l’ironia, e non è detto che sia un male. Tutto oramai è riscrittura del passato, aggiornamento e riappropriazione di un’identità, e Scappa – Get Out non può sfuggire a questo: così là dove un tempo risiedeva una visione cupa e priva di speranze, non è detto che non si possa ritrovare una vaga luce, magari episodica o casuale, ma pur sempre luce.
Senza voler/poter spiegare troppo, Peele ha il coraggio e la sfrontatezza di squarciare il velo dell’ipocrisia liberal, smembrando il corpo già putrescente di una borghesia dem autoassoltasi dalle storture della Storia, che ammette di aver accettato la sconfitta genetica pur rivendicando la primigenia culturale, e quindi l’identità del popolo. La vetta che guarda la base, la accetta come pari e la lascia volentieri a svolgere il ruolo di base. Coraggio che dimostra anche la Blumhouse, casa di produzione sempre più centrale nell’immaginario orrorifico di questi tempi, e alla quale si devono tra gli altri la saga di Insidious, Sinister di Scott Derrickson, The Lords of Salem di Rob Zombie, La notte del giudizio, The Green Inferno di Eli Roth, e gli ultimi due Shyamalan (The Visit e Split).

Info
Il trailer di Scappa – Get Out.
La pagina facebook di Scappa – Get Out.
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-09.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-08.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-07.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-06.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-05.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-04.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-03.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-02.jpg
  • scappa-get-out-jordan-peele-2017-01.jpg

Articoli correlati

  • In Sala

    splitSplit

    di Secondo film realizzato con la Blumhouse Production, Split è un tesissimo thriller che ci riporta alla poetica originaria di Shyamalan, agli spazi chiusi, alle geometrie della scrittura e della messa in scena, a quel passato che credevamo perduto.
  • In sala

    la-notte-del-giudizio-election-year-2016-James-DeMonaco-recensioneLa notte del giudizio – Election Year

    di Terzo capitolo della saga neocarpenteriana, La notte del giudizio - Election Year costruisce una metafora politica di inquietante attualità. La forza della tesi però si disperde a tratti nella pratica di personaggi appena abbozzati e di snodi narrativi grossolani.
  • Archivio

    the-visit-2015-m-night-shyamalan-cov932The Visit

    di Il ritorno di M. Night Shyamalan alle timbriche dei primi film mostra un regista intelligente, acuto, perfettamente in grado di adattare la propria poetica a un budget ridotto.
  • Archivio

    sinister-2-ciaran-foy-2015-cov932Sinister 2

    di Torna il perfido Baghuul, demone babilonese che attira a sé i bambini spingendoli a sterminare la propria famiglia, per un sequel di cui nessuno sentiva la necessità.
  • In Sala

    the_gallows-recensioneThe Gallows

    di , Pur considerando i limiti del filone del found footage, The Gallows - L'esecuzione si rivela un film fiacco e privo di idee, infarcito di luoghi comuni e con più di un buco di sceneggiatura.
  • In Sala

    Poltergeist (2015) di Gil Kenan - Recensione | Quinlan.itPoltergeist

    di Sia che lo si guardi come remake (sbiadito) del classico di Hooper e Spielberg, sia come ghost story moderna, il nuovo Poltergeist si segnala per la sua mediocrità, e la sua natura di bignami di stilemi e topoi dell'horror di ieri e di oggi.
  • In sala

    Insidious-3Insidious 3 – L’Inizio

    di Subentrando in cabina di regia a James Wan, Leigh Whannell dirige un prequel che si rivela fedele alle atmosfere e all'estetica del franchise; pagando però molto a livello di qualità della scrittura e configurandosi come un prodotto dedicato principalmente agli appassionati.
  • Archivio

    Oculus (USA 2013) di Mike Flanagan - Recensione | Quinlan.itOculus

    di Partendo da un corto del 2006, Mike Flanagan realizza un horror più interessante che spaventoso, focalizzandosi (forse troppo) sugli incastri della sceneggiatura e sull'intreccio dei piani temporali.
  • Archivio

    la-notte-del-giudizio-2013-the-purge-cov932La notte del giudizio

    di In un'America distrutta dalla criminalità, il governo ha deciso di instaurare un giorno all'anno in cui per 12 ore ogni tipo di crimine diventa legale...
  • Archivio

    Sinister_scott-derricksonSinister

    di Il found footage (e questa volta è in super8) torna a fare paura in Sinister di Scott Derrickson. Con Protagonista Ethan Hawke.
  • Festival

    bifest-2017Bif&st 2017

    Scienza, storia, contemporaneità e tanto cinema. Al via dal 22 al 29 aprile l'ottava edizione del Bif&st – Bari International Film Festival.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento