PIIGS

PIIGS, così sono state chiamate, in modo spregiativo, quelle nazioni dell’Unione Europea (tra cui l’Italia) che non hanno saputo reggere l’urto della crisi finanziaria. Ma in che modo la UE sta affrontando questa crisi? E l’austerity è davvero una soluzione? Attorno a questi interrogativi si muove il documentario diretto da Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre, che propone punti di vista di alcuni saggisti ed economisti, tra i quali Noam Chomsky e Yanis Varoufakis. Ma dall’universale si passa anche al ‘particolare’…

Finché la banca va…

Piigs è un film a metà strada tra Inside Job (documentario del 2010 sulla crisi finanziaria USA) e le storie proletarie di Ken Loach. Narrato da Claudio Santamaria e con interviste a Noam Chomsky, Yanis Varoufakis ed Erri De Luca. È un viaggio affascinante e rivoluzionario nel cuore della tragica crisi economica europea. Realizzato da tre filmmaker dopo cinque anni di ricerche e due di riprese, Piigs è un’immersione senza precedenti e senza censure nei dogmi dell’austerity. Il documentario racconta anche le dirette conseguenze dell’austerity a Roma, concentrandosi sulla storia della sopravvivenza di una Cooperativa sociale che assiste disabili e persone svantaggiate. Dintorni di Roma, oggi. Claudia sta provando a salvare la Cooperativa “Il Pungiglione” dal fallimento. “Il Pungiglione” ha un credito di un milione di euro dal comune e dalla regione e rischia di chiudere per sempre: 100 dipendenti perderanno il lavoro e 150 disabili rimarranno senza assistenza. È una bomba sociale a orologeria. È vero che nell’Eurozona non c’è alternativa all’austerity, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio, ai tagli alla spesa sociale? Al fallimento del “Pungiglione”? [sinossi]

PIIGS, vale a dire (rimanendo all’acronimo) Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna. Ma, visto che da quotidiani ed economisti di lingua anglofona viene questo “brillante” neologismo, anche maiali. Sono scrofe quelle nazioni che hanno pagato a un prezzo più caro l’incedere della crisi economica, e ora si trascinano addosso il fardello di una politica di austerity che non rilancia l’occupazione, non risana realmente il debito, non dona slancio all’economia. Maiali. Perché? Forse perché grufolano nel fango per cercare il cibo, o più probabilmente perché i suini sono animali ovunque utilizzati in metafore poco eleganti; animali a cui vengono attribuiti i difetti più marchiani ed evidenti, a partire dall’incapacità di tenersi puliti… È interessante che PIIGS, il documentario diretto a sei mani da Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre, inizi il suo tour in giro per le sale d’Italia proprio nei giorni in cui in Francia si è votato per il primo turno delle presidenziali; dalle urne sono usciti due nomi solo in apparenza nettamente contrapposti: da un lato Marine Le Pen, la pargola autorinnegata del leader e fondatore del Front National nato nei primi anni Settanta dai fascisti di Ordre nouveau, e dall’altro Emmanuel Macron, prodotto di laboratorio che fonde le istanze liberiste della destra storica e dei lati più centristi del Partito Socialista. L’unica vera discriminante per distinguere due politiche reazionarie pare essere oggi nella loro posizione riguardo l’Europa.
Il sottotitolo di PIIGS recita “come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity”, citando in modo esplicito il Dottor Stranamore di kubrickiana memoria: se questo da un lato si lega al percorso di uno dei tre registi, Federico Greco, che portò a termine nel 1999 il fluviale Stanley and Us in combutta con Stefano Landini e Mauro Di Flaviano, dall’altro certifica la volontà del documentario di porsi in una posizione tra lo sci-fi post-apocalittico e la fin troppo facile previsione del futuro prossimo (e lettura dell’esistente, ovviamente).

PIIGS è senza dubbio un lavoro a tesi, che parte da un presupposto e da una presa di posizione chiara, priva di chiaroscuri o dubitativi. Questa Unione Europea, dicono gli autori, così concepita non funziona e non può funzionare, visto che i temi del diritto al lavoro, del welfare e della protezione sociale sono subordinati all’unica dominante, la tenitura del sistema economico fondato in parte consistente sulle teorie di Milton Friedman. Non esiste reale contraddittorio, all’interno del documentario, né si portano sul piatto della bilancia i diversi punti di vista. Noam Chomsky, Yanis Varoufakis, Erri De Luca, Warren Mosler, Stephanie Kelton, Paolo Barnard e gli altri intervistati sono compatti nel bocciare un’Unione Europea che ha perso – se mai l’ha avuto – interesse nella vita del cittadino comune, di quella classe media e proletaria mandata con gran facilità al macello.
Se questa scelta in epoca di politically correct e di ipocrisia galoppante – si veda il modo in cui il Movimento 5 Stelle romano ha di fatto boicottato una giornata di proiezioni dedicate al tema del diritto del popolo palestinese adducendo come motivazione la mancanza di un contraddittorio nei film selezionati – può apparire fuori dal tempo, e perfino essere vista in modo negativo, c’è da dire che il terzetto dietro la videocamera sembra avere le idee piuttosto chiare: a ben vedere PIIGS non è un pamphlet contro l’Unione Europea o contro la moneta unica (interessante il passaggio in cui Barnard sottolinea come un abbandono dell’euro senza una struttura politica ed economica in grado di reggere un simile cambiamento porterebbe a disastri sociali ancora maggiori), ma un grido di protesta e di dolore nei confronti di questo tipo di Unione Europea e di questo utilizzo della moneta unica.

Proprio per questo assume un valore peculiare la scelta di abbandonare il macrosistema per concentrarsi su un microcosmo assai più piccolo, invisibile ai più, come Il pungiglione, realtà cooperativa che a Monterotondo (30 chilometri a nord di Roma) si occupa di inserire nel mondo del lavoro persone svantaggiate dalle esperienze di vita o da ritardi mentali che ne compromettono le relazioni con il mondo esterno. Una cooperativa, come tante, che rischia di collassare sotto il peso di una crisi economica che, in modo piramidale, ha progressivamente spinto lo Stato a eliminare i fondi per le regioni, che a loro volta li hanno eliminati per i comuni, che non possono dunque più sostenere realtà anche virtuose come Il pungiglione. Un processo inarrestabile, che mette vittima contro vittima, in una prospettiva di guerra tra poveri che non intacca mai un sistema iper-protetto ma mai protettivo, mai inclusivo.
Nella lettura del particolare si può leggere con più facilità la stortura dell’universale, il piano inclinato su cui scivola la società europea, senza che ci sia una generazione in grado di alzare il livello dello scontro e della lotta. “Siete troppo pochi” sentenzia con amarezza De Luca, e ha ragione. Senza più boom di nascite manca anche la base umana per mettere in piedi strumenti di lotta credibili, e pericolosi per il sistema. Fin troppo semplice sotto il profilo strettamente cinematografico (nonostante l’espediente narrativo che traina il racconto attraverso la voce di Claudio Santamaria), PIIGS è opera interessante e da non sottovalutare, soprattutto perché pone una questione da sinistra là dove la sinistra sembra sempre più zoppicante, indecisa, impaurita da se stessa e dalle proprie istanze più che dal mondo che la circonda. Un’occasione per (ri)prendere un dibattito e cercare di trovare soluzioni. Sempre che non sia già troppo tardi: il segnale arrivato dalle urne francesi sembra suggerire, purtroppo, proprio questo.

Info
Il trailer di PIIGS.
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