Miss Sloane – Giochi di potere

Miss Sloane – Giochi di potere

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Serrato thriller corporativo, Miss Sloane di John Madden racconta una classica storia americana, declinandola in brillanti soluzioni narrative. Al Bif&st 2017.

Socrate in tailleur

Nel mondo dei power-broker, i mediatori politici, dove le poste in gioco sono altissime, Elizabeth Sloane è una lobbista straordinaria, la più ricercata a Washington. Famosa per la sua astuzia e una lunga storia di successi, ha sempre fatto qualsiasi cosa per vincere, ma quando deve affrontare l’avversario più potente della sua carriera, scopre che la vittoria può costare un prezzo troppo alto. [sinossi]

Tradizionalmente si identifica il genere americano per eccellenza con il western, ma nonostante le radici dell’eterno duello tra cowboy e indiani, sceriffi e fuorilegge, siano indubbiamente legate alla conquista del Nuovo Mondo, bisogna ammettere che hanno poi trovato adeguata declinazione in pagine importanti del cinema italiano, tedesco, spagnolo e persino giapponese. Il “corporate thriller”, invece, con le sue dinamiche perverse di potere, i dialoghi sferzanti, gli intrighi sottili e talvolta esiziali che prendono corpo nei consigli di amministrazione siti in gelidi grattacieli di vetro, è cosa tutta americana, estremamente radicata nella cultura wasp.

Difficilmente troveremo le atmosfere – sospese tra la cronaca politico-economica e una sua versione romanzata – di pellicole come Wall Street, Margin Call, Michael Clayton o La grande scommessa, nel nostro cinema. Da noi il culto del denaro è assai più legato a un senso di colpa cattolico (l’annosa faccenda del ricco, del cammello e della cruna dell’ago) e il guadagno si accompagna a un’irredimibile perdita dell’innocenza. Lo dimostrano episodi recenti come L’industriale di Giuliano Montaldo o Il capitale umano di Paolo Virzì, mentre in passato, la questione del potere o l’ambientazione di stampo industriale caratterizzavano piuttosto il cinema d’impegno civile, con film come, ad esempio, Le mani sulla città o Il caso Mattei di Francesco Rosi.

Sembra muoversi proprio tra cinema d’impegno e thriller sul lobbismo Miss Sloane, nuovo film del regista di Shakespeare in Love e Marigold Hotel, John Madden. Protagonista è una scaltra lobbista, Elizabeth Sloane (Jessica Chastain) che grazie alla sua arte maieutica riesce puntualmente a ottenere dalle persone ciò che vuole, influenzando, tramite alcuni gruppi di pressione e con ogni mezzo, le decisioni politiche e i risultati elettorali americani, ma anche favorendo o in alternativa affossando gli interessi delle multinazionali.
Tra i suoi successi si annovera anche la soluzione della questione “Nutella Tax”, ovvero la tassazione del famigerato e probabilmente cancerogeno olio di palma (componente fondamentale dell’irrinunciabile crema spalmabile di origine italiana), la cui massiva produzione causa la deforestazione, ma costituisce una fondamentale risorsa economica per paesi come l’Indonesia. La nostra eroina riuscirà a scongiurare la famigerata tassa spedendo un senatore in viaggio-premio nell’arcipelago asiatico. La questione avrà rilevanza più avanti in questa storia, quando Elizabeth si ritroverà a tentare ciò che in America appare ancora impossibile: porre un limite all’acquisto delle armi da fuoco. È una sfida troppo allettante perché questa a tratti diabolica manipolatrice in tailleur possa rinunciarvi. In fondo le basta, proprio come succedeva in Lincoln, portare dalla sua parte il numero sufficiente di senatori.

Scorre rapido, serratissimo Miss Sloane, facendo quasi dimenticare il talento melodrammatico un po’ lezioso altrove dimostrato da Madden (suo anche il polpettone storico iper kitsh Il mandolino del Capitano Corelli), ed è merito soprattutto della sceneggiatura del film, firmata da Jonathan Perera, che inanella dialoghi sferzanti e colpi di scena, nozioni di economia politica e sapido spionaggio industriale.

Ma quello che viene alla luce è soprattutto, e come spesso accade nell’action thriller contemporaneo (in fondo anche Fast&Furious 8 parla di questo), la scomoda questione del controllo, esercitato dai lobbisti e dunque dalla politica, su tutto ciò che riguarda il privato cittadino, da quello che mangia e i relativi ingredienti, alle proteste, al voto elettorale. Ogni cosa è pilotata, con buona pace di quelle libertà fondamentali che la costituzione americana proclama. Ma d’altronde, è proprio lì che è contenuta quella norma che giustifica l’acquisto e la diffusione delle armi.
Ecco allora che Miss Sloane, allontanandosi dalla questione delle armi, si rivela in fondo – e il monologo finale della nostra eroina lo sancisce – come l’ennesima messa a fuoco delle contraddizioni insite nel sistema americano. Una storia già nota, certo, ma che tra citazioni socratiche e brillanti soluzioni narrative, riesce, qui come altrove, e dunque ancora una volta, a intrigare e indignare a sufficienza lo spettatore. D’altronde ambiguità e contraddizioni sono il motore immobile di tanto cinema statunitense, western compreso.

Info
La scheda di Miss Sloane – Giochi di potere sul sito del Bif&st.
Il trailer del film.
La scheda del film sul sito di 01 Distribution.
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