Ethel & Ernest

Ethel & Ernest

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Presentato al Future Film Festival, Ethel & Ernest porta sul grande schermo il graphic novel di Raymond Briggs, commovente e autobiografica cronaca quotidiana di una coppia della classe proletaria inglese dal giorno del loro primo incontro nel 1928 fino alla morte nel 1971. Una vita, un matrimonio, la Seconda guerra mondiale, un figlio artista, i tempi che cambiano, gli anni che avanzano inesorabilmente. Ottime le animazioni, filologiche nel rispettare lo stile grafico dettagliato e i cromatismi pastellosi di Briggs.

Quando soffia il vento

Anni ’30: Ethel è la cameriera personale di una ricca signora, Ernest consegna il latte e guarda con simpatia al partito laburista. Si incontrano e si sposano, la loro storia d’amore conoscerà la guerra, il boom economico, l’arrivo degli elettrodomestici, le bizzarrie di un figlio che vuol fare l’artista e non si pettina mai ma finirà per guadagnare molto più di loro. Continueranno ad amarsi per tutta la vita in modo semplice, dolce, naturale, spesso senza capirsi davvero, mentre il mondo intorno a loro cambia fino a divenire incomprensibile… [sinossi – programma Future Film Festival]

The Snowman (1982) di Dianne Jackson e Jimmy T. Murakami. Quando soffia il vento (1986) di Murakami. Ethel & Ernest (2016) di Roger Mainwood. Non si dovrebbe parlare di trilogia di Raymond Briggs, anche alla luce di altre trasposizioni realizzate dalle sue storie illustrate [1], ma il filo rosso che lega un corto fanciullesco come The Snowman a due lungometraggi dal target adulto come Ethel & Ernest e Quando soffia il vento non è solo estetico, ma affonda le proprie radici in un minimalismo minuzioso, in un sincero e limpido sguardo sulla quotidianità, in un afflato nostalgico, nella consapevolezza della dimensione umana. Osserva, disegna e racconta storie (stra)ordinarie Briggs, immergendosi nella sconfinata fantasia infantile o in una cupa previsione di un olocausto atomico. O nella vita di una coppia semplice e felice.

Il percorso di Ethel & Ernest è iniziato in casa, al London Film Festival, a metà ottobre del 2016. L’approdo nelle sale inglesi a fine ottobre, il passaggio televisivo sulla BBC a dicembre. Quindi il Future Film Festival di Bologna, in concorso. Il lungometraggio di Mainwood meriterebbe una degna distribuzione nelle sale del Bel Paese, per permettere agli spettatori di allargare lo sguardo sull’animazione, sulla ricchezza di stili grafici e narrativi, sulle infinite potenzialità espressive. La cronaca quotidiana della famiglia Briggs, fatta di piccole e grandi preoccupazioni e gioie, è anche un fertile esempio delle potenzialità di linee e colori, delle suggestioni che scaturiscono da un tratto sfocato, di un contorno appena abbozzato: della rispettosa messa in scena dell’opera di Briggs – uno sforzo artistico ed economico che lascerà un segno nella storia dell’animazione inglese – resteranno senza dubbio i fondali accurati, minuziosi, i colori pastello, questa sorta di solare e vivace realismo da illustratore/paesaggista, ma anche i tratti tremolanti che catturano la vecchiaia malandata di Ethel e di Ernest, quella velata pudica e pietosa trasparenza che suggerisce il dolore e la morte senza enfatiche sottolineature.
Un contrasto grafico/estetico commovente, straziante e illuminante: ancora una volta, l’animazione di qualità si dimostra uno straordinario strumento di rappresentazione, idealmente privo di limiti e confini.
Il character design di Ethel & Ernest riesce a cogliere le sfumature dell’invecchiamento, del decadimento fisico, tracciando una parabola fisico-emotiva che il cinema live action, anche se supportato dalla computer grafica, non è (ancora) in grado di riprodurre. In questo senso, si pensi al personaggio di Sophie ne Il castello errante di Howl di Miyazaki o, per restare in territori briggsiani, a Quando soffia il vento.

Ethel & Ernest racconta una storia e la Storia, dai cambiamenti generazionali al progresso tecnologico, passando per la Seconda guerra mondiale: bombardamenti, privazioni, rifugi, morti. È anche un film di guerra, quella combattuta dai cittadini sotto le bombe, tra le macerie, ascoltando la radio e le informazioni spesso così lontane: il nazismo, la Germania e la Russia, il Giappone. E Hiroshima, citata quasi a tirar via, un evento tanto abnorme da non poter essere affrontato. Così, almeno idealmente, Ethel & Ernest si sovrappone a un’altra perla presentata al Future Film Festival 2017, In This Corner of the World di Sunao Katabuchi. Due pellicole che si focalizzano su quello che sta sotto o accanto alla Storia, ai margini della lente d’ingrandimento della memoria collettiva. Storie di vita quotidiana, come ce ne sono a milioni. (Stra)ordinarie.

Note
1. Segnaliamo i tre cortometraggi televisivi Father Christmas (1991) e The Bear (1998), entrambi diretti da John Coates, e Ivor the Invisible (2001) di Hilary Audus.
Info
Il sito ufficiale di Ethel & Ernest.
La scheda di Ethel & Ernest sul sito del Future Film Festival.
Il trailer originale di Ethel & Ernest.
La pagina facebook di Ethel & Ernest.
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