Les fantômes d’Ismaël

Les fantômes d’Ismaël

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Film d’apertura della settantesima edizione del Festival di Cannes, Les fantômes d’Ismaël di Arnaud Desplechin torna sui luoghi del delitto del cineasta transalpino, che tratteggia un’intricata e umorale riflessione sulla vita, sull’amore, sull’arte, sul cinema. Uno script labirintico, squisitamente cinefilo, che si immerge nella sfera intima, nelle atmosfere noir, nelle dinamiche creative della settima arte. Avvolgente, respingente, squilibrato, (im)perfetto. Memorabili Charlotte Gainsbourg, Marion Cotillard e Mathieu Amalric.

Com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire

È la storia di Ivan, un diplomatico che attraversa il mondo senza capire nulla. È la storia di Ismaël, un regista che passa attraverso la sua vita senza capirci a sua volta nulla. È la storia del ritorno di una donna dal mondo dei morti. È anche un film di spionaggio… Cinque film compressi in uno, come i nudi femminili di Jackson Pollock. Ismaël è frenetico, e lo scenario diventata frenetico come lui. Tuttavia, nella sua soffitta, Ismaël cerca di tenere insieme i fili del racconto… [sinossi]

(Im)perfetto. È proprio così Les fantômes d’Ismaël. Un film (im)perfetto.
Desplechin continua a mescolare le stesse carte, a ruotare attorno a ricorrenti centri gravitazionali: il cinema, la scrittura, l’arte, la vita, l’amore, la famiglia. La rappresentazione di quello che siamo. Un eterno ritorno, un insieme di rimandi interni alla sua filmografia. Ovvero, a se stesso, a questo cinema così personale. Vitale. Universale.
Il cinema di Desplechin cerca di catturare l’energia che ci tiene in vita, cerca di darle una forma sul grande schermo. Un senso, un barlume di ragione. Una sfida impossibile: Les fantômes d’Ismaël è squilibrato, vive di sussulti, di vitalissimi strappi, di emozioni intense e di cadute e ricadute. Cinema di fantasmi e di incubi, di passioni e amori caotici. Un film di scrittura, disordinata e creativa. Ordinata e distruttiva.

È una spy story Les fantômes d’Ismaël. Almeno nei primissimi minuti. Ritroviamo un (misterioso) Dédalus, in un racconto che è sfacciatamente fiction. E poi le scartoffie che vorrebbero sostituirsi alla vita e alla morte, come era già successo al Dédalus di Trois souvenirs de ma jeunesse. Ma la vita e la morte non si lasciano cristallizzare dalle parole, da un racconto, nemmeno da una sceneggiatura. Forse si possono solo evocare, come i fantasmi, come gli amori passati, come le vite che abbiamo vissuto, pensato, immaginato. Les fantômes d’Ismaël non è una spy story, nonostante il Quai d’Orsay, le cimici, il Tajikistan e l’amico russo. È un film di fantasmi, di rimpianti, di incubi.

Desplechin si specchia, non teme le sabbie mobili dell’autoreferenzialità, ragiona sulla sua vita, sulla sua arte. Come i noir degli anni Quaranta/Cinquanta, Les fantômes d’Ismaël è una seduta psicanalitica, è la messa in scena di processi labirintici, di meccanismi che non possono essere completamente decriptati. Desplechin scrive e prova a dare forma alla battaglia della ragione e dei sensi. È Ismaël alla prese coi fili e le prospettive, con quadri che dovrebbero restituire il tutto, il senso della vita e del cinema.
Les fantômes d’Ismaël è intricato e leggiadro.
È passionale e disperato.
È spassoso e dispersivo.
Alti e bassi, con improvvise fiammate. Cinema vivissimo, che nutre e si nutre del talento e dei corpi di Mathieu Amalric, Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg.
Cinema che si nutre della stessa vita che insegue.

Les fantômes d’Ismaël è un piccolo paradosso cinematografico. Come Ismaël, Desplechin è intrappolato, si è perso tra i mille fili che ha cercato di riordinare. Les fantômes d’Ismaël è un film su questa impasse, ma è proprio la (caotica) messa in scena dell’impasse ad alimentare la vivida fiamma della vita. Quella stessa vita che ha guidato i vari personaggi, come la donna che visse due volte Carlotta, come l’uomo che sapeva troppo Ivan.
Ancora, ancora, ancora. Lo dice Ismaël, lo dice Amalric, lo dice Desplechin. Ancora è la chiave di lettura de Les fantômes d’Ismaël, di questo cinema che non smette di cercare, di indagare, di insinuarsi attraverso la finzione o il documentario nelle pieghe della vita, e quindi del cinema stesso. Imperfetto, senza dubbio. Ma vivo e pulsante come gli occhi di Ismaël/Amalric, di un personaggio e del suo interprete. Finzione e realtà. Ancora fantasmi, ricordi, amori che tornano e che se ne vanno. Ancora.

Info
La scheda de Les fantômes d’Ismaël sul sito di Cannes 2017.
Il trailer originale de Les fantômes d’Ismaël.
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