The Rider

The Rider

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Un post-western con potenti spunti documentaristici: The Rider di Chloé Zhao, cinese trapiantata in America, è un curioso – anche se non del tutto riuscito – resoconto del mondo dei rodeo, costruito intorno alla figura di un cowboy che non può più cavalcare. Presentato alla Quinzaine alla 70esima edizione del Festival di Cannes.

Cavalcò da solo

Un tempo stella nascente del circuito dei rodeo, il giovane cowboy Brady, a seguito di una terribile caduta da cavallo, non potrebbe più cavalcare. Ma lui non ci sta, non vuole accettare questo tremendo destino. [sinossi]

A due anni distanza dall’esordio Songs My Brothers Taught Me, la regista cinese Chloé Zhao trapiantata da anni negli Stati Uniti torna alla Quinzaine di Cannes 2017 con il suo secondo film, The Rider. E se in passato (nel minuto per minuto del 2015, il 19 maggio) avevamo scritto parole abbastanza dure per la sua opera prima, che descriveva in maniera molto superficiale il mondo degli indiani d’America, ora The Rider – che invece indaga, con maggiore consapevolezza, l’ambiente dei rodeo – ci spinge a fare delle riflessioni più articolate.
Infatti, pur muovendosi nei canoni del cinema di finzione, è evidente come Zhao abbia uno sguardo da antropologa, pieno di curiosità verso quel che la circonda. Quasi come un documentarista d’antan, Zhao infatti tende a raccontare quanto è più lontano da lei, dalla sua cultura, con l’obiettivo di conoscere ciò che non le appartiene e di familiarizzare con esso.
Un avvicinamento che, in maniera tutt’altro che casuale, da espatriata, procede verso alcuni topoi americani, come per l’appunto gli indiani e i rodeo, e che a questo punto sembra di poter leggere come una operazione – ancora in divenire – di rilettura contemporanea, in chiave indie, low budget e realistica, del genere per eccellenza statunitense, il western.

Sia chiaro, anche The Rider è pieno di difetti, soprattutto nella prima parte, in cui ci si muove a fatica tra sospensioni narrative e prolissità descrittive. Ma quel che alla lunga emerge nettamente è la volontà di ‘sporcare’ la finzione con possenti elementi documentaristici: la storia del protagonista, Brady Jandreau, è infatti vera ed è interpretata da lui stesso, come reali sono i suoi familiari (in particolare la stupenda sorella autistica) e gli amici, a partire dal vecchio campione di rodeo ormai ridotto a una larva, a causa di un incidente, e che lui va spesso a trovare in ospedale. L’amico è, evidentemente, il doppio del protagonista: anche Brady infatti ha sofferto, prima dell’inizio del film, di una grave caduta da cavallo e si ritrova con il cranio che è tenuto insieme da dei pezzi di ferro. Davanti a lui quindi ci sono due possibilità, o smettere con il rodeo, oppure provare – in maniera suicida – a continuare, rischiando di finire seriamente anche lui su una sedia a rotelle, se non peggio.

The Rider dunque si muove intorno alle indecisioni di Brady e decolla veramente nel momento in cui la biforcazione di vita si fa più stringente, quando cioè lo vediamo tornare a domare i cavalli (in scene di grandissimo realismo) e quando temiamo possa di nuovo sentirsi male (come, ad esempio, nella sequenza in cui sfida a wrestling un ragazzo). È in questa fase che diviene pressante l’istanza autodistruttiva, fino ad esplodere definitivamente nel momento in cui si deve uccidere un cavallo ferito. A quel punto diventa chiaro che Brady aspirerebbe allo stesso destino.

Con elementi narrativi che rimandano al recente Bleed – Più forte del destino, ambientazioni suburbane di depravata civilizzazione americana (come auto distrutte, ormai parte del paesaggio) che ricordano Louisiana (The Other Side) di Minervini e impennate stilistiche che aspirano al Malick di I giorni del cielo, The Rider è sicuramente un film molto interessante, discontinuo, parzialmente incapace di gestire le sue potenzialità (e forse un montatore severo avrebbe potuto dare un buon contributo). Però è un film che ci segnala un’autrice in crescita e dedita a percorsi tutt’altro che banali.

Info
La scheda di The Rider sul sito della Quinzaine.
Il sito della Highwayman Films, casa di produzione di The River.
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