Alive in France

Alive in France

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Presentato alla Quinzaine, Alive in France di Abel Ferrara è un giocoso backstage della tournée oltralpe del regista-musicista e della sua band, che restituisce tutta la forza propulsiva della sua creatività.

Vado al massimo

Abel Ferrara è protagonista di una retrospettiva e di una serie di concerti in Francia durante il festival Addiction à l’oeuvre dedicato alla musica nei suoi film. I preparativi con la sua famiglia e gli amici compongono il materiale di questo autoritratto, mostrando un altro lato del regista di film leggendari come Il cattivo tenente, The King of New York e The Addiction. Ferrara riunisce sul palco il compositore Joe Delia, l’attrice Dounia Sichov, l’attore-cantante Paul Hipp e sua moglie, l’attrice Cristina Chiriac, per i concerti al Metronum di Toulouse e al Salò Club di Parigi nell’ottobre 2016. [sinossi]

Regista, attore, musicista, performer. Abel Ferrara è un mirabile esempio della forza propulsiva che la creatività può generare, una forza cetrifuga che investe come un’onda d’urto chi si trova nei paraggi e che la sua presenza scenica, sempre ondeggiante e ipercinetica, incanala e trasmette. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2017, Alive in France è un giocoso, cameratesco backstage della tournée oltralpe del regista-musicista e della sua band, intervallato da estratti di un incontro con il pubblico tenutosi a Tolosa, durante una retrospettiva a lui dedicata. Si segue l’organizzazione delle tappe e delle varie performance, poi ci sono le prove, i contrattempi (il batterista finito in una “no fly list”), le emergenze (trovare un batterista a Tolosa), momenti goliardici e di tensione, squarci di vita familiare con la compagna e corista Cristina Chiriac, la figlioletta Anna e la suocera che li accompagna.

Generoso e accogliente, Ferrara introduce dunque lo spettatore dietro le quinte della sua vita personale e professionnale, due aspetti che scivolano continuamente l’uno nell’altro nel corso di Alive in France, senza soluzione di continuità. Diario di viaggio quasi intimo e autoritratto dell’autore, Alive in France ha naturalmente una natura più pragmatica che teorica, anche perché è animato da una perpetua messa in gioco in prima persona del suo protagonista e maieuta, nonché dei suoi sodali. Ferrara e soci si recano infatti in prima persona all’università di Tolosa a fare volantinaggio per il concerto, parlano con gli studenti, poi improvvisano un brano nell’affollato cortile accademico, per finire cacciati dai custodi. Lo spirito avventuroso e indomito del regista di Il cattivo tenente sembra dunque spostarsi dalla sua filmografia al suo “qui e ora”, facendo convergere cinema e biografia.

È un film che trasuda complicità Alive in France un piccolo film, certo, almeno nel senso produttivo e di leggerezza degli strumenti di ripresa. Ma è anche una scheggia di vita filmata (e suonata) che rientra perfettamente nell’evoluzione della carriera del regista, perché lui no, non tornerà più a girare pellicole (ora poi che la pellicola non esiste quasi più) come Fratelli o The King of New York – domanda che sentiamo naturalmente rivolgere al regista da un giovane studente cinefilo -, perché non si può fermare, né a Roma, né a New York o a Parigi, continuerà a evolvere, a fare il cinema che desidera. E per il quale gli siamo sempre grati.

Info
La pagina dedicata ad Alive in France sul sito della Quinzaine.
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