Baywatch

Baywatch

di

Resurrezione forzata di un immaginario precocemente invecchiato, appena mitigata da una poco convinta aura parodica, il Baywatch del 2017 è un’operazione di cui si fatica a cogliere senso e istanza di base, sia pure meramente commerciali.

Sopore di mare

A Emerald Bay, in Florida, il sergente Mitch Buchannon guida un gruppo di coraggiosi guardaspiaggia, impegnati quotidianamente nella vigilanza del territorio della baia. Quando il gruppo scopre il traffico di una pericolosa nuova droga sulle coste della baia, le sue indagini arrivano direttamente a Victoria Leeds, nuova e spregiudicata proprietaria del vicino Huntley Club… [sinossi]

Nell’opera di rivitalizzazione di vecchi franchise (cinematografici e televisivi) che Hollywood sta mettendo in atto ormai da diverse stagioni, la strada tentata per Baywatch sembra essere quella della consapevole parodia. Difficile, d’altronde, immaginare una riproposizione tout court di un immaginario tutto legato al suo periodo di sviluppo (la fine degli anni ‘80 e il decennio successivo), ai gusti del pubblico teen dell’epoca, alle sue star e al formato che lo caratterizzava (la serialità televisiva, a sua volta molto diversa da quella odierna). Il ragionamento, insomma, partiva probabilmente dalla presa d’atto che il Baywatch originale fosse un fenomeno tutto interno alla sua epoca, e che per agganciare il pubblico moderno ci volesse un diverso tipo di approccio. Via libera, così, alla presenza di un teen idol come Zac Efron ad affiancare lo statuario Dwayne Johnson/The Rock nel ruolo di co-protagonista, all’introduzione della spalla comica e nerd col volto di Jon Bass, all’autoironia dichiarata (“perché sembra che corra al rallentatore?”, chiede un personaggio dopo l’apparizione in scena della procace guardia interpretata da Kelly Rohrbach), all’humour scorretto, farcito di allusioni sessuali esplicite (ma sempre piuttosto controllato) debitore ai vari 21 Jump Street (e derivati). Sforzi di svecchiamento che non hanno comunque evitato una risposta piuttosto fredda da parte del pubblico d’oltreoceano, oltre ai poco lusinghieri giudizi della critica.

In effetti, guardando il film di Seth Gordon (lo ricordiamo per Come ammazzare il capo… e vivere felici, dal cui modello di umorismo qui non ci si discosta poi molto), viene da pensare che quell’immaginario, quei personaggi, quegli stereotipi e quella “filosofia” sui generis, così legati al loro contesto storico e al loro target originario, sarebbe stato saggio lasciarli dov’erano. La smitizzazione e l’auto-parodia possono funzionare laddove il materiale di partenza si presti a un’operazione simile, e sia eventualmente invecchiato con un’aura cult (consapevole o meno) che ne renda facile la manipolazione. La serie originale, qui, offriva in questo senso ben pochi margini d’azione. L’immaginario di Baywatch resta quello che ricordiamo, insomma: quello che di suo, se rivisto oggi sul piccolo schermo, può provocare al massimo un bonario sorriso, insieme a qualche generica considerazione sull’evoluzione del gusto televisivo negli ultimi decenni. Ed è fatalmente, questo, un recinto chiuso, autoreferenziale, persino asfittico: le apparizioni di David Hasselhoff e Pamela Anderson, il primo nel ruolo di una sorta di alter ego del protagonista inserito a forza nella sceneggiatura, più che tributi e strizzate d’occhio agli appassionati, sembrano dazi obbligatori da pagare alla resurrezione forzata di quel modello di estetica. Elementi che, probabilmente, lasceranno anche indifferente il moderno pubblico di adolescenti a cui il film di Gordon sembra rivolgersi.

In un intreccio che, pur nelle sue scivolate nell’humour più di grana grossa, resta attento a non superare le soglie di guardia di volgarità e allusioni sessuali esplicite (l’MPAA gli ha assegnato una R, ovvero l’obbligo di un accompagnatore per i minori di 17 anni), Dwayne Johnson sembra spaesato e poco a suo agio; forse frustrato nell’inespressa voglia di menare le mani di più, e con più costanza, di quanto l’annacquato script gli consenta. L’esilissimo intreccio illustra in modo didascalico e poco convinto la filosofia, tra il militaresco e il “familistico”, che guida il team di guardie capitanate da Johnson; team in cui Efron irrompe nel risaputo ruolo del giovane scavezzacollo, viziato ma dal cuore d’oro e dalle potenzialità inespresse. I cliché, tutti pienamente rispettati, trovano comunque modo di esprimersi in una narrazione spezzettata, episodica e inutilmente dilatata (i 114 minuti di durata sono un obiettivo sproposito), tenuta insieme da un esilissimo filo conduttore di matrice poliziesca. Tra sequenze d’azione stancamente dirette, un umorismo che non mostra neanche il coraggio di sfondare davvero le barriere del poltically incorrect, la reiterazione di schemi narrativi che vengono a noia dopo pochi minuti (le schermaglie tra i due protagonisti, con i soprannomi dati da Johnson ad Efron), il film si trascina a tappe forzate fino alla più risaputa delle conclusioni. La “promessa” di un sequel, qui esplicitamente annunciata nell’ultima sequenza, potrebbe anche essere riconsiderata, visti i poco lusinghieri risultati ottenuti dal film oltreoceano.

Ci si domanda, al di là delle oziose discussioni su remake, reboot e revival che ormai riempiono il dibattito cinematografico, quale senso e istanza (anche meramente commerciali) abbiano guidato la produzione di questo Baywatch versione 2017. L’invecchiamento rapidissimo del modello di base, l’oggettiva pochezza del materiale di partenza, uniti alla sua frettolosa e scolastica rielaborazione, rendevano il fallimento di un’operazione come questa tutt’altro che imprevedibile. Non bastano una pennellata di modernità, qualche battuta sboccata, e un pugno di star amate dal pubblico più giovane, a catapultare nel cinema di questo (ormai prossimo) fine decennio un armamentario estetico e concettuale a cui si fa fatica anche a conferire l’aura del vintage. L’evidente svogliatezza nella realizzazione non è in fondo che un aspetto (e neanche il principale) di un progetto dalle basi irrimediabilmente (e fatalmente) troppo fragili.

Info
Il sito ufficiale di Baywatch.
Il trailer italiano di Baywatch.
La pagina facebook di Baywatch.
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-01.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-02.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-03.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-04.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-05.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-06.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-07.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-08.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-09.jpg
  • Baywatch-2017-Seth-Gordon-10.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    come-ammazzare-il-capo-e-vivere-felici-2-cov932Come ammazzare il capo… e vivere felici 2

    di Dopo il successo del prototipo del 2011, i tre amici che volevano liberarsi dei rispettivi capi si imbarcano in un nuovo, improbabile progetto criminale, per un sequel che conferma peculiarità e limiti del film originale.
  • Archivio

    22 Jump Street (2014) di P. Lord e C. Miller - Recensione | Quinlan.it22 Jump Street

    di , Sequel del film realizzato nel 2012, questo 22 Jump Street diverte parodiando i generi con la sua demenzialità spinta all’eccesso, il che conferma anche il buon affiatamento raggiunto dalla coppia protagonista e dai due registi Phil Lord & Christopher Miller.
  • Archivio

    21 Jump Street (2012) di Phil Lord e Christopher Miller - Recensione - Quinlan.it21 Jump Street

    di , I due poliziotti Jenko e Schmidt, che fanno parte dell'unità segreta Jump Street, vengono incaricati di intraprendere una missione sottocopertura in una scuola superiore...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento