Vivir y otras ficciones

Vivir y otras ficciones

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Tra i tabù più grandi della nostra società c’è sicuramente la vita sessuale delle persone diversamente abili. Ad aprire uno squarcio su questa tematica è il film Vivir y otras ficciones del regista catalano Jo Sol, presentato al Sicilia Queer Filmfest 2017, che prende le mosse da una situazione reale, quella di Antonio, invalido in carrozzina, attivo nell’organizzazione di un servizio di assistenza sessuale. Ma i registri di documentario e finzione nel film si mescolano.

Non abbiamo un corpo, siamo un corpo

Cosa significa vivere una vita piena per Antonio che è costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente o per Pepe nella sua solitudine dovuta a una vita ai limiti dell’ordinario? A partire da questa domanda Antonio decide di contattare un’assistente sessuale per occuparsi di lui e dei suoi amici, perché lo stato non si preoccupa di dare una vita normale agli invalidi. [sinossi]

Tra i grandi tabù della nostra società figura quello della sessualità per le persone diversamente abili. Una componente fondamentale della vita che non dovrebbe essere preclusa a nessuno. Eppure il solo pensiero sembra essere disturbante e inaccettabile ai più, come mostrava il film sudcoreano Oasis di Lee Chang-dong (2002) o in tempi più recenti The Sessions di Ben Lewin (2013), due dei rarissimi squarci della settima arte finora su questo tema. E in generale la rappresentazione dominante dell’erotismo nel mondo contemporaneo è in quell’immaginario povero da Dolce & Gabbana, fatto di corpi scultorei di fotomodelli e immagini patinate. Sembra che non possa esistere il sesso al di fuori di questi soggetti. Ancora nel cinema l’opposizione a questo stereotipo arriva da pochi autori, come Alain Guiraudie o Jan Soldat. In questa direzione anche Vivir y otras ficciones del regista catalano Jo Sol, presentato al Sicilia Queer Filmfest 2017. Un film che peraltro ha rischiato di naufragare in corso d’opera, se non avesse preso le redini il produttore illuminato, Lluís Miñarro, che può vantare produzioni di opere di Albert Serra, Manoel de Oliveira, Apichatpong Weerasethakul.

Si parte dal personaggio di Antonio, persona reale che vive in carrozzina a seguito di un incidente, un tuffo in mare finito contro uno scoglio. Antonio è un attivista che ha intrapreso grandi battaglie per i diritti delle persone diversamente abili, e tra questi c’è anche il diritto alla sessualità, ad avere accesso a un’assistente sessuale, anche nella versione maschile per donne. Antonio è mostrato a letto, la mattina, mentre la normale assistente domiciliare lo lava con spugnature, lo veste e lo mette in carrozzina. Tra le operazioni di routine c’è anche quella, su cui il regista indugia, di applicare il catetere. Il corpo di Antonio è mostrato come una zavorra, anche nelle parti più sensibili. Ma lui si ribella a questa situazione al motto “Noi non abbiamo un corpo, siamo un corpo”, e contatta un’avvenente ragazza, assoldandola per procurare piacere a lui e ai suoi amici. Lei accetta, ammettendo di farlo per soldi, ma riconoscendo il valore sociale di questa operazione.

La costruzione di Vivir y otras ficciones si basa su una sottilissima trama di sconfinamenti tra realtà e finzione, dove appare molto difficile discernere tra l’una e l’altra. I personaggi principali sono reali, oltre ad Antonio il coinquilino Pepe, uscito da un ospedale psichiatrico, che già aveva partecipato a un precedente film di Jo Sol, El taxista ful. Sono attrici, di teatro, invece le due donne, ma è impossibile capirlo dal film. I momenti di sessualità portati dalla ragazza sono dolci e sensuali. Il regista ce li mostra quasi al limite proprio per farci entrare all’interno di quel mondo evitando ogni pregiudizio. E si permette anche una lievità nel trattare l’argomento, quando l’amico di Antonio, pure in carrozzina, si presenta alla ragazza dicendo “Scusa se non mi alzo”. Il primo momento chiaramente di finzione, palesemente recitato, è quello in cui l’assistente domiciliare entra in casa a portare un regalo ad Antonio, mentre lui è impegnato a letto con la ragazza, sente i gemiti nell’altra stanza e, contrariata, se ne va, lasciando il regalo sul tavolo. Si tratta di un momento di manifesta gelosia. Per lei che ha sempre accudito Antonio, anche toccandolo nelle parti intime ma senza intenzioni sessuali come quelle della nuova arrivata. Nel triangolo che si crea, le due ragazze appaiono come uno sdoppiamento psicanalitico della donna nella visione maschile, la moglie e l’amante, la mogliettina servizievole che ti porta le pantofole e la puttana. La nuova ragazza, l’assistente sessuale, appare come un segno di emancipazione femminile, concede il piacere con gioia, pur in un rapporto di mercimonio. L’altra, anche lei bella ma non appariscente, è una figura dalla mentalità più retrograda, abituata a servire l’uomo. Alla fine tornano sempre le solite dinamiche che regolano i rapporti tra i sessi, anche nelle concezioni maschiliste. Anche questa è la normalità.

Info
Il sito ufficiale di Vivir y otras ficciones.
La scheda di Vivir y otras ficciones sul sito del Sicilia Queer 2017.
Il trailer originale di Vivir y otras ficciones.
Il canale youtube di Vivir y otras ficciones.
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