William, el nuevo maestro del judo

William, el nuevo maestro del judo

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Diretto da Ricardo Silva e Omar Guzmán, William, el nuevo maestro del judo è un’opera che mette in discussione il concetto di reale, e di percezione del reale, attraverso una visione anti-dogmatica del documentario e una rilettura del tempo, e del suo svolgersi. Nella sezione “Irregular Lovers” del Lovers Film Festival.

Tra ritmo e tempo

Una volta cantante di successo nella nativa Svezia, William Clauson ha trovato rifugio a Tijuana, in Messico. Qui vive in un negozio che è anche, pieno dei suoi dischi, un mausoleo del passato. Un personaggio misterioso che diviene il fulcro dell’esplorazione della realtà, onirica e dolorosa, che i registi messicani Ricardo Silva e Omar Guzmán costruiscono sulle domande esistenziali che lo affliggono: una spirale di personaggi e situazioni, in bilico tra ieri e oggi, realtà e finzione, si affaccia sullo schermo. [sinossi]

Il primo tra i tanti interrogativi che rilascia William, el nuevo maestro del judo appare evidente fin dalle primissime inquadrature: chi è, o meglio chi fu, William Clauson? Nato in Ohio da genitori svedesi e tornato in patria quando aveva appena due anni, Clauson è stato un folksinger di grande successo e fama, perlomeno dalle parti di Stoccolma. La chitarra la sa suonare ancora, ovviamente, anche oggi che la Svezia è un puntino lontano, anche oggi che la patria si chiama Tijuana, Messico, a un pugno di chilometri dal confine californiano. Ora che è vecchio, ultraottantenne. Molto meno anziano, va detto, dell’albero più longevo del mondo, che si trova però in Svezia.
Non è certo una novità, all’interno del panorama del documentario – per usare un termine senza dubbio fin troppo semplificante, ma utile a delimitare un campo di ricerca – l’interrogarsi sul senso del vero e del reale, e non c’è dubbio che questo aspetto tutt’altro che secondario all’interno delle dinamiche del film diretto a quattro mani da Ricardo Silva e Omar Guzmán (che fu suo montatore nel precedente Navajazo, vincitore di Cineasti del Presente a Locarno nel 2014) risulti anche uno dei più “prevedibili”, in un certo qual modo. Il vero William Clauson è duplicato in scena, neanche si trattasse di un doppelganger di lynchiana memoria, dall’attore Edward Coward: spettri della mente che si materializzano, schegge del passato che si riaffacciano tangibili, pulsanti di una realtà sommersa, e impossibile forse da decifrare fino in fondo.

È il tempo il vero protagonista di William, el nuevo maestro del judo, presentato al Lovers Film Festival di Torino all’interno della neonata sezione “Irregular Lovers”, e in qualche modo adottato da Quinlan; è il tempo, cui però non cede un momento il film. Non è William, el nuevo maestro del judo ad adagiarsi sul tempo e sulle sue necessità, ma semmai è vero il contrario. Con un’operazione brillante, Silva e Guzmán sradicano il concetto di tempo e lo segmentano in un lavorio continuo e ininterrotto: c’è il tempo della messa in scena, con i suoi dislocamenti geografici, c’è il tempo della narrazione, tra passato e presente, c’è il tempo che si prende il reale e il tempo che viene preso dal reale per trasformarlo in altro.
Alla ricerca, come già in Navajazo, di quella scintilla di bizzarro che sappia raccontare il mondo e l’umano, e vi rintracci all’interno immagini destinate altrimenti all’oblio, i due registi sviluppano una biografia scardinata dal concetto del “biografico”; lavorano attraverso lo scontro tra continue figure retoriche, cercano la metafora nel quotidiano e il lirismo nello scatologico. Nell’aperto tra vecchio e nuovo, neve e sole, tecnologie desuete e innovative, ripresa dell’istante e accorta (ri)costruzione del credibile, William, el nuevo maestro del judo si evidenzia come un’infinita (e impossibilitata a una reale fine) messa in scena della morte, e dell’avvicinarsi a essa. Non esiste fuga dalla costruzione ciclica che i registi hanno approntato, e tutto – al di là dei ghiribizzi spazio-temporali – è destinato a reiterarsi, replicarsi, rinnovarsi nella restituzione dell’uguale, del già esistito. Già vissuto. Mai morto perché sempre morto, e destinato a nuova e nuova e nuova morte.

Doloroso e allo stesso tempo tragicamente divertente viaggio nella perdita di sé (che è anche il primo passo per il ritrovamento di sé, ovviamente), William, el nuevo maestro del judo è una visione che per parlare all’oggi sa di dover trovare tracce – radici – in ciò che è già esistito; un lungo corpo suadente, che trasmette una pulsione vitale e mortuaria allo stesso tempo, e che a volte non sa resistere al fascino dell’auto-indulgenza. Una prospettiva che viene sempre però rinnovata attraverso lo strapotere di un immaginario ricco, caleidoscopico, che sfrutta l’effimero per cercarvi all’interno tracce di immortalità. Come un albero disperso nella Svezia. Sempre in attesa della “serenità delle tenebre”, che chissà se mai arriverà. Forse. Ma non certo sulla tela eternamente da dipingere di uno schermo.

Info
La scheda di William, el nuevo maestro del judo sul sito del Lovers Film Festival.
Il trailer di William, el nuevo maestro del judo su Youtube.
La pagina Facebook di William, el nuevo maestro del judo.
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