Humanity and Paper Balloons

Humanity and Paper Balloons

di

Presentato in apertura della retrospettiva “Il film storico nel Giappone degli anni bui” del Cinema Ritrovato, Humanity and Paper Balloons è il capolavoro consegnato ai posteri dello sfortunato Sadao Yamanaka, morto in guerra poco dopo aver realizzato il film. Film che coraggiosamente parla di temi sociali trasponendoli nel passato, come le opere di questa rassegna realizzate nel Giappone militarista degli anni Trenta.

I bassifondi

Un villaggio di epoca Edo è sotto il giogo del signorotto feudale Mori che vuole combinare il matrimonio della figlia dell’usuraio, che è innamorata di un altro, e vorrebbe impedire il gioco d’azzardo organizzato dal barbiere Shinza che reagisce facendo rapire la moglie del padrino. Nel frattempo Unno cerca di farsi assumere come samurai da Mori. [sinossi]

La cinematografia giapponese classica è nota per la sua triade di autori fondamentali, Ozu, Mizoguchi e Naruse, tutti e tre con una lunga filmografia a cavallo della Seconda guerra mondiale. Se ne sarebbe potuto aggiungerne un quarto, Sadao Yamanaka, se non fosse che questo regista perse la vita in guerra, il 17 aprile 1938 a 29 anni, arruolato e mandato a combattere in Manciuria. E che la sua produzione, di 22 o 26 film a seconda del conteggio di film a episodi, sia andata pressoché distrutta. Sono sopravvissute solo tre pellicole, tra le quali Humanity and Paper Balloons del 1937 che rappresenta la sua ultima opera. Un film che peraltro sta avendo una nuova giovinezza, circolando ancora per i festival. Dopo la Storia segreta del cinema asiatico della Mostra di Venezia 2005, è passato alla Berlinale 2014 nell’ambito della retrspettiva “Aesthetics of Shadow – Lighting Styles 1915-1950” e ora è la volta del Cinema Ritrovato nella rassegna “Il film storico nel Giappone degli anni bui”.

Immaginiamo un uomo disoccupato, che deve mantenere una famiglia, che si rivolge a un possibile datore di lavoro, presentando delle referenze. Questo è preso in tutt’altre faccende, gli dice di sì e gli fissa un appuntamento, ma si vede, senza molta convinzione. Il giorno dopo recatosi per il colloquio l’uomo si sente dire dalla segretaria che il capo non è in ufficio e di ripassare un’altra volta. Più si va avanti, più si posticipa, più è evidente che il capo non abbia il minimo interesse per lui. Nella mente dell’uomo si combatte una battaglia tra una speranza, che fa credere alle promesse fino all’ultimo, e una disillusione che finisce per prevalere. E quando l’uomo torna a casa dalla moglie e questa gli chiede conto del colloquio di lavoro, non può che rispondere manifestando una certezza che ormai è consapevole non ci sia più. “Non preoccuparti, cara, il colloquio è stato solo rimandato, ma vedrai che domani andrà tutto bene”. Questa situazione archetipica, che può far parte anche del nostro vissuto contemporaneo, è collocata da Sadao Yamanaka nell’Epoca Edo della storia giapponese. Non in quella Edo dei quartieri del piacere o comunque nella vita cittadina della nuova capitale. Ma in uno sperduto e anonimo villaggio, attraversato da canali, popolato da bottegai, barbieri, artisti, locandieri, usurai, venditori ambulanti che urlano “pesci rossi”, personaggi spesso meschini dediti al sake e alle bische. E con il signorotto feudale che comanda con i suoi sgherri yakuza.

Nell’Epoca Edo, un lungo periodo di pace, i samurai avevano perso motivo di esistere e attraversavano una fase di decadenza. Così è per Unno che è un rōnin, un samurai disoccupato, senza padrone, costretto per arrabattarsi a fabbricare insieme alla moglie palloncini di carta per i bambini. Già suo padre, pure samurai disoccupato, per l’umiliazione, si era suicidato. Ma non con quel rito del seppuku, così coreografico, bensì, con il massimo disonore, impiccandosi, avendo a disposizione solo una spada di bambù visto che era stato costretto a vendere la sua katana.
In una cinematografia tradizionalmente suddivisa tra jidaigeki, i film storici, i cappa e spada, e gendaigeki, quelli di ambientazione contemporanea, i drammi familiari e della piccola borghesia, Sadao Yamanaka realizzava una sintesi delle due cose, un’opera ambientata nel passato che però racconta il presente. Un jidaigeki antieroico, impregnato di realismo poetico, dove non vedremo spadaccini sgominare bande di avversari. Un film che si apre e chiude con un momento di suicidio, in entrambi i casi lasciato fuori campo. Il secondo pare un doppio suicidio, così dice chi scopre i cadaveri, ma il dubbio rimane, non vediamo nemmeno i corpi e la scena si era interrotta come se fosse la moglie a prendere l’iniziativa. In ogni caso è evitata ancora quella bellezza coreografica e teatrale dei due amanti che si suicidano insieme, come mostrata per esempio in Double Suicide di Masahiro Shinoda.

Il titolo giapponese Ninjō kami fūsen contiene il termine ninjō, che sta a indicare il sentimento che si contrappone, per esempio nella drammaturgia classica, al concetto di giri, il dovere, l’obbligazione sociale. Il conflitto tra dovere e sentimento qui sembra perdersi in questo piccolo mondo antico, lontano dalle saghe eroiche dei samurai. Ed entrambi i concetti sembrano appartenere a pochi personaggi del film. E i palloncini di carta rappresentano la vita, così fragili, così leggeri, che svolazzano o si muovono sull’acqua, trascinati dal minimo soffio di vento.

Info
La scheda di Humanity and Paper Balloons sul sito del Cinema Ritrovato.

Articoli correlati

  • Festival

    Il Cinema Ritrovato 2017 - XXXI edizione | Quinlan.itIl Cinema Ritrovato 2017

    Dal 24 giugno al 2 luglio. Tra i titoli della 31esima edizione, Johnny Guitar, L'Atalante, Le catene della colpa, Lo squadrone bianco, La corazzata Potemkin, Becoming Cary Grant, Visages Villages...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento