Aventurera

Aventurera

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Presentato al Cinema Ritrovato nell’ambito della retrospettiva sulla Golden Age del cinema messicano, Aventurera di Alberto Gout rappresenta l’apice di quel cinema e dei ‘Rumberas film’, i musical al ritmo della danza afrocaraibica. Protagonista la sensuale danzatrice di origine cubana Ninón Sevilla nei panni di Elena, giovane donna travolta nei vortici della passione e della vita, così come il film è risucchiato nei vortici narrativi, del melodramma, del musical e del noir.

¡Ay, caramba!

La vita della giovane Elena, appartenente a una famiglia borghese di Chihuahua, è sconvolta dalla fuga della madre con l’amante e dal conseguente suicidio del padre. Per guadagnarsi da vivere ripiega a fare la ballerina, sfruttata in un locale nella degradata vita notturna di Ciudad Juárez. Ma i colpi di scena della sua vita, sentimentale e non, si susseguiranno numerosi. [sinossi]
Vende caro tú amor, aventurera
Da el precio del dolor, a tú pasado
Y aquel, que de tú boca, la miel quiera
Que pague con brillantes tú pecado
Que pague con brillantes tú pecado
Ya que la infamia de tú ruin destino
Marchito tú admirable primavera
Haz menos escabroso tú camino
Vende caro tú amor aventurera
(Aventurera, testo di Augustín Lara)

Quattordicesimo film per il regista Alberto Gout, commissionato dalla casa di produzione Cinematográfica Calderón per celebrare le grazie e l’arte di Tersicore di Ninón Sevilla, danzatrice di origine cubana, e anche coreografa dei suoi stessi numeri, star indiscussa dei ‘Rumberas film’. Aventurera (1950), capolavoro della golden age del cinema messicano, amato da Truffaut come da Sadoul, è stato ora presentato nella retrospettiva “Rivoluzione e avventura: il cinema messicano dell’epoca d’oro” del Cinema Ritrovato.

“Vende caro tú amor, aventurera” è il refrain della canzone di Augustín Lara, esibita anche in un numero musicale del film dove per un momento il corpo del cantante sul palcoscenico e quello della protagonista Elena, in platea, si muovono in parallelo. È la risonanza del testo della canzone che diventa enunciativo della narrazione del film, di una storia al femminile di innocenza perduta, di vendetta, di riscatto, di degrado e di uscita dal degrado. Un film contro l’ipocrisia borghese, da un lato, ma anche un film dove manca un punto fisso morale, cosa spiazzante per l’epoca ma ancora oggi.
La vita dei locali notturni, con quelle scritte al neon, in quella “strada scarlatta” da noir, tra le quali campeggia quella di un locale che significativamente si chiama “Pigalle”, è considerata come puro degrado, fatta di costrizioni, ricatti, donne schiavizzate. Eppure proprio quel contesto è il palcoscenico dei bellissimi momenti di musica e danza, dalle coreografie e dai costumi estremamente kitsch, che rappresentano il punto di forza e di attrazione di Aventurera.
La lascivia della sensuale protagonista – e di altri personaggi – e la promiscuità possono anche non essere condannate, nemmeno lei quando flirta con il cognato Ricardo, partendo dalla memorabile scena di una loro partita a ping pong. La sconfitta dei valori borghesi. E tutto ciò quando nel cinema dei confinanti Stati Uniti imperava il moralistico Codice Hays. Truffaut parlava di una sfida obliqua alla borghesia, al cattolicesimo e a tutte le altre moralità, incarnata dal conturbante corpo di Ninón Sevilla.

L’alta borghesia messicana guarda agli Stati Uniti come modello. Nella ricca famiglia dell’alta società di Guadalajara, quella di Mario, l’avvocato che Elena sposerà, campeggia la figura della ‘dark mother’ Rosaura, che vanta rapporti commerciali con ricchi americani, tra cui Clark Gable, mentre in realtà sappiamo che è una copertura per la sua seconda vita segreta, di tenutaria del locale di Ciudad Juárez. Così è il cinema di Alberto Gout, che guarda e attinge agli stilemi hollywoodiani, shakerandoli e distillandoli nel contesto messicano. Costruendo un pastiche di generi. Passando con disinvoltura dal melò al noir al musical, alternando le grandi scalinate in marmo delle ricche dimore patrizie dove albergano intrighi di passioni, le strade brumose dei quartieri notturni e le lunghe ombre espressioniste, fino al tripudio di numeri musical camp.
Elena usa il nome d’arte di Elena Montes, forse un riferimento alla celebre danzatrice Lola che sarà poi oggetto del film di Max Ophüls. Numeri musical sempre diegetici, messi in scena nel locale, apoteosi dei ritmi afrocaraibici e di scenografie e costumi memorabili alla Carmen Miranda, con i mariachi di contorno, con copricapi a forma di ananas e con l’originale performance di Chiquita Banana. Quest’ultimo momento è l’unico che suggerisce una dimensione cinematografica, in questo caso extradiegetica: con uno stacco di montaggio il costume di Elena cambia, e il copricapo di ananas diventa di banane, mentre la canzone prosegue ininterrotta, con un cambioscena quindi impossibile in tempo reale. Segno di un più generale scorrimento veloce che caratterizza il film.

Colpisce in Aventurera l’incredibile condensazione narrativa. Solo nei primi dieci minuti vediamo la madre che si mette insieme al fidanzato della figlia e il suicidio del padre. Segue poi un velocissimo raccordo narrativo, fatto del montaggio di brevissime scene in dissolvenza l’una con l’altra, che raccontano le vicissitudini di Elena prima di approdare al locale di cabaret. E poi un susseguirsi continuo di colpi di scena, la scoperta della doppia vita di Rosaura, il ritorno della madre in ospedale e il suo immediato trapasso tra i rantoli. Un caramba dopo l’altro.
L’opposto della concezione della suspense hitchcockiana: Alberto Gout tiene alta la tensione con un susseguirsi di sorprese, rivelazioni. Un feuilleton, o quella che sarà la popolare telenovela, racchiuso in un’ora e quaranta. E poi il melò che scivola continuamente nella storia di gangster e viceversa. E i giochi spettatoriali: il villain che estrae un fazzoletto, quando ci si aspetta un’arma, salvo poi tirare fuori effettivamente un coltello. E il finale, con la riconciliazione coniugale, che potrebbe essere visto come una rivincita del moralismo, è in realtà fugace ed è semplicemente la definitiva inversione a sorpresa del film, la pistola alle spalle, il pugnale alle spalle e il noir che ridiventa melò.

Info
La scheda di Aventurera sul sito del Cinema Ritrovato.

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