Twin Peaks – Ep. 10

Twin Peaks – Ep. 10

di

Mentre Janey-E Jones (ri)scopre le qualità virili del marito Dougie, il male si aggira per le strade di Twin Peaks, veicolato dall’incontrollabile Richard Horne. In un continuo campo-controcampo tra tragedia e farsa, tra orrore e commedia, Lynch e Frost proseguono il loro viaggio materico nel dolore e nella frenesia.

“Hello Johnny, how are you today?”

I fratelli Mitchum scoprono qualcosa di più su Dougie Jones. Nel frattempo a Twin Peaks, Richard Horne commette indicibili crimini, e Hawk riceve un nuovo messaggio dalla Signora Ceppo. [sinossi]

Il Fat Trout Trailer Park gestito dall’anziano Carl Rodd non è mai stato un luogo ameno: è lì che fu uccisa Teresa Banks il 9 febbraio del 1988, da un Leland Palmer reso luciferino e furioso dalla possessione demoniaca di BOB; ed è lì che, non molti giorni dopo la morte della ragazza, scomparve nel nulla l’agente dell’FBI Chester Desmond. Twin Peaks è di nuovo invasa dalla violenza e dalla morte, dall’azione dell’uomo sulla donna, dalla sopraffazione, dall’omicidio. E di mezzo c’è ancora una volta il parcheggio per roulotte. Una roulotte non può tenere fuori un malintenzionato, non ne ha la forza. Vetri spaccati per entrare e vetri spaccati dall’interno. Inizia così, con una duplice sequenza di violenza, il decimo episodio di Twin Peaks, oramai proiettato verso il rush finale. Il concetto base della serie, quello che animava le puntate anche ventisette anni fa, è sempre il medesimo: l’uomo è un essere bestiale, ferino, e si accanisce sulla donna per i motivi più futili e disparati, ma sempre con regolarità. Le girls in trouble pervadono anche questo lungo film di diciotto ore, anche se in modi sempre diversi, e intessuti in maniera inevitabilmente diversa in una trama che non si rifà più in modo diretto al procedimento produttivo della soap opera, ma tenta strade inusitate, e lontane da qualsivoglia prassi. L’elettrodomestico per eccellenza, il televisore, non è più il “nemico”. È stato a sua volta sconfitto, ma il demone che vi albergava all’interno, proprio come fosse un prodotto della Loggia Nera, continua a incarnarsi, e a incarnarsi, e a incarnarsi, senza soluzione di continuità.
Ci sono dunque ancora donne sopraffatte dal potere maschile, e ridotte al silenzio o minacciate: è così per la povera Miriam Sullivan, che ha assistito all’investimento del bambino da parte del giovane criminale Richard Horne e lo fronteggia, sprezzante del pericolo mortale; è così anche per Becky Burnett, che lo spettatore aveva lasciato beata e sognante, persa tra polvere bianca e amour fou, e ora ritrova impaurita, a terra, schiacciata dalla violenza del suo fidanzato; è così anche per Sylvia Horne, la nonna di Richard, che il nipote deruba e umilia, mentre lo zio Johnnie (che non è morto, come invece poteva sembrare nella rapida apparizione dell’episodio precedente) è a terra, bloccato da una improvvisata camicia di forza. Gli elementi cardine utilizzati da Lynch e Frost per dare vita alla loro creatura multicefala sono dopotutto sempre i medesimi, e sono basici: l’amore, la morte, la violenza, l’odio, la speranza. Il bene che si contrappone – a fatica, e spesso soccombendo – al male. Il male che alberga nell’uomo, che è fuori da esso e in esso nel medesimo istante. Il male che è nato dallo scoppio dell’atomica nel bel mezzo del deserto, e per il quale è stato fatto nascere l’antidoto – finora abbastanza inefficace –, che ha il viso sorridente di Laura Palmer, l’agnello sacrificale.

Laura is the one, confida Margaret, sempre con il fido ceppo tra le braccia, a Hawk. Laura is the one. Non c’erano mai stati dubbi, probabilmente, e quei pochi che potevano sussistere erano stati spazzati via dalla nube atomica dell’episodio numero otto; lei, la reginetta del liceo, la brava Laura uccisa e seviziata dal padre, la figlia dell’America pura che pura non è e non è mai stata, è ancora il centro della questione. Laura, che appare in un incubo a occhi aperti anche a Gordon Cole, proprio nel momento in cui Albert sta portando al suo capo le prove che inchiodano Diane: è in contatto con il doppelganger di Dale Cooper, e l’ha avvisato dell’arresto di William Hastings. Diane (forse) è una traditrice. Non come Laura. Nessuno è come Laura, nessuno potrà mai essere come Laura. “Il buon Dale è chiuso nella Loggia e non può uscire. Scrivilo sul tuo diario”; le parole che Annie Blackburn insanguinata pronunciò in sogno alla giovane Palmer e che Lynch mise in scena in Fuoco cammina con me riecheggiano ancora nell’aria, perché il buon Dale è ancora prigioniero, e ora è costretto nel corpo senza mente – in apparenza – di Dougie Jones. Anche Laura, chissà, potrebbe essere in giro per l’America, magari in una versione meno pura dell’originale, come la colonna sonora che nella sigla sfonda e crepa il suono. Un suono impuro, meticciato, sporcato; non etereo come i fumi dell’oblio che rilasciano le note riecheggianti nel Roadhouse, dove ogni settimana si esibisce un gruppo, e lo fa trascinando via la mente degli astanti, costringendoli nell’angolo di un sogno che non ha fine, e non ha mai avuto inizio.
Si risvegliano, poco per volta, i sensi, e così come la violenza irrompe fragorosa nella persona di Richard Horne, famigerato giovane criminale che non ha etica, né morale, ma solo sfrenata sete di possesso, allora anche i coniugi Jones possono superare la fase del grottesco e ritrovare il contatto tra i corpi, in un amplesso che è comico e liberatorio allo stesso tempo. Un amplesso cui fa seguito un’inquadratura quasi difficile da decriptare, una delle tante immersioni nella notte di Lynch. Una notte ovviamente priva di stelle, la stessa che d’altronde canta Rebekah Del Rio sul palco, nel finale, facendo rimbombare una volta di più cortocircuiti interni alla filmografia lynchiana, con spettri di Mulholland Drive che si aggirano liberi nell’etere.

In un continuo campo e controcampo tra le atrocità più laide e turpi e i dirazzamenti in aree prossime allo slapstick (al di là dei frammenti in cui trovano spazio i coniugi Jones, cosa dire dei fratelli Mitchum e della sequenza del combattimento muto tra la ragazza a là Degas Candie e una fantomatica mosca relegata com’è ovvio che sia al solo comparto sonoro?), il decimo episodio lascia per una volta da parte le avventure del Cooper malvagio, e cerca di concentrarsi su quell’incubo del quotidiano che è poi, a ben vedere, la ruota motrice di qualsiasi ingranaggio in Twin Peaks. Famiglie disgregate, violenza domestica, depressione, dipendenza dalla droga, criminalità a vari livelli. Un microcosmo che, come parte consistente dell’America, ha perso fiducia e speranza nel sogno, e vive un incubo dal quale può ambire a uscire solo attraverso l’acquisto delle vanghe dorate vendute online dal dottor Jacobi. Non c’è più spazio per la ribellione lucida, non c’è più spazio neanche per i James Hurley – che pure è “sempre stato fico”, come analizzava nel finale del secondo episodio un’ammirata Shelley Jonhson –, relitti del passato oramai anacronistici e paradossali, come lo squinternato figlio di Lucy e Andy, con la passione per Marlon Brando. Ripiegato in uno spazio-tempo che è sempre più ciclico e chiuso in se stesso (e che qualche spettatore un po’ distratto a volte scambia per un eccesso di narrazione, come se si lavorasse solo per un “tutta trama” che poi, nella realtà dei fatti, semplicemente non esiste), il mondo di Twin Peaks si atrofizza, in attesa di una risoluzione che non sarà comunque indolore, e che promette sorprese non necessariamente positive. È la stessa log lady ad annunciare che il cerchio si sta chiudendo. E tutto torna a Laura, una volta di più.
Nel frattempo, nel Fat Trout Trailer Park, mentre il mondo esterno collassa in un rigurgito di violenza privo di senso (o forse con fin troppo senso, e per questo ancor più indigeribile), Carl Rodd intona accompagnandosi con la chitarra, il classico western Red River Valley; uno standard, un argine a cui aggrapparsi contro la marea montante di una modernità velocissima, e priva di umanità. In quegli accordi, che richiamano tanto Woody Guthrie quanto una memorabile sequenza di Furore, che John Ford trasse da John Steinbeck, c’è il senso di un’America ancora con la verginità intatta, ma prossima a perderla, e a perderla attraverso la violenza e la sopraffazione. E quel canto, flebile nella voce di Harry Dean Stanton, riporta alla mente anche The Last Picture Show; Twin Peaks come Anarene, isole sperdute nel nulla, in una nazione-madre-babau che tutto fagocita e tutto annienta. Twin Peaks come Anarene, illusoria immagine di una quiete che è tale solo nei fermo immagine, nelle foto sbiadite dal tempo, nei ricordi del passato. Ma “Laura is the one”. Tutto, prima o poi, finirà. Per non finire mai.

From this valley they say you are going.
We will miss your bright eyes and sweet smile,
For they say you are taking the sunshine
That has brightened our pathway a while.
So come sit by my side if you love me.
Do not hasten to bid me adieu.
Just remember the Red River Valley,
And the cowboy that has loved you so true.
Red River Valley
Info
La sigla della nuova serie di Twin Peaks.
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-01.jpg
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-02.jpg
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-03.jpg
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-04.jpg
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-05.jpg
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-06.jpg
  • twin-peaks-ep-10-2017-david-lynch-07.jpg

Articoli correlati

  • AltreVisioni

    Kyle MacLachlan in a still from Twin Peaks. Photo: Suzanne Tenner/SHOWTIMETwin Peaks – Ep. 9

    di Twin Peaks torna dopo la pausa per i festeggiamenti del 4 luglio e dopo l'episodio numero otto, che ha sconvolto la prassi seriale proponendo una discesa negli abissi della visione, fino all'origine dello sguardo, e del male.
  • Cult

    cuore-selvaggio-1990-wild-at-heart-david-lynch-cov932Cuore selvaggio

    di Nel bel mezzo della lavorazione di Twin Peaks David Lynch estrae dal cappello Cuore selvaggio, traendolo da un romanzo di Barry Gifford. Un'opera deflagrante, sudata, umorale e priva di freni inibitori, che scava in profondità nelle ossessioni del regista.
  • AltreVisioni

    twin-peaks-ep-8-2017-david-lynch-cov932Twin Peaks – Ep. 8

    di Tra non-morte e imitazione della vita l'ottavo episodio di Twin Peaks si lancia nella messa in scena della genesi del male nel Ventesimo Secolo. David Lynch firma uno schizzo sperimentale di poco meno di un'ora, oltrepassando qualsiasi confine del piccolo schermo.
  • AltreVisioni

    Laura Dern and Kyle MacLachlan in a still from Twin Peaks. Photo: Patrick Wymore/SHOWTIMETwin Peaks – Ep. 7

    di Tutti a Twin Peaks iniziano a 'ricordare', come se stessero uscendo dallo stesso coma in cui piombò (così si dice) Audrey Horne, uno dei personaggi che ancora tardano a ritornare in scena. Intanto il Cooper "cattivo" ritrova la libertà...
  • AltreVisioni

    twin-peaks-ep-6-2017-david-lynch-cov932Twin Peaks – Ep. 6

    di Il sesto episodio di Twin Peaks marca il confine 'affettivo' del cinema di David Lynch, con l'apparizione di alcuni attori-feticcio del regista, da Laura Dern a Harry Dean Stanton, fino a Balthazar Getty. Prosegue intanto il viaggio nel corpo-non-corpo di Dougie Jones.
  • AltreVisioni

    twin-peaks-ep-5-2017-david-lynch-cov932Twin Peaks – Ep. 5

    di Il quinto episodio di Twin Peaks, il primo a essere mandato in onda “spaiato”, palesa uno dei tratti essenziali di questa come della serie "originale": la scrittura di Mark Frost, anello di congiunzione tra l'immaginario di David Lynch e le necessità televisive.
  • AltreVisioni

    Kyle MacLachlan in a still from Twin Peaks. Photo: Suzanne Tenner/SHOWTIMETwin Peaks – Ep. 3 & 4

    di Il blocco che contiene terzo e quarto episodio di Twin peaks inizia con una dichiarazione d'intenti autoriale di David Lynch, un flusso onirico d'immagini che sfonda la norma e ne restituisce una forma inedita; ma è anche l'ingresso nel racconto...
  • Cannes 2017

    twin-peaks-ep-1&2-david-lynch-2017-cov932Twin Peaks – Ep. 1 & 2

    di Si torna a Twin Peaks. Per viaggiare a New York, nel Sud Dakota, a Las Vegas. Si torna a Twin Peaks, e alla Loggia Nera. Ci si risveglia dopo venticinque anni, con il gigante, Mike e Laura Palmer al fianco. C'è ancora il buon Dale Cooper, ma anche il suo doppelganger libero di muoversi nel mondo "reale". Bentornato, David Lynch!
  • Cult

    fuoco-cammina-con-me-1992-david-lynch-twin-peaks-fire-walk-with-me-cov932(2)Fuoco cammina con me

    di Fuoco cammina con me, braccio estendibile di Twin Peaks, è il film con cui si apre in maniera ufficiale l'incomprensione tra David Lynch e parte del pubblico e degli addetti ai lavori. Una limpida dichiarazione di poetica visionaria.
  • AltreVisioni

    twin-peaks-1990-1991-david-lynch-mark-frost-cov932Twin Peaks

    di , , , , , , , , , , , , , In attesa che venga trasmessa la terza stagione, Twin Peaks rimane una delle più clamorose demitizzazioni dell'idea stessa di serialità televisiva...
  • Classici

    velluto-blu-1986-blue-velvet-david-lynch-cov932Velluto blu

    di A trent'anni di distanza il capolavoro di David Lynch emerge dalle nebbie del tempo più sfavillante che mai, esempio di revisione del classico che ha ben pochi eguali nella storia di Hollywood.
  • Documentari

    david-lynch-the-art-life-2016-venezia-doc-cov932David Lynch: The Art Life

    di , , Tre registi hanno seguito David Lynch, riprendendolo al lavoro e ascoltando le narrazioni sulla sua vita, negli anni che anticiparono Eraserhead. Tra i documentari di Venezia Classici.
  • Streaming

    eraserhead-recensione-streaming-david-lynch-cov932Eraserhead – La mente che cancella

    di In streaming gratuito grazie alla piattaforma VVVVID, lo stordente esordio al lungometraggio di David Lynch. Un imperdibile viaggio nell'immaginario del grande regista statunitense.
  • Blu-ray

    strade-perdute-lost-highway-cov932Strade perdute

    di In blu-ray per la Koch Media una tra le creature meno comprese e amate partorite dalla mente di David Lynch. Un'occasione per riscoprire un gioiello degli anni Novanta.
  • DVD

    eraserhead-1977-david-lynch-cov932Eraserhead

    di L'esordio al lungometraggio di David Lynch, oggetto di culto per milioni di cinefili, torna in dvd grazie alla RaroVideo.
  • Video

    the-alphabet-david-lynch-cov932The Alphabet

    di Quando porta a termine questo corto David Lynch ha solo ventidue anni. Ne viene fuori un bizzarro oggetto d'avanguardia, che gioca con la fiaba nera.
  • Archivio

    inland-empire-david-lynch-cov932INLAND EMPIRE

    di L'ennesimo capolavoro partorito dalla mente di David Lynch. Un viaggio nel sogno/incubo del cinema, senza via d'uscita alcuna.
  • Saggi

    il-sogno-in-lynch-una-fine-cov932Il sogno in Lynch. Una fine?

    Giungere alla fine di un viaggio, per quanto breve, episodico e incompleto, non è possibile quando si affronta il cinema di David Lynch. Un cinema alla perenne ricerca della (con)fusione tra realtà e parentesi onirica.
  • Saggi

    lynch-e-moebius-un-cerchio-che-si-chiude-cov932Un cerchio che si chiude: Lynch e Moebius

    La ciclicità insita nella figura geometrica detta Nastro di Moebius permette di cogliere la centralità di un'opera come Lost Highway, spesso considerata minore dalla maggior parte della critica e di fatto non compresa.
  • Saggi

    david-lynch-la-memoria-americana-cov932David Lynch. La memoria americana

    David Lynch trasporta sul grande e sul piccolo schermo un cinema dell’inesprimibile che prende corpo nell’ovvietà delle situazioni, passaggio onirico che non interpreta un ruolo antitetico alla realtà.
  • Saggi

    david-lynch-lincubo-industriale-e-la-serialita-cov932David Lynch. L’incubo industriale e la serialità

    All’elemento industriale, anima dello stridore e del disturbo, si affianca la fascinazione di Lynch per la serialità: l’atmosfera lynchiana, più volte celebrata all’alba del nuovo millennio, si fonda sulla reiterazione di oggetti e luoghi.
  • Saggi

    david-lynch-un-alchimista-intrappolato-nel-sogno-cov932David Lynch, un alchimista intrappolato nel sogno

    Il cinema di David Lynch, fra le esperienza autoriali più ammalianti e stratificate degli ultimi trent'anni, si muove nella sottile linea di demarcazione che divide l'avanguardia dal popolare.
  • Archivio

    mulholland-drive-2001-david-lynchMulholland Drive

    di Con Mulholland Drive David Lynch decompone tutti gli elementi narrativi del suo cinema, e del cinema tour court, per celebrarlo con un magnifico epitaffio.
  • AltreVisioni

    twin-peaks-ep-11-david-lynch-2017-cov932Twin Peaks – Ep. 11

    di I figli ripetono gli errori dei genitori, incapaci di interrompere una linea continua, la tensione verso l'oscuro che attira anche Gordon Cole, in quel vortice di orrore e mistero che tutto sovrasta e avvolge. David Lynch, le sue ossessioni e le sue memorie.
  • Altrevisioni

    twin-peaks-episode-12-david-lynch-2017-cov932Twin Peaks – Ep. 12

    di Tutti gli spettatori aspettano la svolta decisiva alle indagini dell'FBI e della polizia di Twin Peaks, ma Lynch e Frost vanno fuori pista per raccontare l'intimo dolore dei propri personaggi, e la ricerca di una tenerezza forse impossbile.
  • Locarno 2017

    lucky-2017-john-carroll-lynch-cov932Lucky

    di Esordio dietro la macchina da presa per l'attore John Carroll Lynch, Lucky è un film incentrato su un'icona del cinema quale Harry Dean Stanton, un film sulla senilità e sulla precarietà della vita. In concorso al Festival di Locarno.
  • Altrevisioni

    twin-peaks-ep-13-2017-david-lynch-cov932Twin Peaks – Ep. 13

    di James Hurley suona la canzone che scrisse per Laura e Donna al Roadhouse; nei suoi occhi c'è ancora la Twin Peaks di quando era un ragazzo, la stessa che si riflette negli occhi di Shelley Johnson, e nell'isteria di Audrey Horne. Non c'è rifugio neanche a casa.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento