Prima di domani

Prima di domani

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Diretto da Ry Russo-Young, Prima di domani è un racconto educativo travestito da teen-movie, tutto teso a fare la predica alle nuove generazioni con la schematicità di una pubblicità progresso.

Vi amo tutti

Cosa succederebbe se oggi fosse l’ultimo giorno per il resto della tua vita? Da questa domanda inizia il viaggio di Samantha Kingston detta Sam. Sam ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche. Tutto sembra andare per il verso giusto finché non realizza di rivivere lo stesso giorno più volte senza riuscire ad andare avanti. [sinossi]

L’ossessione dell’essere costretti a rivivere frammenti o giornate intere della propria vita sta assumendo contorni grotteschi in quest’estate cinematografica decisamente poco gratificante. Così, dopo 2:22 – Il destino è già scritto, torna a manifestarsi l’imprinting di Ricomincio da capo (già in passato oggetto di remake anche in Italia con È già ieri). Imprinting che stavolta si incarna in un teen-movie banale e grossolanamente educativo come Prima di domani, in cui la protagonista Sam ripercorre sempre daccapo le sue ultime 24 ore di vita, prigioniera di una maledizione di cui deve trovare la chiave.
Adattamento del romanzo young-adult E finalmente ti dirò addio, Prima di domani appare già la versione buonista e ‘veltroniana’ di un horror di prossima uscita, Happy Death Day, che – manco a dirlo – sfrutta l’identico tema.
La regista Ry Russo-Young infatti sembra avere come unico obiettivo della storia quello di un racconto di formazione quasi vittoriano per quanto è punitivo nei confronti della sua protagonista, il cui compito è capire di aver trattato male tante, troppe, persone: la sorella, la madre, il nerd da sempre innamorato di lei, la compagna di scuola lesbica, e via dicendo. E, una volta che avrà imparato la lezione, allora dovrà agire di conseguenza: vale a dire abbracciare il prossimo, coccolarlo, dirgli che è sempre stata una figura importante per lei, ecc.

Già apprezzata in parti secondarie in Nonno scatenato e in Tutti vogliono qualcosa, dove il suo volto angelico aveva un senso drammaturgico, Zoey Deutch, che in Prima di domani è l’assoluta protagonista, appare completamente stonata proprio perché troppo ‘brava ragazza’. E dunque non è credibile nella prima parte del film, in cui si comporta da stronza, mentre risulta insopportabilmente melensa nella seconda laddove il suo atteggiarsi caritatevole si configura come una lapallissiana sottolineatura di ciò che porta scritto in faccia.
E se lei appare la prima vittima di un racconto ovvio e stereotipato, non va meglio per tutti gli altri personaggi: dalle amiche bulle (che ovviamente nascondono qualche trauma) all’ultima delle sfigate il cui disinteresse per la messa in piega fa della sua pettinatura un trionfo delle doppie punte. Come non va meglio nemmeno per quel che riguarda le riverniciature simboliche, a partire dall’accenno alle fatiche di Sisifo, ribadito a scuola ogni stesso/diverso giorno dal professore e mai capace di disseminarsi nella tessitura del film, se non attraverso il concetto del repetita iuvant. Aspetto che finisce, tra l’altro, per mettere sotto una luce involontariamente sinistra l’idea stessa di Prima di domani: quale può essere la sincerità di un afflato umanitario, se questo è costretto a emergere solo sotto il ricatto di una maledizione che si rinnova?

Ecco che allora Prima di domani appare come uno sgradevole pistolotto rivolto alla nostra gioventù: non cadete in brutte amicizie, comportatevi sempre bene con la mamma, fate l’amore con il primo della classe e non fate sesso con il teppistello che marina la scuola, trattate con rispetto e affetto anche chi è più sfortunato di voi. Una ramanzina che si fa via via sempre più insostenibile ripiena com’è di un buonismo moralista e bacchettone, ipocrita e altezzoso, che non può non far pensare a una maldestra pubblicità progresso. Ma che lo Stato con degli spot voglia per forza inculcare delle regole di comportamento nei suoi cittadini è un conto, e pertiene al campo della filosofia politica. Se invece anche il cinema si mette a fare la predica, allora è veramente finita.

Info
Il trailer di Prima di domani su Youtube.
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