Settimana della Critica 2017 – Presentazione

Settimana della Critica 2017 – Presentazione

Nella cornice della Casa del Cinema a Roma è stato presentato alla stampa il programma della Settimana della Critica 2017, seconda edizione sotto l’egida di Giona Nazzaro, delegato generale. Nove giorni tra sperimentazione, depistaggio e narrazione del reale, tra marinai, viaggi sperduti, ricerca di sé e analisi del mondo che circonda questi esordienti, ognuno con il proprio percorso.

La Settimana della Critica 2017 riparte da Los nadie del colombiano Juan Sebastián Mesa, che ha ricevuto l’investitura popolare dalla trentunesima edizione, poco meno di dodici mesi fa, e da The Last of Us di Ala Eddine Slim, vincitore invece del Leone del Futuro. Riparte da uno sguardo sul presente che prova a essere già sguardo sul futuro, su quello che accadrà, sul mondo in continuo divenire. Tentando, una volta di più, di trovare un senso (uno dei migliaia di sensi possibili) al termine sguardo. Perché questa è la domanda che viene naturale porsi dopo aver assistito a Roma alla presentazione del programma della SIC, tradizionale prima tappa d’avvicinamento alla Mostra, al Lido, a Venezia: i dieci registi selezionati dal delegato Giona Nazzaro e dal suo gruppo di lavoro – Luigi Abiusi, Alberto Anile, Beatrice Fiorentino, Massimo Tria – saranno in grado di mostrare al pubblico uno sguardo autonomo, libero da vincoli di qualunque tipo? E se sì, in quale direzione si muoverà questo sguardo?
Lo schema, l’unico vero reticolato nel quale è stato lecito muoversi per Nazzaro e i selezionatori, è sempre il medesimo: i titoli scelti rappresentano l’opera d’esordio per i rispettivi autori. Unica eccezione Diego Olivares che, forte del fatto di figurare come film di chiusura fuori concorso, ha potuto partecipare con Veleno, suo secondo lungometraggio che arriva a quattordici anni di distanza dall’oramai dimenticato I cinghiali di Portici. Per il resto però si tratta di primi passi, dell’irruzione di un nugolo di nuovi registi sul proscenio internazionale; certo, in alcuni casi il concetto di “opera prima” può apparire labile (è il caso di Luca Bellino e Silvia Luzi, che arrivano a Il cratere dopo un lungo curriculum nell’universo documentario, da La minaccia a Dell’arte della guerra e The Prey), ma in ogni caso l’impressione forte è quella di un’immersione in un territorio ibrido, nel quale ancora tutto è concesso, lontano dai dogmi industriali e dalla prassi. Un istinto punk, si scriveva un anno fa. Un istinto punk, è naturale pensare ancora oggi.

A ribadire il concetto di apertura a ogni tipo di approccio alla materia cinematografica, è confermata anche quest’anno la selezione di un gruppo di cortometraggi rigorosamente italiani, che dovranno in qualche modo provare a dire la loro sullo stato della Settima Arte a Roma e dintorni. I titoli della seconda edizione di SIC@SIC – questo il titolo della sotto-sezione? Adavede di Alain Parroni, Due di Riccardo Giacconi, Les fantômes de la veille di Manuel Billi, Il legionario di Hleb Papou, MalaMènti di Francesco Di Leva, Piccole italiane di Letizia Lamartire e Le visite di Elio Di Pace, più anche qui un film di apertura e uno di chiusura, Nausicaa – L’altra Odissea di Bepi Vigna e L’ultimo miracolo di Enrico Pau.
Nove corti che accompagneranno in Sala Perla i nove lavori sulla lunga distanza, aprendo un dialogo sempre fitto e prolifico sul concetto di forma, e sulla forma del concetto; lavori in pellicola che parleranno la stessa lingua di film girati in parte anche in vhs, perché il nuovo non sta in una o in un’altra scelta, ma nella libertà di sapere che tutto ha diritto di ospitalità nel mondo del cinema, e ognuno ha diritto di esprimersi nel modo che ritiene più opportuno.

Così si va dai meticciamenti tra reale e finzione della coppia Bellino/Luzi alla visione della classe operaia morente di Deborah Haywood e del suo Pin Cushion, dalle schizofrenie ribelli delle adolescenti di Team Hurricane della danese Annika Berg all’altrettanto adolescente protagonista dello svizzero Sarah joue un loup garou di Katharina Wyss, dalla Turchia avvelenata di Körfez (The Gulf è il titolo internazionale) di Emre Yeksan alla Germania immortalata da Helena Wittman nel suo Drift, fino all’Argentina di Temporada de caza di Natalia Garagiola, che ragiona – come molti dei titoli della selezione, almeno sulla carta – sul concetto di genere, di “appartenenza sessuale”, di conflitto con sé e con il mondo esterno.
In questo senso è impossibile non annotare con tanto di dovute sottolineature sul taccuino Les Garçons sauvages, opera prima di Bertrand Mandico che in 35mm cerca di coniugare all’interno di un racconto il senso del visionario, del viaggio, dell’impossibilità di accettare in maniera prona le regole del mondo, della natura, della società occidentale, del consesso umano. In attesa di scoprire anche sul grande schermo cosa hanno da raccontare questi nove film, il miglior augurio che si può fare alla Settimana della Critica 2017 è di mantenersi sempre libera, accogliente ma indomita, riottosa e libertaria.

Info
Il sito ufficiale della Settimana della Critica 2017.

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