Tamara figlia della steppa

Tamara figlia della steppa

di

Il primo film diretto da Jacques Tourneur dopo la trilogia horror sotto l’egida di Val Lewton è Tamara figlia della steppa, originale war-movie (ancora a combattimenti in corso) che esalta l’eroismo sovietico. Esordio cinematografico per Gregory Peck e per la ballerina Tamara Tumanova. Il film è presente in 35mm al Festival di Locarno in occasione della monumentale retrospettiva dedicata al regista e curata da Rinaldo Censi e Roberto Turigliatto.

Товарищ in lotta

Nina è una ballerina. Insieme al suo gruppo teatrale, intrattiene le truppe russe al fronte. Si perde e viene accolta da una sezione di partigiani russi, guidata dal rude Vladimir. Nina partecipa alle azioni e, su incarico di Vladimir, raggiunge il quartier generale per raccogliere informazioni sulla missione. I due si innamorano e lotteranno fino alla morte. [sinossi]

Tamara figlia della steppa è un titolo demente, di quelli non poi troppo insoliti nel campo della distribuzione italiana. È un titolo demente non solo per il tradimento dell’originale Days of Glory, ma perché nel film non c’è nessuna Tamara, e il paesaggio boschivo che è palcoscenico delle gesta dei guerriglieri sovietici non è la brulla steppa, a pochi passi dall’artico, ma semmai la foresta temperata del Rialto Centrale o quella della catena montuosa Sichotė-Alin’, dove però non si sparò neanche un colpo durante la Seconda Guerra Mondiale. L’unica Tamara, la Tumanova (o Toumanova, a seconda delle traslitterazioni dal cirillico), è sì in scena, ma come protagonista: vero è che, originaria della Siberia, lei era veramente una “figlia della steppa”… Possiede un fascino schizofrenico, Tamara figlia della steppa, primo film diretto da Jacques Tourneur dopo la sbornia horror/noir suddivisa in tre capitoli sotto l’egida di Val Lewton (Il bacio della pantera, Ho camminato con uno zombi e L’uomo leopardo), e a conti fatti sembra un film quasi impossibile: la Mecca del Cinema, nel cuore del conflitto bellico, sforna un’opera propagandistica che non esalta i buoni valori patrii, ma racconta l’eroismo e il fulgido esempio dato dai combattenti sovietici contro le truppe d’invasione naziste. Un film che solo un lustro più tardi, tra le lampeggianti sirene del Maccartismo, sarebbe costato la testa e la carriera a qualunque regista e sceneggiatore. Paradossi della Storia… Andò dunque bene a Casey Robinson, qui per la prima volta nelle vesti di produttore per la RKO, nonché sceneggiatore del film. La sua carriera, iniziata durante l’epoca del muto, aveva tra le sue frecce nell’arco un altro incontro con il mondo sovietico, Tovarich di Anatole Litvak, anche se l’apice della sua carriera come sceneggiatore la raggiunge con ogni probabilità Tramonto (Dark Victory) di Edmund Goulding, con una straordinaria Bette Davis. Nel 1944, lo stesso anno di Tamara figlia della steppa, esce nelle sale un altro film bellico scritto da Robinson, Il giuramento dei forzati di Michael Curtiz.

Dell’eccentricità di Tamara figlia della steppa si è già avuto modo di scrivere, ma in ogni caso il film può essere inserito senza alcuna forzature nel filone propagandistico che affollava le sale: opere tese a raccontare al popolo statunitense il why we fight, né più né meno, con il nazismo combattuto in ogni modo possibile e immaginabile. Semmai a colpire e a scardinare la prassi è la tensione internazionalista che si respira, almeno a tratti, nel film: non c’è nessun riferimento agli Stati Uniti d’America, e nessun personaggio – e questa è davvero un’anomalia – è americano. Di più, i principali interpreti sono tutti pressoché sconosciuti al pubblico. Tamara figlia della steppa segna infatti l’esordio davanti alla macchina da presa di quasi tutti gli attori, a partire dalla Toumanova, ballerina che nel corso della sua vita flirtò con la Settima Arte (come dimostrano, tra gli altri, Il sipario strappato di Alfred Hitchcock e Vita privata di Sherlock Holmes di Billy Wilder). Ma il film permise di esordire anche a nomi come Alan Reed, Lowell Gilmore, Glen Vernon e ovviamente Gregory Peck, che nello stesso anno apparve sullo schermo ne Le chiavi del paradiso di John M. Stahl per raggiungere la definitiva consacrazione nel 1945 con La valle del destino di Tay Garnett e soprattutto Io ti salverò di Hitchcock.
Questa schiera di sconosciuti rafforza nello spettatore l’idea di trovarsi di fronte a un racconto “dal vero”, quasi che un’oncia di documentario stesse facendo irruzione nel campo puro dell’immaginario. Un concetto per il quale Tourneur non sembra provare una particolare fascinazione, pur rappresentandolo nel migliore dei modi. È evidente che l’epica, l’epopea di un confitto in cui le parti in causa (bene contro male) abbiano contorni netti e definiti, sia il punto di forza attorno al quale ruota la vicenda. Fin dall’incipit, che mostra la secca eliminazione di due motociclisti nazisti da parte della bella cecchina Yelena, è evidente come la messa in scena si muova su un molteplice registro espressivo, dovendo trovare il punto d’incontro tra l’esaltazione del gesto eroico e la cruda rappresentazione di un evento bellico che ha nell’omicidio la sua naturale ragion d’essere.

Tourneur sfrutta una volta di più il personaggio principale femminile per generare un conflitto nel conflitto, unendo e costringendo alla coabitazione uomini e donne che non sembrano provenire dallo stesso milieu culturale. L’inevitabile storia d’amore tra i due protagonisti, altro topos del cinema di Tourneur, trova qui un naturale alleato nell’idea di azione collettiva, di unione di forze per fronteggiare un nemico mostruoso, barbaro, privo di qualsiasi dignità. “Nel mio paese un eroe non ha nome”, sentenzia il giovane Mitya, che morirà impiccato dai nazisti – il suo sorriso, col cappio al collo e nel mezzo di una tormenta di neve, mentre affronta l’esecuzione, è forse la concessione più forte ma anche empatica di Tourneur alla retorica: anche nell’URSS del 1941 gli eroi son tutti giovani e belli… –, ed è forse questa la più significativa delle affermazioni. In un cinema che ha sempre prediletto l’uno, il prescelto, rispetto alla moltitudine, ribadire l’esigenza di un atto anonimo del popolo, di un’insurrezione contro l’oppressione fascista, non è qualcosa da sottostimare o da lasciare in secondo piano. Nella straordinaria sequenza finale di combattimento, uno per uno gli uomini e le donne sovietiche in lotta andranno incontro a un martirio, esplodendo in aria, straziati dai colpi di cannone.
Anche Nina e Vladimir rimangono imperterriti sulla barricata, fucile alla mano, mentre il carrarmato avanza, e avanza, e avanza. Lo schermo non può più contenere questo gigante di ferro infuocato, che incendia letteralmente l’inquadratura, e la sala, e il pubblico. Tutto va a fuoco, quasi in una apocalittica visione anticipatrice del cinema incendiato nel pre-finale di Inglourious Basterds di Quentin Tarantino. Come Shoshanna, anche i combattenti di Tamara figlia della steppa sono in qualche modo dei “bastardi senza gloria”, e sarebbero forse destinati all’oblio se non esistesse il cinema, questa scheggia impazzita di industria che attraverso l’immaginario crea eroi, e distrugge fascismi.

Info
Il trailer di Tamara figlia della steppa.
  • tamara-figlia-della-steppa-1944-days-of-glory-jacques-tourneur-05.jpg
  • tamara-figlia-della-steppa-1944-days-of-glory-jacques-tourneur-04.jpg
  • tamara-figlia-della-steppa-1944-days-of-glory-jacques-tourneur-03.jpg
  • tamara-figlia-della-steppa-1944-days-of-glory-jacques-tourneur-02.jpg
  • tamara-figlia-della-steppa-1944-days-of-glory-jacques-tourneur-01.jpg

Articoli correlati

  • Locarno 2017

    la-leggenda-dellarciere-di-fuoco-1950-the-flame-and-the-arrow-jacques-tourneur-cov932La leggenda dell’arciere di fuoco

    di All'interno della sua vasta filmografia, Jacques Tourneur si confrontò anche con il film di cappa e spada: lo testimonia La leggenda dell'arciere di fuoco, una fiammeggiante avventura con protagonisti Burt Lancaster e Virginia Mayo. A Locarno 2017.
  • Locarno 2017

    luomo-leopardo-1943-the-leopard-man-jacques-tourneur-cov932L’uomo leopardo

    di L'uomo leopardo è il terzo capitolo del trittico che vide lavorare insieme, alla RKO, Val Lewton e Jacques Tourneur; un thriller ante-litteram, che mette in scena uno dei primi killer seriali della storia del cinema. A Locarno nella retrospettiva dedicata al regista.
  • Festival

    locarno-festival-2017Locarno Festival 2017 – Presentazione

    È arrivato anche a Locarno, dopo Cannes, il tempo di festeggiare la settantesima edizione, che avrà luogo dal 2 al 12 agosto, sotto la direzione artistica di Carlo Chatrian.
  • Bologna 2017

    le-catene-della-colpa-1947-jacques-tourneurLe catene della colpa

    di Un gangster diabolico, una torbida dark lady, un detective privato cinico e disilluso. È un vero e proprio prontuario dei codici del noir Le catene della colpa di Jacques Tourneur. In programma a Il cinema ritrovato.
  • Cult

    la-notte-del-demonio-night-of-the-demon-1957-jacques-tourneur-cov932La notte del demonio

    di Nel 1957 Jacques Tourneur torna al cinema dell'orrore, a quattordici anni di distanza dalla trilogia girata per la RKO di Val Lewton, e firma uno dei suoi capolavori più agghiaccianti.
  • Locarno 2017

    il-bacio-della-pantera-1942-cat-people-jacques-tourneur-cov932Il bacio della pantera

    di Il capolavoro conclamato di Jacques Tourneur, prodotto sotto l'egida di Val Lewton, e senza dubbio tra i film più celebri della RKO. Il bacio della pantera è un viaggio nell'inconscio, alla ricerca di paure e desideri, compiuto attraverso i codici dell'orrore. Impareggiabile.
  • Locarno 2017

    schiava-del-male-1944-experiment-perilous-jacques-tourneur-cov932Schiava del male

    di Hedy Lamarr è la protagonista assoluta di Schiava del male, melodramma ambientato nella New York di inizio Novecento, tra modernità strisciante e ataviche sopraffazioni. A Locarno nella retrospettiva dedicata al regista Jacques Tourneur.
  • Festival

    locarno-2017-cov932Locarno 2017

    Dal 2 al 12 agosto, la 70esima edizione del Locarno Film Festival, per la quinta volta sotto la guida di Carlo Chatrian. Il concorso, la Piazza Grande, la retrospettiva dedicata a Jacques Tourneur: tutti i nostri articoli.
  • Locarno 2017

    il-treno-si-ferma-a-berlino-1948-berlin-express-jacques-tourneur-cov932Il treno ferma a Berlino

    di Il treno ferma a Berlino (Berlin Express nel titolo originale) è un classico del noir statunitense, diretto con estrema eleganza da Jacques Tourneur, uno dei primi film a mostrare la capitale tedesca disgregata, e spartita tra le nazioni vincitrici della guerra. A Locarno 2017.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento