La torre nera

La torre nera

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Monco e involuto, palesemente vittima di vari rimaneggiamenti produttivi, La torre nera riduce l’universo kinghiano a un popcorn fantasy anonimo, non ponendo le migliori premesse per un ipotetico nuovo franchise. Un prodotto che, dell’epica dell’originale saga letteraria, non restituisce che una sbiadita eco.

Vai allora: ci sono (forse) altri film oltre a questo.

Il piccolo Jake Chambers, che ha da poco perso il padre in un tragico incendio, è vittima di incubi e visioni in cui vede una misteriosa torre sotto attacco di un oscuro stregone, e un pistolero all’inseguimento di quest’ultimo, il tutto in un mondo brullo e desolato. Quando sua madre, preoccupata dalle sue visioni, decide di far ricoverare il ragazzino in una clinica specializzata, Jake fugge, intuendo che i suoi incubi stanno per realizzarsi; il suo tentativo sarà quello di cercare un varco per l’altra dimensione, mettendosi in contatto col pistolero… [sinossi]

Se è vero che, tradizionalmente, il rapporto tra il cinema e la narrativa di Stephen King è sempre stato problematico (specie in quelle opere dello scrittore del Maine più improntate, specificamente, al fantastico) la trasposizione filmica della saga de La torre nera poteva aprire, in questo travagliato rapporto, una nuova e interessante fase. Centro e cardine della narrativa kinghiana, progetto letterario multidecennale (King iniziò a scrivere il primo romanzo – L’ultimo cavaliere – addirittura negli anni ‘60, per terminare la saga con La leggenda del vento solo nel 2012), la serie della Torre ha letteralmente conglobato tutte le altre storie di King, andando a comporre un universo (o meglio, un insieme di universi) complesso, coerente e ricco di fascino. L’attuale attitudine hollywoodiana a comporre media franchise altrettanto complessi, articolati su più prodotti e spesso suddivisi tra grande e piccolo schermo, faceva in questo senso de La torre nera la saga più adatta per rendere finalmente giustizia, attraverso il cinema, all’universo fantastico creato da King. L’idea di un “kingverse” filmico, in cui magari fosse inclusa anche l’imminente (e già temutissima) trasposizione cinematografica di It, ha accarezzato a lungo l’immaginazione dei fans.

Purtroppo, soltanto un’eco di tutto ciò, sbiadita e palesemente vittima di una storia produttiva accidentata, è rimasta nel film diretto dal danese Nikolaj Arcel. Passato di mano in mano, vittima di avvicendamenti che ne hanno mutato progressivamente i connotati (l’iniziale interessamento di J.J. Abrams e Damon Lindelof, il passaggio prima alla Universal e poi alla Sony, i cambiamenti di cast, il drastico ridimensionamento del budget), il progetto ha visto ridurre le sue ambizioni e il suo cabotaggio, trasformandosi (almeno allo stato attuale) in un film autoconclusivo, con una durata di appena 95 minuti. Una scelta in netta controtendenza rispetto all’attuale media dei blockbuster hollywoodiani, che potrebbe anche apparire interessante se non si intuisse essere frutto di rimaneggiamenti e pesanti interventi di post-produzione. I rumors, che parlano di un fallimentare screening davanti ai produttori, di importanti contrasti creativi tra questi ultimi e il regista, e di altrettanto pesanti interventi dello stesso King (a sua volta produttore) e di Ron Howard (inizialmente designato come regista) raccontano di una vicenda produttiva tutt’altro che serena. E il risultato, più di ogni altra cosa, testimonia di un prodotto dalle potenzialità non sviluppate, che ha mantenuto, della sua origine letteraria (ma anche della sua iniziale concezione) solo poche, involute suggestioni.

In parte sequel, in parte trasposizione (in prevalenza) dei primi due libri della saga, La torre nera nasce palesemente come un prodotto destinato ad avere il respiro di un media franchise, con un’idea da sviluppare e articolare su più episodi; ma i frettolosi e posticci sviluppi della sua seconda parte, con un finale che pare malamente incollato alla struttura originale, sembrano confermare la cautela dei produttori nel dare avvio a una nuova, ipotetica saga cinematografica. Le dimensioni dell’universo concepito da King, ben delineate nella frazione iniziale del film, restano (anche per chi non avesse letto i romanzi) palesemente troppo estese per un lungometraggio di un’ora e mezza; la scelta della sceneggiatura di creare (forzatamente) una vicenda autoconclusiva, finisce per violentare le stesse premesse del soggetto, costringendone le dimensioni in un contenitore a dir poco inadeguato. Non aiutano nemmeno, in questo, i due piccoli riferimenti presenti nel film a ItShining, strizzate d’occhio fini a se stesse e decontestualizzate, piuttosto che suggerimenti di un ipotetico (e non confermato) universo comune. Il finale, aperto ma non troppo, lascia intuire la portata della cautela a cui abbiamo appena accennato, subordinando la realizzazione di eventuali sequel ai risultati commerciali di questo primo film; mentre pare confermata, al contrario, la produzione di una serie televisiva prequel, che andrà a raccontare l’adolescenza del protagonista Roland Deschain trasponendo la storia del quarto libro (La sfera del buio, a sua volta incentrato sul passato del protagonista). Una conferma, quest’ultima, che avrebbe il sapore della beffa, nel caso il parallelo progetto cinematografico rimanesse monco.

Non tutto, in realtà, è da buttare via nel film di Nikolaj Arcel (al suo attivo il period drama Royal Affair e la sceneggiatura del primo Uomini che odiano le donne): ma i punti di forza del prodotto, più che in una scrittura dalla qualità altalenante, o in una messa in scena corretta quanto anonima, risiedono ancora una volta nelle potenzialità dell’universo creato dallo scrittore. Sullo schermo come sulla pagina stampata, quello de La torre nera è un immaginario che contamina spregiudicatamente la sci-fi post-apocalittica col fantasy tolkieniano, il western classico (e quello rivisitato dalla declinazione “spaghetti”) con l’horror di derivazione lovecraftiana (quest’ultimo, invero, qui piuttosto sfumato e annacquato). Una contaminazione che, al netto degli enormi limiti di planning e resa estetica del soggetto (il budget non proprio adeguato si fa piuttosto evidente in alcuni effetti digitali decisamente cheap) non può non dispiegare il suo fascino anche in questa versione cinematografica. La scelta di far muovere la storia dal motivo, tipicamente kinghiano, del ragazzino “speciale” e capace di stabilire un contatto col sovrannaturale, si rivela narrativamente efficace; e, contro ogni previsione, un interprete come Idris Elba riesce a conferire al suo Roland il giusto bilanciamento di carisma, freddezza e malcelata emotività, al netto di una scrittura che ha in parte semplificato le basi del personaggio (ma c’è il tempo per correggere il tiro, negli eventuali sequel). A lasciare invece perplessi, spiace dirlo, è il villain col volto di Matthew McCounaghey, eccessivamente dandy e ironico, espressione di una crudeltà troppo di maniera per rappresentare efficacemente l’incarnazione del male assoluto, quella che King aveva conferito al suo Walter Padick/Randall Flagg (per chi conosca bene l’universo kinghiano). Sprecato, da par suo, anche il potenziale di un interprete come Jackie Earle Haley, nei panni di un antagonista secondario e presto messo da parte dalla sceneggiatura.

Inevitabilmente foriero di un’enorme delusione per i lettori dello scrittore del Maine, ma anche tale da lasciare l’amaro in bocca più in generale, per l’evidente spreco di potenziale di un soggetto tanto fecondo (e dalla concezione, già in nuce, così squisitamente cinematografica), La torre nera resta, preso in sé, un discreto prodotto a medio budget: una sorta di popcorn fantasy sofferente di un’evidente mancanza di personalità registica, ma anche di un’evoluzione/involuzione produttiva di cui, guardandolo, si può intuire la portata. Il tempo e il modo di “correggere il tiro”, ampliando l’universo kinghiano e dando ad esso il respiro che gli compete, volendo c’è, laddove la produzione desse il via libera agli ipotizzati sequel. Possiamo però dire (e questo crediamo valga sia per i cultori della saga letteraria, sia per chi ad essa non si è mai avvicinato) che le premesse qui poste non siano esattamente delle migliori.

Info
Il trailer di La torre nera su Youtube.
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