School of Rock

School of Rock

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Nella scatenata commedia diretta da Richard Linklater è Jack Black a fondare (senza dirlo a nessuno) la sua squinternata School of Rock. Una commedia sfrenata, che vede il protagonista nei panni dello squattrinato e dispotico Dewey Finn, un musicista privo di successo che sogna di diventare un dio del rock. La conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, del talento del regista texano, anche quando deve maneggiare materiale ‘mainstream’…

Hey Teacher, Leave the Kids Alone!

Dewey Finn è uno squattrinato musicista privo di successo che sogna di diventare un dio del rock. Un giorno, fingendosi il suo coinquilino, nonché ex membro della sua vecchia band, ottiene un posto da supplente in una delle più rigide, rinomate e ricche scuole elementari della sua città. Avendo bisogno di soldi per pagare la propria parte di affitto, accetta il lavoro ma senza entusiasmo rivelandosi un insegnante pigro e non curante delle regole e delle norme che i bambini tentano di spiegargli. Un giorno, aggirandosi per la scuola, passa per caso davanti al laboratorio musicale e notando le doti enormi dei ragazzi in qualche modo limitate nella rigida compostezza della musica classica si fa venire un’idea: fonderà un gruppo con i talentuosi ragazzi e parteciperà a una battaglia tra rock band… [sinossi]

Continua a proliferare, nella dorata Hollywood, la passione per gli apologhi morali da impartire agli educandi; si potrebbe arrivare lontano e citare La scuola della violenza di James Clavell, pietoso tentativo di educare gli adolescenti a studiare senza lasciarsi prendere dalla voglia di manifestare – tutto questo condito dalla recitazione di Poitier, del tutto disinteressato al fatto che fosse il 1967 e che le Black Panthers stessero cercando di far aprire gli occhi sulla condizione sociale delle minoranze etniche –, ma basterà fermarsi allo scorso anno e scovare Il club degli imperatori e Mona Lisa Smile. Anche School of Rock sembrerebbe a prima vista appartenere alla medesima parrocchia, ma si tratta in realtà di un semplice abbaglio: sbattuto in faccia al pubblico come l’attimo fuggente del rock, l’ottavo film di Richard Linklater porta con sé in realtà la negazione stessa del celebre film di Peter Weir. Robin Williams (ma anche Kevin Kline e Julia Roberts nelle già citate filiazioni) impartisce lezioni di libertà di pensiero per permettere ai suoi studenti l’ingresso in società nella maniera più indicata. Jack Black, protagonista della pellicola, non impartisce alcuna lezione che si allontani dalla pura e semplice storia del rock – sommamente divertente la sequenza nella quale occupa la lavagna fino ad allora intonsa con un vero e proprio diagramma dell’evoluzione del rock, dal rockabilly di Chuck Berry al post-punk e al post-rock – e si lancia addirittura in una digressione sull’inutilità dell’ingegno umano schiacciato dalla società, la potenza. Non c’è nei ragazzi alcuna evoluzione, non esiste la comprensione filosofica di qualcosa che da principio gli sfuggiva, entrano semplicemente in contatto con un mondo che gli era totalmente sconosciuto.

Linklater non è nuovo al rapporto dei giovani con la musica del diavolo: nel 1992 ha girato Dazed and Confused, uscito in Italia col titolo non poco fuorviante de La vita è un sogno (e così sono andati a farsi benedire i riferimenti ai Led Zeppelin), citando ampiamente Pink Floyd e compagnia, e nel 1996 ha diretto Suburbia avvalendosi della partecipazione alla colonna sonora dei Sonic Youth. Qui i consulenti scelti per l’apporto musicale, che ha ovviamente un ruolo di primissimo piano, sono stati l’ex-Shudder to Think Craig Wedren e soprattutto il guru del post-rock Jim O’Rourke, uno dei massimi compositori in attività. Il film, ed è unicamente questo quello che conta, è veramente divertente, capace di reggere per quasi due ore un ritmo indiavolato, grazie anche alla presenza scenica del suo protagonista, letteralmente preso dal furore del rock e incapace di farne a meno. La mano di Linklater è molto nascosta, non vi sono riferimenti al suo passato più prossimo, quello dell’avventura Indigent affrontata con Tape – scandalosamente rimasto inedito in Italia – e dell’avanguardistico splendore formale di Waking Life; il tratto caratteristico del suo cinema, che nei momenti migliori riesce ottimamente a fondere la struttura statunitense con un’urgenza più prettamente europea, qui non si ha quasi mai modo di riscontrarlo.

Della sua troupe storica è stata trascinata nell’operazione School of Rock solo la montatrice Sandra Adair, eppure Linklater si adatta alla perfezione alla bisogna e costruisce un’opera sicuramente compatta, dimostrando di saper lavorare molto bene sulla recitazione – finalmente un film dominato da bambini che riesce a non essere mai stucchevole, melenso o accondiscendente – e di sapersi togliere anche un paio di soddisfazioni: innanzitutto, la divertita ouverture dei titoli di testa, poi gli ultimi travolgenti venti minuti, con tanto di lezione di improvvisazione. Perché in realtà il film è la musica, quella degli Who, di Hendrix, dei Ramones, dei Modern Lovers, dei Clash, dei Nine Inch Nails, degli AC/DC, degli Yes, dei Pink Floyd; è la musica che in America non fa più moda, non fa più audience, schiacciata da MTv, dominata dalle varie Christina Aguilera e Britney Spears. E che continuerà a non fare audience, come dimostra la sconfitta patita dalla band di ragazzini al concorso musicale. Perché il rock non è incasso, è arte, e se per incassare deve piegarsi alle regole del mercato, che rimanga anche povero. Questo è forse l’unico insegnamento che Black dà ai suoi rumorosi allievi, e vale di più di tutti i sermoni di qualsivoglia club degli imperatori

ps: I bambini che suonano nella band hanno registrato tutto dal vivo. Hanno tra i dieci e i dodici anni. A sentirli suonare viene voglia di non strimpellare mai più neanche una nota…
Info
Il trailer originale di School of Rock.
School of Rock sul canale Film su YouTube.
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