The Uninvited

The Uninvited

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Presentato al Far East Film 2004, e opera d’esordio della regista e sceneggiatrice sudcoreana Lee Su-yeon, The Uninvited non fa sobbalzare sulla poltrona e non regala scosse di adrenalina ma lascia un retrogusto di inquietudine duro da scacciare. L’orrore di The Uninvited non zampilla sangue ma costruisce, in una struttura filmica di pregevole fattura, un meccanismo che lascia sgomenti.

L’insostenibile peso dell’orrore

Jung-won, giovane arredatore d’interni, inizia a vedere cose strane. L’incontro con la misteriosa e problematica Yeon aprirà i suoi occhi sull’orrore e sul dolore che lo circonda e sui terribili ricordi di un passato che non credeva di aver vissuto. Ma la verità è un peso che non tutti possono sopportare… [sinossi]

Come nasce la nostra paura? È più inquietante una colata di sangue e viscere, distribuite con generosità e dovizia di particolari soprattutto nelle pellicole degli anni Ottanta, o lo sguardo di una persona, magari un bambino? Il cinema dell’orrore, troppo spesso mortificato dalla critica, ha cercato di percorrere negli ultimi anni nuove strade. E in realtà, l’horror ha ritrovato almeno in certe produzioni il gusto che aveva smarrito per le atmosfere, per la paura sottopelle che si nutre dei nostri stessi incubi. Questo nuovo terrore ha radici antiche, è il grido soffocato di capolavori come Il bacio della pantera di Jacques Tourneur. Dopo le pellicole barocche della Hammer, l’horror politico e di rottura degli anni Settanta, gli eccessi sanguinolenti degli anni Ottanta e dopo i mille massacri di inebetiti studenti americani, si è tornati a cercare l’angoscia tra le luci e le ombre, tra le pieghe della normalità. La paura si annida anche in una sedia vuota e in una scala deserta…

L’orrore di The Uninvited – parente stretto dei vari The Ring, Dark Water, Sorum, Ju-on e via discorrendo – non zampilla sangue ma costruisce, in una struttura filmica di pregevole fattura, un meccanismo che lascia sgomenti. Lee Su-yeon, autrice di diversi corti (Survival Game, Refrigerator Tale, The Goggles), dirige il suo primo lungometraggio e sceglie di dilatare i ritmi narrativi e di immergere i protagonisti e gli spettatori in un terror-drama asettico. Fin dalla sequenza d’apertura (il protagonista Jung-wo si risveglia sulla metropolitana e si accorge che sono rimaste sul vagone deserto due bambine addormentate; la mattina seguente verranno scoperti i cadaveri) appaiono chiare le notevoli ambizioni della regista: una raffinata composizione dell’inquadratura, una fotografia lussuosa, ma non eccessivamente patinata, un incedere lento e riflessivo che trasuda angoscia e annuncia l’inevitabile tragedia. The Uninvited ci racconta la disperazione di vivere e rivivere un dolore, il proprio e quello degli altri. Ci racconta del disperato tentativo di dimenticare disumane esperienze infantili, di nasconderle giù giù nell’inconscio.

Lee Su-yeon può contare su un misurato protagonista (Park Shin-yang) e sulla bella e popolare Jeon Ji-hyun (My Sassy Girl) e riesce a descrivere tra scrittura e messa in scena l’insostenibile peso che attanaglia e, senza possibilità di salvezza, stritola i suoi personaggi. Il dolore non può che affiorare e spazzare via da un momento all’altro, come un battito di ciglia, la nostra illusione di vita, di normalità, di felicità. E l’orrore si manifesta attorno a un tavolo da cucina, nell’allattamento di un bambino, nel ricordo affettuoso della propria amata sorellina. Persino delle innocenti briciole di pane possono trasformarsi in un oscuro presagio di morte.
Nonostante qualche passaggio a vuoto, Lee Su-yeon dimostra di saper evocare, attraverso un’ipnotica spirale di attese e silenzi, i nostri peggiori incubi. The Uninvited non fa sobbalzare sulla poltrona e non regala scosse di adrenalina ma lascia un retrogusto di inquietudine duro da scacciare.

Oltre alle note liete dell’ottimo e più che promettente esordio cinematografico della regista sudcoreana e alla conferma che l’asian horror può offrire ancora molto agli amanti del brivido, The Uninvited ci regala una sequenza veramente indimenticabile, di rara crudeltà ed efficacia, in cui un bambino viene schiacciato – l’effetto sonoro è terribilmente realistico e raccapricciante – da un camion in retromarcia. Totale assenza di compiacimento e, allo stesso tempo, totale assenza di pietà. E di speranza.

Mentre il Far East Film Festival, edizione 2004, si dimostra ancora una volta un immancabile appuntamento per gli amanti del cinema, e mentre la Corea del Sud conferma l’altissimo livello tecnico-artistico delle proprie pellicole, si può solo sperare che a un ottimo prodotto come The Uninvited sia risparmiata la triste fine riservata nel Bel Paese ai titoli asiatici. Dannata invisibilità.

Info
La scheda di The Uninvited sul sito del FEFF.
Il trailer di The Uninvited.
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