Otakus in Love

Otakus in Love

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L’attore Suzuki Matsuo esordisce alla regia con Otakus in Love, bizzarro omaggio romantico al mondo dei mangaka.

Le anime del manga

L’adattamento live-action di un folle manga sull’arte, gli opposti, l’amore e un sacco di cosplay… [sinossi]

A definire i manga come la versione orientale dei fumetti occidentali si rischia di incorrere in un grave errore di valutazione. Pur essendosi sviluppata sull’esempio statunitense dei personaggi di Walt Disney, quest’arte ha poi vissuto un’evoluzione del tutto personale, che l’ha portata a essere intesa come un vero e proprio genere letterario, diffuso e amato in tutto il Giappone. È altrettanto errato (se non più) considerare i film d’animazione nipponici come manga. È infine errato interpretare l’opera prima di Suzuki Matsuo, attore ammirato in Ichi the Killer di Takashi Miike (dove interpretava il ruolo di Jirō), come una lettura cinematografica dell’universo manga. Koi No Mon, ovvero Otakus in Love, presentato alla Settimana Internazionale della Critica nel corso della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2004, è un manga in carne e ossa: non un’interpretazione né una rilettura, ma una semplice traslazione. Le caratterizzazioni dei personaggi, il progredire delle situazioni deformato dal grottesco, la reiterazione ossessiva di espressioni gergali sono proprie dell’universo fumettistico nipponico. Il triangolo amoroso che forma il nucleo centrale dell’intera struttura narrativa è incentrato sulle figure di tre disegnatori di manga, il che permette una serie di riflessioni tutt’altro che banali. Al metalinguaggio di un film strutturato come un fumetto che parla di creatori di fumetti si appaia il concetto sulla messa in scena portato all’ennesima potenza. Tutto ciò a cui assistiamo è frutto di una continua costruzione, architettura perfettamente pianificata: così Matsuo può permettersi, oltre a mettere in scena il film, di mettersi in scena, regalandosi il ruolo di uno dei tre contendenti – a sua volta dunque metteur en scene. I tre personaggi, inoltre, mostrano approcci completamente differenti alla materia da utilizzare e plasmare, con il protagonista impegnato addirittura nell’assurda arte dei manga disegnati sui sassi (sic!).

Ciò che viene paradossalmente a mancare all’opera è proprio un forte impianto cinematografico, in grado di sostenere in maniera stabile le surreali intuizioni della narrazione. A un incipit geniale e folgorante che presenta il primo incontro tra i due innamorati – e nel quale Matsuo si diverte a piazzare split screen, ralenti e montaggio rapsodico – fa seguito un film ricco di trovate divertenti ma rischiosamente in bilico sulla linea sottile che divide la caratterizzazione dal semplice bozzetto. Proponendosi coraggiosamente come manga a tutti gli effetti, Otakus in Love ne eredita pregi e inevitabili difetti. Basato su un’arte che fa della serialità e del lento progredire dell’azione una fondamentale cifra autoriale il lungometraggio di Suzuki Matsuo paga dazio incappando in una parte centrale lenta e macchinosa da cui non sempre riesce a uscire brillantemente (viene naturale pensare all’eccezionale lavoro di limatura e riscrittura che fece Katsuhiro Ōtomo trasportando Akira dalla pagina stampata all’universo degli anime). Svelato l’incastro appare infatti quasi impossibile che l’ingranaggio non perda ritmo, certamente poco aiutato da una trama fin troppo esile. E se a volte l’autore riesce a risalire la china e a riprendere in mano il giocattolo sfruttando le potenzialità di un impianto così smaccatamente pop (la commistione ostentata dei generi cinematografici e la sequenza della festa con Wakana Sakai mascherata da Capitan Harlock sono ottimi esempi) in altre occasioni è costretto ad affidarsi alle guest stars di turno, con Shinya Tsukamoto impegnato in un ruolo spassoso e Takashi Miike pronto a fare capoccetta di quando in quando. Resta comunque da applaudire e incoraggiare un’opera pazzoide come questa, che ci regala alcuni momenti di buon cinema e l’ottima interpretazione di Ryuhei Matsuda, giovane promessa del cinema giapponese (qualcuno lo ricorda in Gohatto di Nagisa Oshima?).

Info
Il trailer di Otakus in Love.
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1 Commento

  1. Mario Mastroianni 09/02/2017
    Rispondi

    La scena a metà film in cui il ristoratore manda Mon nel vicolo coi personaggi sadici che sembrano usciti da “Hellraiser” e il tizio che urla mentre lo appendono con le catene mi ha fatto morire e vale tutto il film! Sarebbe stata benissimo in una pellicola di Satoshi Miki anziché sprecata in quest’opera ancora acerba del pur ottimo (come attore) Matsuo…!

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