Sideways – In viaggio con Jack

Sideways – In viaggio con Jack

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Sospeso tra roadmovie e buddymovie, tragico e divertente, patetico e talvolta romantico, Sideways di Alexander Payne è piuttosto gradevole, ma instabile e indeciso sul registro da adottare.

Casualties of Wine

Miles e Jack sono due amici di vecchia data che sembrano non avere più niente in comune e intraprendono un tour enologico per festeggiare l’addio al celibato di Jack. Mentre il futuro sposo si prende le ultime libertà facendo vane promesse alla mescitrice Stephanie, Miles è alle prese con un bilancio della sua esistenza e affoga le sue frustrazioni nell’alcoll, rischiando di essere radiato dall’albo dei degustatori e di perdere l’occasione di corteggiare Maya, affascinante cameriera che sogna di aprire un’azienda agraria… [sinossi]

Forse ancora non è universalmente noto, ma da qualche anno a questa parte la California è di nuovo il territorio di una caccia all’oro, quello dei grappoli lucenti delle viti, capaci di produrre vini prelibati che hanno poco da invidiare ai prodotti nostrani. Le ampie distese dei vigneti della Santa Ynez Valley invadono lo schermo in Sideways – In viaggio con Jack di Alexander Payne, pellicola che, a detta dell’autore, si ispira al cinema americano degli anni Settanta e alla commedia italiana dei Cinquanta e Sessanta.
In realtà, dei riferimenti succitati Sideways – In viaggio con Jack non fa un uso innovativo, Payne si limita a riesumare il look dei ’70 per infondere nel suo film una luce ambrata e un po’ rétro, non si nega l’utilizzo del sempre valido split screen, di tendine e schermi multipli che nulla aggiungono al racconto, se non un palese omaggio a un cinema appartenente ad una mai troppo rimpianta età dell’oro. Quanto alla commedia italica dei suoi anni migliori, già l’assunto ci dice quanto Sideways – In viaggio con Jack vi sia debitore: la scelta della strana e malassortita coppia di amici (un estroverso e un musone) ne fa a pieno diritto una rivisitazione de Il sorpasso di Dino Risi.

Sospeso tra roadmovie e buddymovie, tragico e divertente, patetico e talvolta romantico, di sicuro Sideways è piuttosto instabile e indeciso sul registro da adottare. Payne affida al personaggio di Jack (Thomas Haden Church) le scene più divertenti, talvolta utilizzando trovate un po’ logore, ma sempre di sicuro effetto. Miles (Paul Giamatti) ha invece una personalità più complessa, è un timido loser in piena crisi di mezza età, con un matrimonio fallito alle spalle, un lavoro di insegnante che non lo soddisfa e aspirazioni da romanziere frustrate. Payne, come già avevamo avuto modo di saggiare in About Schmidt, é abilissimo nell’arte crudele di enumerare ogni debolezza umana, offrendoci una documentazione impietosa delle piccolezze e meschinità dei suoi personaggi. La sua implacabile attenzione da entomologo è rivolta per lo più ai personaggi virili, mentre si ritrae con pudore davanti alla femminilità, raffigurata sempre come misteriosa e allo stesso tempo solare (il personaggio di Maya incarnata da Virginia Madsen possiede queste caratteristiche). Quanto alla strana coppia on the road, se Jack, ex bambino prodigio da sitcom, ora doppiatore di spot televisivi, è un compagno di viaggio sboccato, vitale, ma in tutta evidenza teneramente patetico, Miles sa essere vile e meschino quando sottrae di nascosto alla madre i soldi per concedersi l’agognato weekend, ma allo stesso tempo è melanconico, sperduto e tanto spaventato, tutte caratteristiche che Giamatti sa modulare con magistrale sfoggio di talento attoriale.

Insomma uomini on the road allo scoperto, in tutte le loro debolezze, timidi debuttanti sul palcoscenico dei sentimenti, ansiosi di condividere una silenziosa disperazione che non sanno esprimere. Dopo l’eccellente prova di American Splendor, Paul Giamatti si riconferma un aggraziato e versatile interprete, ottimo per accompagnare momenti di tenerezza, a esaltare attimi di rimpianto, rotondo, pastoso, intenso, perfetto per incarnare la nuova icona del cinema indipendente americano. Forse a Hollywood non se ne sono ancora accorti, ma presto affileranno le loro doti degustatorie e fagociteranno il suo talento. Le capacità olfattive da quelle parti non mancano di certo.

Una scena su tutte merita di essere citata per l’abile mistura di interpretazione e dialoghi sottili in perfetto concerto con la storia narrata. Si tratta di una conversazione tra Miles e Maya, che li vede soli, sulla veranda, intenti a sorseggiare del vino e a mettere a nudo, più o meno consapevolmente, i loro sentimenti. Nel dialogo Miles esprime la sua maniacale predilezione per il Pinot nero, vera metonimia potabile di quelle che costituiscono le sue caratteristiche migliori: nasce da un’uva dalla buccia sottile, imprevedibile, che matura presto e ha bisogno di cure costanti. E la risposta di Maya non lascia dubbi, ma di certo sorprende l’incauto interlocutore: il vino è una cosa viva, che evolve costantemente, poi improvvisamente raggiunge il picco e allora la bottiglia va bevuta senza remore, perché poi inizia un rapido declino. Questo momento di seduzione etilica è in realtà l’unica scena in cui si realizza nel plot un intreccio produttivo tra il percorso enologico e quello intimo dei personaggi. Per il resto in Sideways – In viaggio con Jack i due percorsi scorrono paralleli (e obliqui) offrendo qua e là il destro per l’espressione di delicati sentimenti e delle insoddisfazioni dei 40enni, acini maturi pronti a trasformarsi, prima di avvizzire, in una bottiglia perfetta; perché ancora non è dato saperlo, ma potrebbe essere proprio quella l’annata migliore. Inizialmente deludente per mancanza di coesione, lungaggini, qualche gag usurata, a distanza di tempo dalla visione Sideways rivela però le sue doti nascoste e sprigiona i suoi aromi. Ossigenare prima dell’uso.

Info
Il trailer italiano di Sideways – In viaggio con Jack.
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