In principio erano gli anime

In principio erano gli anime

Non è mai stata molto ricca la bibliografia (italica e non) sull’animazione giapponese. Anche le migliori pubblicazioni non hanno quasi mai trattato i primordi della gloriosa produzione animata del Sol Levante: più che una colpevole mancanza, la comprensibile difficoltà di reperire il materiale. Assume quindi un particolare valore la sezione retrospettiva In principio erano gli anime, una delle gemme dell’edizione 2005 del Future Film Festival di Bologna.

In principio erano gli anime, ovvero una ventina di dōga (immagine che si muove) che ben rappresentano la seconda generazione di autori nipponici – i pionieri furono Seitarō Kitayama, Jun’ichi Kōuchi e Ōten Shimokawa. Il regista più noto, rappresentato al Future 2005 da sette cortometraggi, fu sicuramente il prolifico Yasuji Murata (1898-1966), il primo a utilizzare il disegno su rodovetro. È suo il cortometraggio più divertente di questa retrospettiva: Dōbutsu olympic taikai (Le olimpiadi degli animali, 1928), surreali competizioni sportive tra animali. Con dei fondali molto semplici e un sapiente utilizzo delle ombre, il corto di Murata, che ha quasi sempre utilizzato personaggi zoomorfi, è un irresistibile susseguirsi di gag – il maiale nella gara a ostacoli, la papera che vince la gara di mezzofondo.

Alternative e interessanti le opere di Noburō Ōfuji (1900-1974), lontano per scelte grafiche e narrative dai prodotti medi. Ōfuji utilizzava infatti una tecnica particolare: sovrapponeva dei ritagli di chigoyami, una carta semitrasparente tipicamente giapponese, su una scenografia sempre realizzata col chigoyami e filmava in bianco e nero, ottenendo ombre e trasparenze. Il suo cortometraggio Mikanbune (La nave della arance, 1927) può vantare, oltre a un’animazione più dettagliata e raffinata rispetto ad altri lavori dello stesso periodo, un notevole effetto pioggia e un montaggio serrato.
Da segnalare anche Kenzō Masaoka, Chagama ondo (La danza dei Chagama, 1934) e Benkei tai Ushikawa (Benkei contro Ushikawa, 1939), attore cinematografico poi divenuto regista d’animazione, molto quotato per l’utilizzo espressivo della colonna sonora.

Tra i vari cortometraggi presentati in questa lodevole retrospettiva, hanno fatto capolino anche alcuni filmetti propagandistici: Sora no Momotarō (Momotaro volante, 1931) di Yasuji Murata , in cui le malvagie aquile rappresentano le truppe alleate; Kaikoku Tarō – Shin Nihon tō banzai (Taro oltreoceano, 1938) di Masahiro Suzuki, sul programma di ricerca ed estrazione mineraria giapponese tra le due guerre; Nihon Banzai (Viva il Giappone, 1943) di Hajime Maeda che documenta e fomenta il crescente spirito antiamericano; Tokkyu Nikudan Sen (Human Rugby Bullets, 1943) di Ryōtarō Kuwata, divertente e ingenua metafora sportivo-bellica. Tra caricature di Roosvelt e Churchill, bandiere americane che bruciano e inserti di cinegiornali dell’epoca, si può notare che, nonostante alcune prevedibili differenze tecnico-artistiche, ogni industria cinematografica ha avuto la sua degna produzione propagandistica.

In principio erano gli anime ha offerto la possibilità ai non moltissimi spettatori di confrontare i cortometraggi del periodo del muto, il passaggio al sonoro e lo sviluppo della tecnica cinematografica (montaggio, inquadrature e via discorrendo). Piccoli passi rispetto a quello che sarà poi il boom delle produzioni televisive (gli ancora lontanissimi anni Sessanta, con la Mushi di Osamu Tezuka e la Tōei Dōga), e un livello che non può essere paragonato ovviamente ai cortometraggi della Disney – Silly Simphonies, ma anche i primi di Topolino e soci. Ma queste brevi storie di buffi animaletti, creature leggendarie e monaci, fortemente influenzate dalla scuola americana ed europea e realizzate spesso con mezzi limitatissimi e senza vere strutture produttive, sono l’humus da cui sbocceranno i giganti di oggi: Sanae Yamamoto (Usagi to kame, 1924), ad esempio, sarà tra i fondatori del colosso Tōei, uno dei traghettatori dalla dimensione artigianale degli anime a quella colossale dell’industria.
Oltre alla serata d’apertura (live performance di Ikue Mori su proiezione del primo programma), la retrospettiva è stata divisa in tre appuntamenti:

In principio erano gli anime – Programma 1
Usagi to kame (La lepre e la tartaruga, 1924) di Sanae Yamamoto
Mikanbune (La nave della arance, 1927) di Noburō Ōfuji
Bunbuku chagama (La teiera di Bunbuku, 1928) di Yasuji Murata
Dōbutsu olympic taikai (Le olimpiadi degli animali, 1928) di Yasuji Murata
Tarō-san no kisha (Il treno a vapore di Taro, 1933) di Yasuji Murata
Osaru no tairyo (La scimmia va a pesca, 1933) di Yasuji Murata
Genroku koi moyou: Sankichi to Osayo (Storia d’amore dell’era Genroku: Sankichi e Osayo, 1934) di Mitsuyo Seo
Kobu tori (Il bernoccolo rimosso, 1929) di Yasuji Murata
Tsuki no Miya no Ōjosama (La principessa del Castello della Luna, 1934) di Yasuji Murata
In principio erano gli anime – Programma 2
Sora no Momotarō (Momotaro volante, 1931) di Yasuji Murata
Kuro nyago (Gatto nero, 1929) di Noburō Ōfuji
Ponsuke no haru (Ponsuke in primavera, 1934) di Ikuo Ōishi
Haru no uta (Canzone di primavera, 1931) di Noburō Ōfuji
Chinkoroheihei tamatebako (Chinkoroheihei e la scatola del tesoro, 1936) di Noburō Ōfuji
Benkei tai Ushikawa (Benkei contro Ushikawa, 1939) di Kenzō Masaoka
Nihon Banzai (Viva il Giappone, 1943) di Hajime Maeda
Tokkyu Nikudan Sen (Human Rugby Bullets, 1943) di Ryōtarō Kuwata
In principio erano gli anime – Programma 3
Chameko no ichinichi (Una giornata nella vita di Chameko, 1931) di Kiyoji Nishikura
Kaikoku Tarō – Shin Nihon tō banzai (Taro oltreoceano, 1938) di Masahiro Suzuki
Chagama ondo (La danza dei Chagama, 1934) di Kenzō Masaoka
Bandaemon – Bakemonotaiji no Maki (Bandaemon – Il mostro sterminatore, 1935) di Yoshitarō Kataoka
Mabo no tairiku senmutai (Il grande circo di Mabo, 1941) di Yōji Chiba
Info
In principio erano gli anime sul sito del Future Film Festival.

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