Lady by the Sea

Lady by the Sea

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Lady by the Sea non affonda il coltello, non smaschera totalmente il lato oscuro del sogno americano, non mostra il volto rapace della maestosa Aquila, rimane per troppo pudore falsamente equidistante.

Vous avez oubliè l’egalitè

Esiste un punto equilibrato, equidistante, da cui una mente (si presume) illuminata possa giudicare la storia e i fatti&misfatti della propria nazione? È possibile alzare lo sguardo e, osservando il mastodontico simbolo del paese più ricco, potente e “più democratico del mondo”, analizzare anni e anni di illusioni e disillusioni, di buoni propositi e cruda realtà? Il documentario realizzato da Kent Jones e da (quantomeno ci ha messo la voce) Martin Scorsese punta decisamente verso l’alto e attraversa la storia degli Stati Uniti, indissolubilmente legata all’altissimo e universale concetto di Libertà… Insomma, la presunta distribuzione delle varie fette di quella agognata torta che è il sogno americano.

United States of America. Stato che comprende con questo nome dapprima la Confederazione delle tredici colonie britanniche del Nordamerica, che poi si proclamarono indipendenti il 4-VII-1976; poi il territorio che a mano a mano venne ad aggiungersi a quel nucleo primitivo e che oggi si estende dalla costa atlantica (a E) fino al Pacifico (a O), tra i Grandi Laghi e il 49° parallelo a N, il golfo del Messico, il corso del Rio Grande e la foce del Colorado a S, occupando tutta la fascia centrale del continente nordamericano. La capitale è Washington.

La storia degli Stati Uniti, per i simpatici WASP, ha inizio nel non troppo lontano 1607 con la fondazione dell’insediamento stabile Jamestown, sulle coste della Virginia. Poi sono arrivati i “padri pellegrini” sulla costa del Massachusetts, sbarcando dalla Mayflower. Tra il 1628 ed il 1630 ci fu la prima grande migrazione: i puritani, che fondarono Salem, Boston e così via. Le colonie della Nuova Inghilterra, ovviamente, cominciarono a moltiplicarsi (Massachusetts, Rhode Island, New Hampshire, Connecticut, Maryland…) e, ben presto, arrivarono ai ferri corti con la madre patria. E qui entrarono in gioco Washington, Jefferson, Franklin, la rivoluzione e la Dichiarazione di Indipendenza. Facendola molto breve, dopo aver massacrato gli indiani per colonizzare e civilizzare il Selvaggio West, dopo aver sradicato metà popolazione africana per sveltire la raccolta del cotone, dopo aver accolto e preso a calci 60 milioni di immigrati (gli inglesi presero a calci gli irlandesi che si fecero beffe dei tedeschi che umiliarono gli italiani che odiarono i russi che non hanno mai sopportato gli asiatici che si sono rifatti con gli ispano-americani che, poveri ultimi, aspettano qualcuno da odiare/disprezzare/sfruttare…), gli Stati Uniti, oggi come oggi, sono impegnati anima e corpo a esportare democrazia.

La voce di zio Martin (che poi ha fatto il pesce, ha diretto un film troppo criticato e ha mancato l’ennesimo Oscar) ci illustra con garbo la storia del paese più ricco del mondo, il paese degli eccessi, della grandiosità, degli slanci umanitari e del Ku-Klux-Klan. Un racconto senza dubbio coinvolgente, come interessante è l’idea di leggere la storia e il sogno americano attraverso la Statua della Libertà, simbolo di grandi speranze. Scorsese ci guida attraverso l’illuminismo, Diderot, de Tocqueville, la schiavitù, la Guerra Civile, Lincoln, Delacroix, Eiffel, le suffragette, Elia Kazan, Emma Lazarus, Roosvelt, la Depressione, il movimento femminista, i rifugiati haitiani, i lavoratori messicani… Calmo e pacato, il regista italo-americano ci spiega che la Statua della Libertà è l’incarnazione di tante speranze, del sogno di milioni di persone. È la prima cosa che gli immigrati vedevano prima di sbarcare sulla Terra Promessa (o l’ultima prima di venire rispediti al mittente).

Lady by the Sea è un documentario. Potremmo anche affermare che è un documentario interessante. Ma non è, per confezione e “illuminazione”, nulla di più. Lady by the Sea si avvicina a essere una buona lezione (scolastica) di storia, una lezione da filtrare con spirito critico. E anche se Scorsese e Kent Jones cercano, è abbastanza evidente e bisogna riconoscerlo, di essere equidistanti e corretti, il risultato finale lascia dei dubbi. Se dal punto di vista tecnico/estetico si poteva fare decisamente meglio (ma non è poi così importante), a deludere parzialmente sono le cose non dette, tralasciate, sfiorate, lasciate cadere.

Lady by the Sea non affonda il coltello, non smaschera totalmente il lato oscuro del sogno americano, non mostra il volto rapace della maestosa Aquila, rimane per troppo pudore falsamente equidistante. Il sogno americano esiste, ma costa sudore e sangue (quello degli altri, troppo spesso) e la libertà non è una chimera ma, come la legge, non è uguale per tutti. Certe cose andrebbero dette fuori dai denti, gridate, denunciate, combattute. Lady by the Sea è una garbata lezione di storia e offre, indubbiamente, molti spunti di riflessione, ma non graffia.

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