Saved!

Brian Dannelly firma con Saved! una divertente teen-comedy che mette alla berlina il bigottismo cattolico, cercando di raccontare attraverso i codici del genere la libertà sessuale, e ancor più dei sentimenti. Protagonista l’ottima Jena Malone, produce Michael Stipe, voce e leader dei R.E.M.

Jesus Loves Me

Mary frequenta l’ultimo anno all’American Eagle Christian High School, e passa il suo tempo libero con il suo fidanzato Dean e la sua migliore amica, Hilary Faye. La sua vita sembra perfetta e lei docilmente incanalata nei binari della buona educazione religiosa finché non scopre che Dean probabilmente è gay. Dopo che Gesù, in un’apparizione, le consiglia di fare tutto ciò che è in suo potere per ‘salvare’ il suo fidanzato, Mary decide di seguire il suggerimento arrivando a sacrificare la sua verginità per la causa. I suo sforzi però risultano vani: Dean viene sottoposto a un programma di ‘degayficazione’ mentre Mary resta incinta. Rinnegata dalle sue fedeli e devote amiche, Mary trova conforto in un gruppo di reietti della scuola: Cassandra, l’unica ragazza di religione ebraica della scuola, Roland Faye, il cinico fratello di Hilary confinato su una sedia a rotelle, e Patrick, uno skater rubacuori, figlio ribelle del preside della scuola. Insieme a loro Mary arriverà al difficile traguardo del diploma, imparando tante cose nuove su se stessa e su cosa vuol dire veramente essere ‘salvàti’… [sinossi]

Sarebbe un grave errore di valutazione leggere Saved! come un ennesimo epigono dei vari American Pie, American Trip, Road Trip e Fatti, strafatti e strafighe (qualcuno avrà subito sacrosante ripercussioni fisiche per aver partorito un titolo del genere?). D’altro canto apparirebbe altrettanto dissennato confonderlo con le varie serie televisive incentrate sull’adolescenza: Una mamma per amica e Boston College non hanno alcun peso nella scelta estetica della pellicola dell’esordiente Brian Dannelly (che fa parte del progetto InDigEnt), che si muove decisamente verso punti di riferimento differenti.
Se si dovessero circoscrivere le tendenze ispiratrici di questo lavoro spunterebbe da subito il nome di John Hughes, metteur en scène fondamentale all’interno delle dinamiche produttive della Hollywood yuppieficata degli anni ’80, eppure finito nel dimenticatoio quando non proprio ignorato dagli apparati critici. Ciononostante è proprio al suo modus operandi che aderisce Dannelly; certo i tempi sono cambiati, così i personaggi combattono battaglie interiori più estreme – addirittura il senso della fede in Dio – e si permettono un cinismo estraneo all’ideale pubescente di Hughes, ma la tipizzazione dei caratteri viene in tutto e per tutto dai vari Pretty in Pink (di Howard Deutch, ma sceneggiato da Hughes) e Sixteen Candles. E anche il dipanarsi degli eventi non lascia troppo spazio alla fantasia: il ballo di fine anno, la scoperta della propria (omo)sessualità, il rapporto irrisolto con i genitori (e per naturale estensione con gli adulti in generale) e la rivalsa dei deboli sui superfusti e reginette sono veri e propri luoghi tipici del genere, riconoscibili tanto nei film di Hughes quanto in operazioni più goliardiche come Revenge of the Nerds di Jeff Kanew, fino a riletture recenti come The Faculty di Robert Rodriguez, anch’egli a suo tempo trattato con buona dose di incomprensione e sottovalutato.

A voler semplificare ulteriormente la questione si potrebbe leggere Saved! come una versione espansa del capolavoro hughesiano Breakfast Club: anche qui un gruppo di liceali reietti trova nell’unione la forza per affrontare a testa alta le insidie della propria età. Ma se nel film di Hughes la messa in scena veniva risolta con l’aristotelica unità di luogo, tempo e azione, qui l’arco di tempo preso in esame è un anno, per l’esattezza l’ultimo anno di liceo, durante il quale l’incrollabile fede cristiana della giovane Mary viene messa a dura prova: prima il suo atletico e devoto (a Gesù) ragazzo le confida la propria omosessualità, quindi scopre di essere rimasta incinta durante l’estremo tentativo di riportare sulla retta via il fidanzatino. Da qui parte un viaggio di formazione alla ricerca del vero senso della spiritualità che la vedrà abbandonare le compagnie “bene” e avvicinarsi al popolo dei nerd composto da un ragazzo paraplegico (il redivivo Macaulay Culkin, della serie “mamma ho perso l’uso delle gambe”), una ragazza ebrea (e si sta parlando di una scuola per cristiani integralisti) e il figlio del predicatore, in realtà ben più interessato alla delicata arte dello skateboard che alle genetiche pulsioni religiose.
L’arma vincente del film sta nella tendenza vagamente anarcoide nel rendere visivamente il bigottismo esasperato di un’identificazione nell’ideale cristiano che non ha in sé nulla di sano perché prodotto esclusivo di una continua costruzione di regole morali nelle quali la parola del Cristo diventa solo un orpello con il quale pararsi la faccia; l’uso di elementi dissacranti, una blasfemia gentile – come quando Mary si fa cogliere dal tarlo del dubbio: e se la vergine Maria (che nome a caso, eh?) si fosse inventata la storia dell’angelo per non far scoppiare uno scandalo? – fanno sì che l’apparato cinematografico regga per buona parte della pellicola. Trovate come la confessione dell’omosessualità sott’acqua o la decapitazione della statua del Cristo sono degne delle migliori commedie degli anni ’80, e anche la recitazione va encomiata: se Jena Malone nella parte della protagonista è una versione aggiornata della delicatezza di Molly Ringwald (ma già si era avuto questo sentore vedendola in Donnie Darko), Patrick Fugit ricalca i propri ritmi sul John Cusack di vent’anni fa, Eva Amurri – figlia di Franco e della Susan Sarandon pre-Robbins – fa lo stesso su Ally Sheedy e Macaulay Culkin dimostra in fin dei conti di poter anche spacciarsi per attore. E se è vero che nel finale tutti i nodi vengono al pettine, il cinismo si trasforma in lacrimuccia spontanea e si va verso un Happy End definitivo, addirittura con la “redenzione” della cattivona di turno, è altrettanto vero che Saved! non è solo una commediola per teenager… O meglio, lo è, ed è fatta davvero bene. Un plauso al produttore Michael Stipe, che sembra averci preso gusto e dimostra di sapere il fatto suo: in sei anni ha tirato fuori dal cilindro Being John Malkovich, Velvet Goldmine, Our Song, 13 variazioni sul tema. Vista la vena attuale dei R.E.M. farebbe forse meglio a dedicare maggior tempo alla carriera cinematografica.

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Il trailer di Saved!.
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