One and Eight

One and Eight

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Il folgorante atto di fondazione della Quinta Generazione dei cineasti cinesi: One and Eight di Zhang Junzhao, diretto nel 1984 e funestato all’epoca dalla censura, torna a essere proiettato nella sua versione integrale alla settima edizione dell’Udine Far East. Con Zhang Yimou come direttore della fotografia.

Ascensioni paradisiache

La storia di un gruppo di criminali e del loro carceriere che superano la reciproca diffidenza per combattere uniti contro l’invasore giapponese… [sinossi]

Con la proiezione di Yige he bage (One and Eight) e con Marco Müller a fare gli onori di casa-Cina, la settima edizione dell’Udine FarEast ha raggiunto, a nostro modo di vedere, il suo momento più alto. Müller si è esibito in una performance storiografica sul passaggio cruciale della cinematografia cinese contemporanea, momento che va individuato tra la fine degli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo. Quegli anni sono risultati determinanti anche per la storia contemporanea della Cina tout court: muore Mao, termina la Rivoluzione Culturale e Deng Xiaoping fa sì che si introduca il capitalismo di Stato. Restando al cinema, nel 1978 si riaprono le iscrizioni all’Istituto di Cinematografia di Pechino, dopo diversi anni di cessata attività. I nuovi diplomati, la cosiddetta Quinta Generazione di cineasti cinesi, avranno finalmente la possibilità di esprimere il loro talento, al contrario di coloro che li avevano preceduti e che avevano avuto le carriere (e le vite) distrutte dal clima asfissiante della suddetta Rivoluzione Culturale.
Per i rappresentanti della Quinta Generazione, Müller ha parlato di nuova onda, di nouvelle vague, perché, con loro, il cinema cinese riesce finalmente a trattare storie e personaggi al di fuori dei meandri del realismo socialista e allo stesso tempo viene conosciuto all’estero, con la messe di premi ottenuta in tutti i festival più importanti. Stiamo parlando principalmente delle opere di Zhang Yimou e di Chen Kaige, ma il film che ha dato il via alle danze è proprio One and Eight che ottenne un sorprendente successo di pubblico, nonostante le settantaquattro (!) modifiche pretese dagli organi censori.
Ed è proprio grazie alla pazienza certosina di Marco Müller che abbiamo potuto assistere alla prima del film nella sua versione originaria. All’epoca, cioè nel periodo in cui gli studenti dell’Istituto di Cinematografia stavano terminando i loro corsi (1982, data la durata quadriennale degli studi), cominciavano ad aprire vari studi cinematografici, sempre statali, ma perlomeno distanti dalla longa mano
della capitale. Fu così che Zhang Junzhao, Zhang Yimou e He Qun si ritrovarono a lavorare nella provincia del Guangxi e realizzarono One and Eight nei ruoli, rispettivamente, di regista, direttore della fotografia e scenografo.

E veniamo al film. Raramente ci è capitato di assistere a un film cinese così sporco, così terragno, che, allo stesso tempo, a partire dalla terra, che sia secca o fangosa, riesce a costruire un’epica, paragonabile a quella raccontata nelle grandi praterie americane.
Difatti, la messa in scena di otto diseredati cinesi, che, nel corso della guerra con il Giappone, si ritrovano a essere prigionieri dei loro stessi compatrioti e che, attraverso una progressiva redenzione, dimostrano il loro attaccamento alla terra e quindi alla patria, altro non è che una versione cinese dell’epica fordiana, rivisitata magari con gli occhi sofferti (post-guerra di Corea e Vietnam) di un Samuel Fuller o di un Robert Aldrich.
Non a caso, dunque, a proposito di questo film si è parlato di un dirty dozen style. Stiamo spingendo il pedale su siffatti paragoni non per sminuire l’indipendenza discorsiva del film di Zhang Junzhao, anzi per cercare di accentuarla. Infatti in un cinema e in una
cultura, come quella cinese dell’epoca, in cui non si potevano che avere eroi monodimensionali, arrivano dei personaggi negativi che si dimostrano capaci di atti eroici. È una fortissima revisione del patriottismo, che ha come necessario riferimento il cinema
americano eroico, ma, allo stesso tempo, era quello che si doveva fare in Cina in quel momento.
È in situazioni come queste che si reinventa un cinema, che si riattivano i muscoli giusti e One and Eight ha dalla sua una coerenza stilistica, narrativa e dunque discorsiva, che gli permette lo status di film-evento, di film-spartiacque. Il possibile cataclisma è stato però ridimensionato dai successivi interventi censori, che hanno troncato la carriera di regista di Zhang Junzhao e che, in qualche modo, hanno smorzato i potenziali effetti devastanti del successivo cinema della Quinta Generazione, quello che sarà poi visto e premiato in
tutto il mondo.

Qui intanto si apprezza la poderosa narrazione in grado di dare risalto alle figure in scena (che sono più di otto) e di caratterizzarle ognuna in modo diverso. È un film corale fatto di grandi personaggi, tutti di uguale dignità, e il cinema della Quinta Generazione è, a
tutti gli effetti, un cinema di grandi personaggi, soprattutto femminili. La tematica dell’ascesa è legata necessariamente al passaggio per la terra, per cui la prima e l’ultima inquadratura, identiche, nel movimento scosso, traballante, della macchina da presa dal basso in alto, sono già esplicative del percorso di elevazione morale che il film assegna ai suoi personaggi.
Giunti a questo punto, va lodata la mirabile fotografia di Zhang Yimou, in cui prevalgono i toni rossastri e ocra, e in cui è essenziale l’uso che il futuro regista fa della macchina a mano. Difatti la macchina da presa si sposta prevalentemente in spalla e si muove sempre in
modo sofferto, contribuendo in maniera decisiva al senso del film. Non si tratta di movimenti convulsi, esagitati, ma piuttosto pensosi, quasi rallentati dal fango, e comunque visibili, di modo che la m.d.p. arriva ad avere la stessa levatura di un personaggio. Il continuo ed erosivo recadrage dell’immagine fa sì che sia data una importanza notevole al fuori campo, che è non solo il segno della coralità dell’azione, ma anche della lotta e dell’aspirazione a poter guardare, infine con orgoglio, l’orizzonte.

Info
La pagina Wikipedia inglese dedicata a One and Eight.

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