Lavoratori

Lavoratori

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Con Lavoratori Tommaso Cotronei filma un lavoro essenziale, antiretorico e straordinariamente coerente a sé; un esempio di cinema documentario a parte, stimolante e assolutamente non omogeneizzato. Nel concorso video del Festival di Locarno 2005.

Microcosmi

Ritratto di vita nella odierna campagna calabrese. Attraverso la quotidianità di due famiglie, dalla mungitura delle pecore all’aratura dei campi, vengono mostrate la vita e le attivitè dei contadini con particolare attenzione verso quella dei bambini, la cui esistenza è regolata da un’educazione estremamente severa. I piccoli vivono al ritmo del lavoro nei campi, giocando con le bestie nei prati e sono i soli a lasciar trapelare qualche emozione. La tranquillità delle immagini e dei rumori del paesaggio rurale contrastano con la durezza della vita quotidiana, fatta di tanto sudore e sofferenza… [sinossi]

In un momento storico in cui lo sforzo produttivo nei confronti del documentario sta rapidamente raggiungendo il suo zenit, con i lavori che approdano facilmente in sala e le major che non lesinano energie per promuoverne i contenuti anche su larga scala – valga ovviamente per tutti l’esempio di Michael Moore, senza però dimenticare che l’annata appena passata è stata arricchita dai vari The Corporation, Mondovino, La storia del cammello che piange e via discorrendo – si assiste con stupore e una certa soddisfazione a un film come Lavoratori di Tommaso Cotronei, soprattutto in una cornice ufficiale come può essere quella rappresentata dal Concorso Video del Festival Internazionale del Film di Locarno 2005.

Fin dalla sua genesi l’opera di Cotronei si pone in netta controtendenza rispetto all’idea istituzionale che si ha del cinema: con il coraggio – o la sfrontatezza, decidete voi – di un vero e proprio One Man Band il regista calabrese scrive, dirige, mette a punto la fotografia, cattura il suono, monta tutto da solo. Annullata dunque l’essenza della troupe non si può non considerare Lavoratori un prodotto personale, intimo. Forse la modalità più adatta per raggiungere il centro della sua analisi visiva, il lavoro di alcuni infanti nella campagna calabra; così come l’oggetto da seguire e da cercare di comprendere è in fin dei conti il simbolo di un microcosmo, sicuramente distante dalle nostre esperienze e dalla nostra quotidianità, anche la messa in scena (come abbiamo avuto già modo di vedere atipica rispetto al contesto che la circonda) appare come microcosmo a sé, autodeterminato e circoscritto.

Questo incontro tra microcosmi vive un equilibrio sorprendentemente stabile, la camera digitale di Cotronei non corre mai il rischio di risultare invasiva, anche quando entra in maniera più direttamente cinematografica in contatto con la vita agreste: in questo modo anche la costruzione, esemplare da un punto di vista narrativo, della lunga sequenza della macellazione e della tosatura delle pecore, non risulta mai artefatta, mai eccessivamente architettata. Cotronei si sofferma a lungo sui volti e sui gesti dei due fratellini, rendendo palese l’obbligo di una perdita dell’innocenza, di una perdita di verginità rispetto alla vita che arriva (almeno per i nostri canoni abituali) sicuramente troppo presto, ma non vi è alcun fastidioso j’accuse intellettuale alle spalle. L’intento ultimo non è portatore di messaggi moralizzanti e tantomeno di cartoline pseudo-etniche da rivendere a uso e consumo della moda tipicamente snob dell’antropologia da quattro soldi.

Dietro la vita giornaliera di questi bambini al lavoro si sente l’influenza di De Seta, anche se il supporto video porta Cotronei a muoversi con maggiore duttilità, rinunciando almeno in parte alla forza pittorica propria dei film del cineasta palermitano. Eppure è impossibile non scorgervi l’impronta in quei campi lunghi in cui il moderno della statale e delle automobili si scontra con l’arcaico delle bestie portate al pascolo. E quanta forza assume allora il breve inciso nella piazza del paese, invasa letteralmente da cartelloni elettorali: siamo nello stesso ambiente, eppure i due mondi sembrano distanti secoli e secoli, impossibilitati a comprendersi a vicenda perché del tutto disinteressati l’uno all’altro.
Essenziale, antiretorico e straordinariamente coerente a sé, Lavoratori è un esempio di cinema documentario a parte, stimolante e assolutamente non omogeneizzato. Da recuperare senza riserve.

Info
La scheda di Lavoratori su Imdb.

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