Alfred E. Green – Cinema tagliente e cinema tagliato

Alfred E. Green – Cinema tagliente e cinema tagliato

Nick il Barbiere, l’arrivista e guascone Hal Blake e la provocante Lily Power sono i personaggi realisticamente tratteggiati da Alfred E. Green, sono i tantissimi americani che era difficile vedere sul grande schermo, uomini e donne che sgomitavano per ritagliarsi un pezzo di sogno americano.

La sezione Americana del Torino Film Festival era una sorta di paradiso dei cinefili. Anno dopo anno, tra anteprime e omaggi vari, si stava delineando una mappa del tesoro: tra le pieghe di Hollywood si nascondono, troppo spesso offuscate dallo splendore di divi e divette, produzioni di notevole interesse. Autori e pellicole che meriterebbero ben altra fortuna.
Una vera perla, in questo senso, si è rivelato il piccolo ma significativo Omaggio a Alfred E. Green. Tre pellicole (Smart Money, 1931 – The Dark Horse, 1932 – Baby Face, 1933), un breve assaggio di una filmografia sterminata e pressoché sconosciuta, che ci restituiscono un regista dallo spirito tagliente, poco incline all’autocensura e decisamente a suo agio con interpreti di grande personalità e talento (da Edward G. Robinson a Barbara Stanwyck, passando per James Cagney e Bette Davis).

Alfred E. Green (1889 – 1960) inizia la carriera nel mondo del cinema come attore, per poi diventare aiuto regista di Colin Campbell ed esordire nel 1917 nel lungometraggio con The Lad and the Lion. Particolarmente apprezzato da star del muto come Mary Pickford, Wallace Reid e Colleen Moore, Green riesce a sopravvivere all’avvento del sonoro e, dopo alcune pellicole di successo (Paura d’amare, 1935, premiato con un Oscar per l’interpretazione di Bette Davis e Al Jolson), viene ricordato soprattutto come un buon artigiano dell’industria hollywoodiana. Chiusa la carriera cinematografica nel 1954, si dedicherà alla direzione di serie televisive.
Il ritrovamento alla Library of Congress di una versione non censurata dello “scandaloso” Baby Face era alla base di questo ridotto Omaggio. Il film, magistralmente interpretato da una giovanissima Barbara Stanwyck, e i precedenti Smart Money e The Dark Horse, realizzati prima dell’introduzione del codice di autoregolamentazione di Hollywood, fotografano sagacemente i tempi difficili della Grande Depressione. Istruttivo e assai ironico il confronto tra la versione originale di Baby Face e il breve montaggio delle sequenze epurate dall’intervento censorio. Siamo di fronte, senza mezzi termini, a due film completamente diversi, a un totale rovesciamento di senso: oltre al finale (ravvedimento e giusta punizione nella versione rivista e corretta con tanto di vissero poveri ma felici), cambiano le psicologie e il valore di alcuni personaggi (emblematico lo stravolgimento delle parole e degli insegnamenti dell’anziano filosofo Cragg).  E la scalata sociale, da una squallida osteria di porto all’alta finanza della Grande Mela, della disinibita e astuta Lily Power (Stanwyck) viene annacquata, svuotata di senso, biecamente moralizzata.
La versione ritrovata di Baby Face è un ritratto tagliente, divertente e realistico della giungla metropolitana, della feroce lotta per emergere dalla povertà: i puntuali ritocchi della censura avevano ridotto il lungometraggio di Green a una trita e ritrita parabola moraleggiante.

Nei tre lungometraggi del prolifico regista americano i mali e le pecche della società sono beffardamente smascherati. Meno incisiva ma assai divertente la satira, attualissima anche ai giorni nostri, di The Dark Horse, che mette alla berlina la corruzione, la superficialità e il qualunquismo del mondo politico. L’elezione a governatore dell’inetto e malcapitato candidato dei democratici Zachary Hicks (Guy Kibbee), spinto dalla discutibile abilità della coppia Kay Russel (una brillante e inarrestabile Bette Davis) e Hal Blake (Warren William), è una stilettata, sfumata da intrighi amorosi e divertenti gag, all’ingenuo elettorato americano. Spassosa, cinica e degna dei migliori fratelli Farrelly la sequenza che vede il paffuto e imbranato Hicks intrappolato nel filo spinato.

Altra magistrale sequenza in Smart Money: indescrivibile lo scambio di battute tra Edward G. Robison e James Cagney, bravissimo nel mimare la “pupa bionda” che attende di entrare nella stanza. Green si dimostra a suo agio con i grandi attori e con i vari generi cinematografici: le atmosfere di Smart Money, altro affresco della dura vita negli anni della Grande Depressione, sono più cupe, in attesa di un dramma inevitabile. Non c’è in ogni caso un giudizio morale: l’incallito giocatore d’azzardo Nick cerca fortuna, viene ingannato, riesce a vincere e poi a stravincere e, infine, sprofonda. La ruota, insomma, gira anche per lui, in un senso e nell’altro.
Nick il Barbiere, giocatore dal cuore d’oro, l’arrivista e guascone Hal Blake, mercenario politico dalle indubbie qualità oratorie e la provocante Lily Power, “cattiva” ragazza dalle molteplici doti, sono i personaggi realisticamente tratteggiati da Green, sono i tantissimi americani che era difficile vedere sul grande schermo, uomini e donne che sgomitavano, non sempre correttamente, per ritagliarsi un pezzo di sogno americano.

Info
La scheda di Alfred E. Green su Imdb.
Baby Face, The Dark Horse e Smart Money sul sito del TFF.
Il trailer di Baby Face di Alfred E. Green.
  • baby-face-1933-alfred-e-green-01.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-02.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-03.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-04.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-06.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-07.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-08.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-09.jpg
  • baby-face-1933-alfred-e-green-10-poster.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-01.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-02.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-03.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-04.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-06.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-07.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-08.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-09.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-10.jpg
  • smart-money-1931-alfred-e-green-11.jpg
  • the-dark-horse-32-alfred-e-green-01.jpg
  • the-dark-horse-32-alfred-e-green-02.jpg
  • the-dark-horse-32-alfred-e-green-03.jpg

Articoli correlati

  • Classici

    il-cielo-puo-attendereIl cielo può attendere

    di In versione restaurata e splendente, torna nelle sale grazie alla Lab 80 uno dei capolavori di Ernst Lubitsch. Primo e unico film girato dal cineasta berlinese in Technicolor, Il cielo può attendere è una straordinaria commedia sentimentale, leggiadra e commovente.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento